Libri Magazine - Martedì 6 giugno 2017

Simona Lo Iacono con il Morso: Lucia Salvo e la Sicilia, tra storia e romanzo

Magazine - Cita la Nota Storica a fine libro: «Lucia Salvo la siracusana è un personaggio realmente esistito. Ce ne parla Luigi Natoli nelle sue Cronache e leggende di Sicilia (Flaccovio editore, Palermo, 1987), dove racconta che fu inviata da Siracusa a Palermo, a casa dei Ramacca, una famiglia di ispirazione antiborbonica. Lucia fu infatti utilizzata dai Ramacca per fare entrare messaggi segreti ai reclusi dello Steri. La ragazza si fingeva babba, ossia sciocca, simulava di arrotolare spagnolette di rafia intorno a missive segrete e poi le faceva entrare spacciandole per gomitoli. I carcerieri non dubitarono mai della sua stupidità, e nei fatti questa donnina apparentemente inoffensiva fu una delle artefici del successo dei moti rivoluzionari del 1848 in Sicilia».

E Simona Lo Iacono, scrittrice siracusana di razza, prima ha pescato a piene mani nella opulenta tradizione siciliana di scrittura poi, rifacendosi alla vera storia, nel suo Il morso (Neri Pozza 2017, 2017, 238 pagine, 16,50 Euro) ha eletto a principale protagonista del romanzo, la sua Lucia Salvo e, lavorando d’ingegno e fantasia le ha costruito attorno una trama, pur mantenendo intatto il palcoscenico dei fatti che precedettero il gennaio 1848.

Scrive la Lo Iacono: «Palermo, 1847. Lucia Salvo ha sedici anni, gli occhi come "due mandorle dure"». Però oltre agli occhi e una quieta bellezza, regala alla sua protagonista la volontà e con la volontà l’istinto di ribellione. La sua Lucia infatti, quando non intende piegarsi alle voglie del conte figlio, prima lo respingerà infiammandolo e infine si difenderà dandogli un morso da furetto. Un morso che lo farà sanguinare e ridere. Ma anche ritirarsi spaventato davanti al fattu: quel fattu segreto di Lucia, l’epilessia, da tenere nascosto, da dimenticare con il suo corollario di piccola morte che l’accompagna. Un fattu utile però, forse addirittura salvifico stalvolta. Una Lucia Salvo che in realtà sa leggere e scrivere ma, con la sua insicura sicurezza frutto degli insegnamenti familiari, soprattutto quelli di nonna Monina che gli hanno aperto le porte dell’emancipazione, per proteggersi si serve del suo handicap e mette in scena un’apparente follia, fingendosi babba (sciocca idiota) in modo da potere assolvere il suo compito di far entrare segreti messaggi al recluso dello Steri. Lucia che saprà trovare i compagni di Maurizio, perché sa che dove c’è Russò c’è la rivoluzione.

Intorno a lei, al personaggio principale, ruota, imponendosi con prepotenza, il colorito ventaglio degli altri, quali i Ramacca: il Conte padre, antiborbonico in odor di disgrazia, grande attore e machiavellico deus ex machina della situazione e il Conte figlio, il gaudente destinato a perdersi nella sua fuga dalle convenzioni e le loro appendici, il castrato signorino “angelo sfrattato dal sesso” e Minnalò, l’astuto nano maggiordomo tuttofare.

Poi ci sono gli Agliata, rappresentati dal debole e insicuro congiurato Manfredi e da Assunta sua figlia e fino all’arrivo del primo mestruo, fidanzata promessa del Conte figlio, la bella tredicenne viziata che non sa cosa vuole ma fa e disfà a suo piacere. Tutti indimenticabili protagonisti di qualche pagina.

E come non parlare della onnipresente sonnolenta ma preziosa atmosfera palermitana, fatta di miseria e nobiltà. Si passa dalle sfrontate abitudini delle aristocratiche dimore al contagioso e allegro via vai dei mercati, dal salotto degli Agliata che nasconde le ristrette riunioni di cospiratori, allo Steri, la severa roccaforte carceraria cittadina che rinchiude Maurizio, il carbonaro che fa battere il cuore di Lucia.

Una continua girandola d’intrecci che, come una giostra impazzita, coinvolge tutto e tutti lasciandoli in balia di sentimenti e desideri mentre con il suo linguaggio nitido e la sua prosa senza sbavature che coglie nel segno, Simona Lo Iacono tratteggia una storia viva, ricolma di poesia e di struggente bellezza. Da leggere.

Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970. Magistrato presso il tribunale di Catania, ha pubblicato racconti e romanzi. Il suo primo romanzo Tu non dici parole (Perrone 2008) ha vinto il premio Vittorini Opera prima. Nel 2011 ha pubblicato il romanzo intitolato Stasera Anna dorme presto (Cavallo di Ferro), con cui ha vinto il premio Ninfa Galatea (ed è stata finalista al Premio Città di Viagrande). Nel 2013, sempre per Cavallo di Ferro, ha pubblicato il romanzo Effatà (con cui ha vinto il Premio Martoglio e il premio Donna siciliana 2014 per la letteratura). Nel 2016 Le streghe di Lenzavacche (edizioni e/o) con cui è stata finalista al Premio Strega Giovani e semifinalista al Premio Strega. Il libro è attualmente in finale al Premio letterario “Città di Rieti”, al Premio “Leggo quindi sono”.   Il 27 maggio durante la cerimonia finale Castello di Verrazzano si è aggiudicata la 30° edizione del Premio “Chianti”. Presta attività di volontariato in carcere, dove cura programmi di rieducazione dei detenuti attraverso la letteratura e il teatro, e presso l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, dove utilizza il libro come mezzo di contatto con la realtà.

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