Attualità Magazine Martedì 6 marzo 2018

Elezioni: nessun cambiamento è possibile, senza cambiare i meccanismi istituzionali

Magazine - I risultati delle elezioni erano prevedibile e previsti. Ma è inutile dire “lo sapevo”; più produttivo sarà ripetere per l’ennesima volta, non essendo io un indovino, la diversa chiave interpretativa su cui si era basata la mia previsione.

La causa principale deve essere identificata nell’inadeguatezza del nostro meccanismo istituzionale; è facile capire infatti che una logica pensata dall’Illuminismo francese a metà del ‘700, per legittimare e dare forza alla borghesia rivoluzionaria e vincente, non può sopravvivere alla scomparsa di proletariato e borghesia, che ha dato origine a una nuova società indistinta che, pur con ricchi e poveri, segue logiche diverse ed è inevitabilmente caratterizzata da una diffusa indisponibilità a delegare ad altri le scelte che la riguardano.

In aggiunta ricordiamo che l’evoluzione tecnologica ha reso predominante la gestione del territorio che, per vincoli oggettivi, deve fare principalmente capo alla mano pubblica. Questa si trova così a svolgere l’attività predominante che oltre a rappresentare, specie in prospettiva, il 70% delle risorse produttive, deve necessariamente effettuare le scelte strategiche da cui dipendono sia il benessere collettivo che l’equità distributiva.

La struttura pubblica, pensata nel ‘700 per garantire la libertà del cittadino contro il potere assoluto del re, ha raggiunto brillantemente il suo originale obiettivo, ma non ha i meccanismi né gli strumenti per assolvere a questo nuovo compito e costituisce un “tappo” allo sviluppo economico/sociale e produce solo incompetenza e corruzione.

Questa fotografia della realtà è condivisa dai più, per non dire da tutti, ma poi, dimenticando Marx, se ne dà un’interpretazione esistenziale e non strutturale: si dichiara la necessità di eleggere uomini onesti e competenti, sostituendo quelli incompetenti e corrotti, senza vedere che l’inadeguatezza dei politici è conseguenza e non causa della crisi.

Così i 5 Stelle hanno ragione quando criticano il sistema, ma hanno torto quando, arrivando al potere, pensano di essere diversi; l’esperienza ha confermato il contrario e ha dimostrato l’assunto e cioè che nessun cambiamento è possibile senza prima cambiare i meccanismi istituzionali. Questo irrinunciabile obbiettivo non si otterrà con la democrazia diretta ipotizzata dai 5 Stelle, fonte solo di maggiore demagogia, nè con le timide riforme di Renzi ormai tardive e poco risolutive.

Fino a quel necessario salto qualitativo il successo elettorale non sarà conseguenza della “serietà” dei programmi ma del grado di contestazione al sistema: hanno avuto infatti successo i 5 Stelle seguiti dalla Lega; anche i risultati iniziali di Renzi derivavano dalla sua iniziale fase alternativa di “rottamatore”. La sinistra, parzialmente imprigionata anche dal labirinto sindacale, si è inevitabilmente divisa perdendo consensi, perché da una parte, specie per il settore pubblico, difende privilegi inaccettabili, dall’altra tenta un riformismo ancora legato al passato e quindi incapace di rappresentare una strategia vincente.

Sterile è gridare che continuando l’attuale evoluzione siamo di fronte al baratro; necessario invece è smettere di aspettare passivamente, come facciamo dal 2007, una significativa ripresa economica perché è impossibile e il miracolo non ci sarà né quest’anno, né in quelli futuri. Si impone quindi lo studio di un meccanismo istituzionale consono alla nuova realtà economico/sociale.

Forse non sarà facile ma qualsiasi problema rimane comunque irrisolto fino a quando non lo si affronta; occupandomene ormai da 15 anni, io non ho certo trovato la formula magica, però mi sto sempre più convincendo che una soluzione è possibile e forse per la prima volta è ipotizzabile una logica democratica che superi la democrazia borghese basata, non a caso, sulla delega.

È una strada lunga ma rigidamente obbligatoria e quindi conviene mettersi in moto per arrivare prima, con la speranza di essere  in tempo ad evitare la paralisi sempre più vicina.

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