Attualità Magazine - Martedì 13 gennaio 2004

La buona sanità del Ponente

di Francesca Mazzucato
Proseguiamo il nostro viaggio nella buona sanità di Sanremo, la cittadina del ponente ligure che sta cominciando a far parlare di sé per i soliti futili motivi festivalieri e che invece merita una ribalta diversa. La sua struttura ospedaliera sta rivelando grandi e inaspettate sorprese.
Questa volta parliamo di Oncologia. Fra pochi mesi a Sanremo è prevista la nascita di un nuovissimo Dipartimento di Oncologia medica e Radioterapia oncologica con uno strumento preziosissimo per la cura di alcuni tumori che prima mancava, l’acceleratore lineare, ed è una notizia che ci fa piacere dare in assoluta anteprima ai lettori di Mentelocale che potranno fare riferimento a questa struttura, ottenendo una completezza e accuratezza di prestazioni unica in tutto il territorio.

Questo Dipartimento verrà diretto dal dottor Renzo Corvò, proveniente dall’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova e di recente nominato primario della Radioterapia. Ma a Sanremo da alcuni anni funziona un ottimo reparto di Oncologia medica diretto dalla dottoressa Elisabetta Campora.
Ed è proprio di Oncologia, e di Oncologia ligure in particolare, che parliamo con uno dei suoi aiuti, il dottor Gianfranco Addamo, genovese, 42 anni, oncologo medico appassionato, esperto in terapia del dolore (ha lavorato a lungo a fianco del professor Franco Henriquet nell’associazione Gigi Ghirotti) e da quasi quattro anni collaboratore della dottoressa Campora.

Come nasce l’oncologia in Liguria?
Senza dubbio nasce grazie al professor Leonardo Santi che, con i suoi sforzi e con la sua lungimiranza, dopo aver creato tanti anni fa un piccolo nucleo di pionieri nell’ospedale San Martino, ha fatto nascere l’IST di Genova: uno dei principali e più prestigiosi Istituti Nazionali per la Ricerca sul Cancro in Italia. L’IST ha formato oncologi di altissimo livello e ha esportato l’oncologia “marcata Genova” in molte altre zone d’Italia e anche all’estero. I “cervelli” provenienti dall’IST stanno mandando avanti con grandi risultati Unità Operative importanti e riconosciute.

Cosa vuol dire per lei essere un oncologo?
L’oncologo è un Giano bifronte: da un lato c’è la figura del medico coordinatore che si occupa di organizzare l’assistenza al malato oncologico e, come dice anche Veronesi, ha smesso di mentire o di mistificare e ha aperto un dialogo diretto e aperto con questo tipo di paziente. Dall’altro lato c’è il fondamentale aspetto della ricerca e dell’aggiornamento continuo. Inoltre essere un oncologo vuol dire tenere sempre presente che l’oncologia è un fatto culturale.
Vanno cambiati certi messaggi che arrivano ai pazienti in maniera svisata o terrorizzante. L’oncologo non è certo solo un “chemioterapista”. Negli anni sono stati prodotti nuovi farmaci, nuovi ormoni, anticorpi monoclonali: per la prima volta, grazie a tutto questo, per molti tumori si sta assistendo ad un aumento dell’incidenza ma con una diminuzione della mortalità, andando verso quella “cronicizzazione“ della malattia oncologica che sarà il risultato futuro insieme a una maggiore guaribilità. Gli oncologi sono stati i primi medici che hanno imposto la regola della medicina basata sulla ricerca scientifica e non solo sull’esperienza personale, sull’impressione, sull’antico intuito genere “vecchio medico di famiglia”. Lo sviluppo dell’Oncologia medica appartiene al contemporaneo, influenza le altre branche della medicina e richiede un approccio multidisciplinare. Questo per me vuol dire passione quotidiana, dedizione e anche molta fatica accompagnata a un costante “privilegiare la persona”.

Come si sente di indirizzare il cittadino ligure che ha o sospetta di avere problemi oncologici?
Consiglio di affidarsi alla più vicina Struttura di Oncologia. Tutti gli oncologi liguri (o quasi) provengono dall’IST e comunque hanno la stessa matrice, ottima professionalità e formazione. Si può andare sul sicuro senza lasciarsi affascinare da nomi altisonanti. Spesso però ci si mette in mano a NON ONCOLOGI compromettendo tutto: consiglio quindi di fare riferimento alla Divisione di Oncologia medica più vicina che dirigerà il cittadino nel modo più utile e anche nel luogo più idoneo, se occorrono interventi non possibili in quella sede.

Come si lavora all’ospedale Borea?
L’Oncologia vera e propria è arrivata a Sanremo con la dottoressa Campora che con la sua ostinazione e la sua capacità gestionale ha preteso strutture adeguate, agio per i suoi collaboratori e ha imposto un'idea di multidisciplinarità alla quale la provincia di Imperia non era abituata. In quattro anni l’organico è raddoppiato così come i posti di day hospital e hanno iniziato a formarsi gruppi di lavoro che coinvolgono chirurghi e altri specialisti. Con l’inaugurazione del nuovo Dipartimento e con il fondamentale ausilio dell’acceleratore lineare faremo di certo un passo avanti fondamentale.