Magazine - Mercoledì 12 luglio 2017

Zerocalcare e Roberto Recchioni: ecco come trattano le donne nei loro fumetti

Roberto Recchioni, Giorgio Viaro e Zerocalcare al porto Antico di Genova
© www.facebook.com/roberto.recchioni
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Magazine - Non sono un'esperta di fumetti, anche se li ho sempre letti fin da piccola. Detto questo, sono stata invitata a parlare alla prima edizione del Cine&comic Fest al Porto Antico di Genova su come Roberto Recchioni, autore delle storie di Dylan Dog, e Zerocalcare costruiscono le loro personagge, prendendo spunto da Mater Morbi e Mater Dolorosa, per quanto riguarda Recchioni, e soprattutto da Kobane Calling per Zerocalcàre. Siamo al Museo Luzzati, dove è in corso la mostra Donne, Bambine, Fate e Regine. Il femminile disegnato da Emanuele Luzzati. Un'occasione ghiotta.

Roberto Recchioni non ha paura delle rappresentazioni forti, tante le sue citazioni, visive, filosofiche e letterarie. Le donne hanno una posizione importante nelle sue storie e una notevole forza evocativa, anche se si muovono all'interno degli stereotipi tradizionali del femminile, la donna sexy, la donna avvolgente, la moglie e l'amante, o la strega e la morte. Soprattutto nelle due Mater è come se l'universo maschile e quello femminile fossero inconciliabili, due mondi alieni l'uno all'altro. Non dico che per questo sia maschilista, fior fiore di femministe hanno teorizzato la filosofia della differenza, però a me intriga di più l'androgino Orlando di Virginia Woolf. Poi è vero che Tiziano Sclavi per Dylan Dog ha scelto come modello Rupert Everett, un attore androgino, un mito della mia adolescenza, però non è lui che mi è stato chiesto di analizzare, sennò ne avrei da dire delle belle.

Morgana e Dylan, la madre e il padre dell'indagatore dell'incubo, come vengono fuori in Mater Dolorosa, vivono in due mondi contrapposti, è lui che sembra comandare, lei è petulante e richiedente, e sulle prime pare affidarsi completamente al marito per salvare il piccolo Dylan malato.

Ma non è così, lei si ribella e riesce a sottrarsi alle leggi normative del maschile, ammalandosi di proposito della stessa patologia del figlio, per incontrare Mater Morbi, che si è impadronita della salute del bambino, e vincerla con le leggi dell'irrazionalità. Ecco in questo binomio, uomo uguale scienza e razionalità e donna magia e irrazionalità risiede quest'irriducibilità del maschile al femminile e viceversa. Non c'è un mischiarsi tra gli opposti, i ruoli sono compatti e senza sconfinamenti.  Gli sconfinamenti sono tutti nella forza delle due storie, e soprattutto di Mater Morbi, dove Recchioni affronta il rapporto con la malattia terminale, in maniera densa ed efficace.

Zerocalcàre ha un approccio diverso, le donne sono prima di tutto amiche, compagne di giochi e di lotte. Anche se è timido da morire nel dichiararsi per paura di essere rifiutato, il rapporto con loro è più spontaneo, i suoi personaggi femminili sono più plausibili, hanno meno a che fare con il mito, cioè sono persone che puoi incontrare nella tua vita di tutti i giorni. E sono anche dei modelli di riferimento per Zerocalcàre. C'è da dire che la sua narrazione è autobiografica, racconta la vita di un ragazzino, poi di un ventenne e ora di un trentenne di Rebibbia, quartiere periferico di Roma, mentre Recchioni con Dog ha ereditato un personaggio di un peso notevole e ogni innovazione può sembrare un azzardo ai lettori che lo hanno conosciuto agli inizi. Zerocalcàre parla di se stesso, ispirandosi alla realtà che lo circonda o alle situazioni che si va a cercare, come la maledetta guerra mossa dall'Isis e non solo ai curdi, ai confini tra Turchia e Siria, dove è stato per ben tre volte.

Ad esempio, Camille, nella Profezia dell'Armadillo, è una vecchia compagna di scuola morta per anoressia. L'ossessione che scorre nelle vene di Zerocalcàre per tutto il libro è come ricordarla in maniera degna. Quale omaggio fare alla sua memoria? Sia nella rappresentazione visiva che nella storia il femminile e il maschile sono miscelati all'interno dei singoli personaggi. Non c'è una cesura netta.

Ma la sua visione del femminile, come accennavo prima, del rispetto che ha per il ruolo della donne, eroine del contemporaneo, viene fuori con forza in Kobane Calling, protagoniste le guerrigliere curde, che sanno essere dolci ma anche durissime. Che hanno creato un esercito solo femminile e, insieme agli uomini, uno statuto che dà pari dignità ad entrambi i sessi. Si sente il trasporto e la partecipazione dell'autore nei confronti di queste donne, che combattono per la loro dignità di donne e di cittadine. Contro un esercito di sterminatori senza volto. Però questa è storia vera, non è né cinema né fumetto. E credo che in quelle guerrigliere curde, assediate da un esercito che porta dentro di sé la più violenta forza repressiva nei confronti della libertà delle donne, ci sia la storia di quello che stiamo vivendo tutti i giorni, e che sta corrodendo piano piano, una dopo l'altra, tante nostre libertà. E Zerocalcare è schierato, fortemente schierato.

Vorrei dire ancora due parole sulla bellezza delle personagge nei due autori: Recchioni e Carnavale, autore dei disegni, avevano un diverso punto di vista sull'aspetto di Mater Morbi. Massimo Carnevale voleva che avesse un fisico e un volto provato, sofferente, senza capelli, invece Roberto ha preferito venisse rappresentata da una bella donna «per delineare il fascino suadente della malattia», per poi, nonostante il grande successo, rendersi conto che «alcuni lettori l'hanno vista solo come la bonazza sadomaso di turno». «Forse aveva ragione Carnevale», si rende conto poi Roberto Recchioni. Tante sue protagoniste per quanto siano terribilmente violente e vendicative, anche se a ragione come nel caso dei Fiori del massacro, sono estremamente attraenti.

Questo non succede con Michele, la cosa che si nota da subito è il loro modo di pensare, di muoversi, di vivere e di respirare. L'aspetto fisico è secondario, non invade la scena e nemmeno l'immaginario. Prima le vedi per quel che sono e poi semmai per come appaiono.

In Italia è raro che sia dia un taglio così ad una discussione di questo genere - il merito è di Giorgio Viaro, l'organizzatore dell'evento, redattore di mentelocale per anni, ora direttore di bestmovie - se non nei convegni e nelle iniziative delle donne, ma non è così nel resto d'Europa. E mi sono divertita a ragionare e a buttar giù le cose che vi ho scritto. E bravi sono stati Roberto Recchioni e Zerocalcare che hanno risposto con prontezza e intelligenza alle mie provocazioni, in un dibattito così insolito per il nostro Paese.

(Il video di quello che ho raccontato lo potete trovare sulla bacheca facebook di Recchioni

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