Attualità Magazine Lunedì 12 febbraio 2018

Migranti: l'ipocrisia dell'Europa non risolve il problema

© Wikipedia / Ggia

Magazine - L’accanito scontro politico ha trasformato il problema dei migranti quasi in un atto di fede che contrappone i diversi schieramenti politici. Sappiamo che sotto elezioni tutto viene strumentalizzato per ottenere consensi e denigrare gli avversari, ma forse una maggiore chiarezza potrebbe diminuire la demagogia dominante.

Che i migranti siano un problema è fuori discussione, non serve nasconderlo: sono anzi uno dei principali modi in cui si manifesta la disfunzione produttiva dell’attuale momento storico. È inutile infatti parlare di crisi congiunturale, facendo finta di non capire che la sua natura è sistemica e che per risolverla è necessario un più avanzato meccanismo di partecipazione democratica.

I paesi avanzati, come l’Europa, rimangono comunque all’interno dei valori democratici pur riducendo lentamente redditi e diritti; il terzo mondo invece subisce una dittatura resa ancora più violenta dalla libertà insita nell’elettronica, mentre l’eventuale caduta delle dittature apre la strada ai signori della guerra, moltiplicando arbitrio e repressione.

Questa situazione, indipendentemente dalle motivazioni adottate, è comunque indiscutibile e fotografa una realtà in cui solo sulla costa Sud ed Est del Mediterraneo gravita una popolazione di quasi un miliardo di individui che ormai da tempo vive al di sotto di qualsiasi tollerabile livello di dignità e sicurezza. Sono quindi tutti potenziali migranti che sognano soltanto l’oasi Europa.

Ovviamente non possiamo accoglierli, anche perché se lo facessimo ricreeremmo in Europa la situazione da cui fuggono. È l’Europa che ha inventato la democrazia e i suoi valori; oggi deve mettere a punto il suo adeguamento alla nuova realtà economico/sociale, passo propedeutico a qualsiasi soluzione capace di evitare che anche la “fortezza” Europa venga travolta dal degrado generale.

Non voler vedere questo incombente pericolo diventa troppo equivoco e alla lunga anche politicamente non pagante, perché il buon senso popolare a istinto, pur senza teorizzare, coglie la situazione. Non dimentichiamo inoltre che dietro l’ipocrita facciata ufficiale, la realpolitik portata avanti per fermare i migranti è spregiudicata e crudele.

Da una parte mandiamo i nostri soldati in Africa con lo scopo, pur rispettando le prassi democratiche, di chiudere gli accessi al Mediterraneo. Dall’altra paghiamo i vari paesi perché fermino i migranti e non ci chiediamo quale mezzi impieghino perché, per salvarci l’anima, dobbiamo non vedere i campi di concentramento in Turchia e gli orrori della Libia.

In questa realtà è troppo falsante bollare di razzismo chi è correttamente spaventato dal problema dei migranti; si confonde infatti il problema reale dei numeri con l’inaccettabile rifiuto razziale; equivoco particolarmente pericoloso in un momento e in un settore così delicato.

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