Libri Magazine - Lunedì 19 giugno 2017

Andrea Camilleri a Parigi per Caro Montalbano

Magazine - Dopo vent’anni Andrea Camilleri ritorna a Parigi. Un fatto eccezionale per lo scrittore ultranovantenne che da tempo ha limitato i viaggi e le presenze in pubblico.

L’occasione è stata l’omaggio che l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi ha reso al grande scrittore lo scorso 14 e 15 giugno attraverso una giornata di studi, una mostra delle varie edizioni dei suoi libri tradotti in tutto il mondo e due serate di incontri con il pubblico.

Nella prima giornata è stato presentato il libro Caro Montalbano, Lettre au commissaire, edito dall’Istituto stesso, che raccoglie le lettere che tredici scrittori di gialli italiani e francesi indirizzano al celebre commissario. Come ricorda nell’introduzione il direttore dell’Istituto Fabio Gambaro, Montalbano è oggi una figura insostituibile del panorama letterario italiano e la raccolta di lettere bene lo testimonia.

Gaetano Savatteri nella sua missiva ricorda il merito di Camilleri per aver restituito una Sicilia a colori. Dalla giustizia impossibile della Sicilia letteraria di Sciascia a quella reale fatta di efferati fatti di cronaca, con Camilleri un poliziotto siciliano poteva essere onesto e la Sicilia diventare una terra che esprimeva desiderio di riscatto, voglia di pace, ansia di onestà.

Una Sicilia resuscitata, che è la vera protagonista dei romanzi – come spiega lo stesso Camilleri durante l’incontro. Più in particolare, quella Sicilia orientale, aspra, arida, con il sole a picco, il silenzio della campagna e la solitudine.

Salvo Montalbano incarna, come scrive Giancarlo De Cataldo, «l’ideale di uno sbirro illuminista, democratico, ricco di intelligenza ma anche di pietas. Un padre, o un fratello maggiore, di altri tempi: lei, per dire, mangia come un uomo dell’Ottocento in un contesto di avanzata vegana, le piacciono le donne e non ne fa mistero, ci risparmia tante cineserie da politicamente corretto e nello stesso tempo nutre sentimenti profondamente democratici».

Un uomo integro e dalla forte umanità, forse anche un profondo conservatore, come suggerisce Serge Quadruppani, il suo traduttore in Francia - «Nel senso che quello che tu vorresti conservare è un mondo di ulivi saraceni non ancora attaccati dalle scavatrici dei palazzinari, un mondo di spiagge pulite e spopolate, di cannoli profumati gustati in silenzio».

E quanto al buon – autentico - cibo, così caro a Montalbano e al suo autore (nell’ultimo romanzo della serie, La rete di protezione, il commissario si scontra con lo finghirfud e dovendolo assaggiare – gli vini gana di sputarla ma gli parsi malo e se l’aghliutti’ chiuenno l’occhi), Santo Piazzese, attraverso il suo ispettore Lorenzo La Marca, invita Montalbano a Palermo a degustare le arancine – precisandone la declinazione al femminile. Se tutto il cibo siciliano è al femminile – la cassata, la sfincia, la Norma,…) perché nel vigatese la Regina del cibo di strada dovrebbe essere di genere maschile?

Sull’originale lingua creata da Camilleri torna Carlo Lucarelli -«il suono, il ritmo e i termini di quella lingua così viva da non essere più letteraria, ma della fantasia e del cuore». Un riuscito impasto tra il siciliano, che esprime il sentimento, e l’italiano, che invece esprime il concetto, per dirla con le parole di Camilleri.

Caro Montalbano, quanta ammirazione e affezione in queste tredici lettere per lei e il suo autore - «Che sia glorificato il suo creatore, il divino Andrea Camilleri» (Gilles Perrault), il Maestro e il sommo (Gian Mauro Costa) o meglio  il Sommo, secondo il Camilleri Fans Club che quest’anno festeggia il ventennale, «lunga vita a te, commissario Montalbano, e lunghissima vita al tuo creatore» (Serge Quadruppani).

Caro Camilleri, grazie.

Per approfondire

Durante l’incontro presso l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Andrea Camilleri ricorda alcune curiosità legate a Montalbano.

  • La nascita di Montalbano: «Mi è venuto in mente di scrivere un romanzo giallo perché sono molto disordinato nella mia scrittura. Mi sono chiesto: sei capace di scrivere un romanzo dalla A alla Z dove il primo capitolo sia davvero il primo? E cosi ho iniziato il primo romanzo poliziesco, dove non ti puoi permettere salti logici e temporali, sei in una sorta di rete».
  • La scelta del nome: «Ho scritto il primo romanzo e non aveva un nome. Lo chiamavo il commissario. Poi ho letto Il pianista di Manuel Vázquez Montalbán e ho capito come dovevo scrivere Il birrario di Preston e per gratitudine ho chiamato il mio personaggio Montalbano».
  • Camilleri e Simenon: «Non ho fantasia. Il figlio di Simenon mi ha detto che il padre diceva lo stesso di sè. - Ma come è che avete scritto tutti questi libri? - Mi chiese. Bisogna interpretare la frase di Simenon con lo stesso significato di inventare qualcosa dal nulla. Questo non lo so fare, ho bisogno di un inizio, una frase, un pezzo di cronaca nera».

La Rete di protezione (Sellerio, 2017): ultimo episodio della serie di Montalbano uscito in maggio (e, nemmeno a dirlo, stabile in vetta alle classifiche dei libri più venduti) e primo libro di Camilleri non scritto ma dettato alla collaboratrice Valentina Alferj, per la quale in nota esprime tutta la sua gratitudine.

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