Magazine Lunedì 5 marzo 2018

L'osservatore oscuro: il nuovo thriller da brividi di Barbara Baraldi

Magazine - Aurora nel buio, è stato il primo della serie thriller all’americana in indovinata salsa emiliana creata da Barbara Baraldi, con protagonista la giovane profiler Aurora Scalviati, e dal 7 marzo il secondo, L’osservatore oscuro (Giunti 2018, 528 pp, Euro 19), arriva in libreria. E trovo geniale che la copertina di questo secondo thriller da brividi sembri la gemella di quella scelta per il primo.

L’ osservatore oscuro è l’alter ego negativo che ci portiamo dentro, quello che ci dice che non ce la faremo, quello che alimenta le nostre paranoie, gli incubi peggiori… recitano le prime righe della presentazione editoriale del romanzo.

Sappiamo già dalla prima avventura (ma per chi non l’avesse letta) che Aurora Scalviati, considerata a Torino il miglior profiler della polizia italiana, dopo essere stata coinvolta in un agguato mortale che, oltre a farle perdere l’uomo che amava e il figlio che aspettava da lui, l’aveva lasciata gravemente menomata, era stata riammessa in servizio come vice ispettore e trasferita a Sparvara, una tranquilla cittadina emiliana. Là, pur combattendo a fatica con sedute terapeutiche e farmaci i suoi gravi disturbi fisici e psicologici, era riuscita in qualche modo a controllarsi e a superare contrasti e incomprensioni con i superiori poi, avvalendosi di una squadra raccogliticcia, era arrivata alla soluzione del caso del Lupo Cattivo, legato ai Reietti. E quindi a dimostrare le proprie capacità.

Ma il team di Sparvara che le aveva dato un senso di comunanza e che si era saldamente aggregato per affrontare quella situazione eccezionale, ora purtroppo si sta sfaldando. Il capo squadra, il commissario Piovani è a un passo dalla pensione, lei ha allontanato da sé il sovrintendente Bruno Colasanti a beneficio della sua compagna, la ex forestale, Silvia Sassi, ormai indossa l’uniforme dei carabinieri e l’haker patentato, Tom Carelli è entrato in forza alla polizia postale di Modena. E tutto sembra destinato a precipitare con la convocazione di Aurora a Bologna, nel cimitero monumentale della Certosa, da parte di un certo ispettore capo De Robertis. Al suo arrivo in quel luogo ottocentesco, ricco di simboli esoterici, si troverà davanti al cadavere di un uomo, con le costole aperte quasi fossero due ali e ancorato con ganci a un angelo di pietra.

La vittima è stata barbaramente torturata, poi le hanno cucito la bocca e martoriato il corpo con quel misterioso rito sacrificale. L’assassino, che con ogni evidenza è uno psicopatico, ha anche tatuato sul petto del morto in caratteri gotici, simili a quelli usati dagli amanuensi, il nome di Aurora Scalviati. Sospettata di essere in qualche modo coinvolta in quell’orrendo omicidio, Aurora verrà interrogata a lungo da De Robertis. Il commissario Piovani la difende, non permette che i poliziotti bolognesi mettano in dubbio la professionalità della sua vice ispettore ma sta per andarsene e, partito lui, Aurora dovrà inquadrarsi sotto un nuovo e volitivo commissario donna. Può solo chiedere l’appoggio di Bruno Colasanti - che sotto falso nome, per scaricare la rabbia provocata dalla rottura del loro rapporto, si è impelagato in un giro di corse clandestine in mano a neonazisti e a membri della mafia - e confidargli la sua convinzione che l’assassino della Certosa sia un militare, insomma un combattente rotto a ogni crudeltà.

Per fortuna De Robertis, rabbonito dalla raccomandazioni di Piovani, si trasforma in un alleato e la informa che il feroce assassino ha spedito alla questura di Bologna un pacchetto con la lingua della vittima. La stampa ha già soprannominato l’assassino Il Mietitore. Ma perché questo mostro ce l’ha con lei? Aurora si scervella, chiede anche lumi al suo famoso docente americano. Bruno Colasanti e lei, indagando in parallelo, rischiano di brutto. Tante cose non tornano: e soprattutto come si può tracciare il profilo psicologico di qualcuno che si muove in lungo e largo come un trasformista, un genio del travestimento sfatando ogni regola comportamentale? E cosa vuole la misteriosa bambina che si presenta alla stazione di polizia chiedendo con insistenza di Aurora Scalviati ma che, dimenticata dai funzionari in sala d’attesa, poi sparisce? E invece il Mietitore continua a colpire, inesorabile. E lei, Aurora, mentre i suoi rapporti con il nuovo commissario si mettono subito sulla cattiva strada, crede di vivere in un incubo.

Non si fida più neppure delle sue sensazioni, ma deve imporsi di andare avanti e combattere fino in fondo. Perché Il mietitore, nome in codice Valraven, il soprannaturale corvo che secondo del antiche popolazioni scandinave divorava i corpi dei morti sul campo di battaglia, l’ha presa di mira e per colpirla ha eletto a bersaglio tutti i membri della sua squadra. Solo Aurora Scalviati può raccogliere questa tremenda sfida. Lei e i suoi fantasmi, che anche stavolta si dimostreranno spaventosamente reali, perché solo affidandosi all’istinto potrà sciogliere la nebbiosa coltre del passato che copre la verità. La vendetta si pasce di sangue, trasformandosi in un piatto molto pericoloso che rischia di avvelenare tutti

Barbara Baraldi, originaria della Bassa Emiliana, è autrice di thriller, romanzi per ragazzi e sceneggiature di fumetti per la serie «Dylan Dog». Il suo esordio nella letteratura poliziesca avviene sulle pagine de «Il Giallo Mondadori» con La bambola di cristallo. In contemporanea con l’uscita del romanzo in Inghilterra e negli Stati Uniti, viene scelta dalla BBC per la realizzazione del documentario Italian noir sul giallo italiano. Nel 2017 ha pubblicato con Giunti Aurora nel buio.

di Patrizia Debicke van der Noot

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