Attualità Magazine - Giovedì 15 giugno 2017

Elezioni: il calo dei 5 stelle, il populismo e la democrazia

Elezioni
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Magazine - I modesti risultati elettorali dei 5 Stelle sono stati subito attribuiti agli errori di Grillo accendendo la speranza, alimentata anche dal successo di Macron in Francia, che il populismo sia in fase decrescente e sia prossimo il ritorno al tranquillo tram tram del passato. Nulla di più sbagliato; l’incompetenza e la corruzione dei politici, denunciata giustamente da tutti i movimenti populisti, non sono causa, ma conseguenza dell’inefficienza della macchina pubblic,a struttura priva degli strumenti necessari di conoscenze e controllo.

Qualsiasi struttura operativa, e così anche la struttura pubblica, ha infatti bisogno di meccanismi di conoscenza e controllo; i primi per sapere cosa deve fare e i secondi per controllare il suo operato. L'imprenditore ha il mercato che quotidianamente in tempo reale gli dice cosa deve fare, come farlo ed elimina chi non è efficiente. Questo interagire di necessità/possibilità crea la conoscenza del “fare”, che è la principale conoscenza. Nessuno sarebbe disposto a farsi operare da un medico che non è mai stato in sala operatoria e senza un’efficiente sala operatoria non si può operare né si creano chirurghi. 

La struttura politica manca di tutti questi strumenti di conoscenza e controllo. L’unico strumento disponibile è costituito dalle elezioni che hanno assolto bene entrambi i ruoli ma solo fino a quando l’evoluzione democratica portava a superare la società borghese: la sinistra si batteva con successo per affermare i diritti del proletariato- stragrande maggioranza - e la destra frenava l’evoluzione sia per paura del nuovo sia per difendere i propri privilegi.

Negli ultimi decenni del secolo scorso si è raggiunto il massimo livello di democrazia e di diritti diffusi oggi possibile; nel frattempo e di conseguenza sono cresciuti a dismisura i compiti e il peso quantitativo del settore pubblico; le elezioni hanno perso la loro funzione primaria: i mille controlli formali hanno solo aumentato l’arbitrio e la corruzione, realizzando una struttura irresponsabile che non sa cosa fare né come farlo.

Tra un imprenditore e un politico c’è la stessa differenza esistente fra un laureato in una grande università e un analfabeta: il primo dispone dell’azienda che è un formidabile strumento di conoscenza, il secondo affoga nella struttura pubblica che produce “non conoscenza”. Se per anni ignori gli obbiettivi da raggiungere e insegui solo il consenso, realizzi una selezione negativa e perdi qualsiasi conoscenza.

Il politico è come un guidatore al volante di un automobile che ha una lamiera al posto del parabrezza e non dispone di freno, acceleratore e volante. I danni che produce non sono causa della sua imperizia ma oggettivamente inevitabili; incapacità e corruzione sono semplici conseguenze. Viene così a cadere la distinzione fra destra e sinistra, valida solo a livello delle dichiarazioni di principio, mentre la prassi di sinistra è spesso più reazionaria di quella di destra.

I movimenti che impropriamente  chiamiamo populismo nascono dalla diffusa coscienza che i governanti perseguono solo il loro interesse e non quello dei governati; quando Grillo cavalca la rabbia popolare e attacca il potere ha perfettamente ragione e sfrutta una forza dirompente. Quando però arriva al potere, come a Roma, si trova nelle stesse condizioni degli altri perché l’incompetenza e la corruzione sono oggettive e non soggettive; chiunque in quella condizione, pur con un minimo di elasticità, ha un comportamento analogo. A riprova l’incessante nascere di sigle, nomi, partiti e movimenti finalizzati a fingersi sempre più “nuovi”.

Questa contraddizione non sarà risolta fino a quando non “inventeremo” un meccanismo di partecipazione popolare più avanzato che fornisca alla collettività gli strumenti di conoscenza necessari a gestire la complessa macchina pubblica. Difficile ma non impossibile.

Il problema deve essere affrontato, rinunciando sia all’attesa del politico buono che fa ripartire l’economia, sia al sogno di una democrazia diretta, magari via web. Senza un diverso inserimento nel ciclo produttivo manca infatti la conoscenza necessaria, perché la democrazia cresce solo se il singolo decide su cose che conosce e che lo riguardano - in caso contrario cresce la demagogia. Strada complessa e non facile ma possibile e necessaria perché di qui si deve comunque passare.

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