Cultura Magazine - Lunedì 15 maggio 2017

Nicla Vassallo racconta il National Geographic Festival delle Scienze

Magazine - A ragione Charles Darwin sosteneva: It is not the strongest of the species that survive, nor the most intelligent, but the one most responsive to change. Così Il cambiamento ha costituito il tema dell’Festival delle Scienze, ideato da Vittorio Bo e Jacopo Romoli, ridenominato in National Geographic Festival delle Scienze, in programma all'Auditorium dall'11 al 14 maggio, che Aurelio Regina, presidente di Fondazione Musica per Roma, produttore del Festival stesso con Codice Edizioni e Miur, ritiene consistere in quattro giorni all’insegna della conoscenza. Molti gli enti e le collaborazioni prestigiose di cui si è avvalso il Festival. E, in conclusione, l’atteso evento, un talk di Patti Smith dal titolo sintomatico Time for Change.

Ci troviamo, come menzionato, quest’anno di fronte a un’edizione del tutto rinnovata a partire dal nome, che si trasforma appunto in National Geographic Festival delle Scienze. L'amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma, José Dosal, ha sostenuto, con soddisfazione la prestigiosa partnership e Kathryn Fink, amministratore delegato di National Geographic Partners Italia non ha esitato:«Comunicare e raccontare la scienza rappresenta di per sé un motore di cambiamento».

Il che si tramuta in base solida non solo per approfondire le grandi trasformazioni prodotte dai ricercatori italiani e soprattutto (tra gli invitati) molti, di fatto o di diritto, internazionali ma pure per rivelare il nostro tempo, sposando nuovi linguaggi, approcci diversi, punti di vista alternativi. Accanto agli innumerevoli percorsi educational, dedicati alle scuole, e frequentatissimi, considerevoli i protagonisti, tutti/tutte di fama. Qui mi limito a scrivere di coloro che hanno attratto la mia attenzione.

Il fisico teorico Geoffrey West, i cui interessi primari riguardano questioni fondamentali, in particolare quelle concernenti le particelle elementari, le loro interazioni e implicazioni cosmologiche, che al Festival ha però parlato de Il futuro del nostro pianeta: vita, sviluppo e morte di organismi, città e organismi. Se vai su Internet, di lui compare direi nulla in italiano, e sulla sua conferenza al TEDGlobal, tenuta in inglese; un breve testo riporta: «Il fisico Geoffrey West ha scoperto che semplici leggi matematiche governano le proprietà delle città - che il benessere, il tasso di criminalità, la velocità pedonale e molti altri aspetti di una città si possono dedurre da un singolo numero: il numero di abitanti. In questa convincente conferenza al TEDGlobal ci spiega come funziona e come leggi simili si applichino ad organismi e corporazioni». Ah, alcuni fisici non finiscono mai con lo stupirmi. Pure quando non si atteggiano da bizzarri alla Einstein.

A inaugurare il Festival è stata Jane Goodall, di 83 anni, che mi ha emozionata ed entusiasmata per i racconti della sua curiosità infantile sul mondo animale non umano. Di lei e sui di lei in italiano si trova molto. Nel corso della conferenza stampa di presentazione del sistema dei finanziamenti alla ricerca scientifica del National Geographic Festival delle Science, Jane Goodall, si è espressa con nettezza: «Vi è da lavorare molto per salvare l’ambiente, il nostro pianeta, per rallentare il cambiamento climatico… occorrono parecchi soldi…e abbiamo già quasi distrutto il nostro futuro». Insiste: «Ognuno di noi può proteggere il pianeta perché ciascuno esercita un impatto sulla natura, sull’ambiente… dobbiamo dire no ai prodotti che vengono realizzati dalla grande industria senza etica, usando schiavi bambini, facendo soffrire gli animali non umani, distruggendo l'ambiente… Il Jane Goodall Institute Italia sta spingendo in tutto il vostro Paese il mio progetto Roots&Shoots, programma ambientale e umanitario globale rivolto ai giovani di ogni età». Intervistata da Adnkronos, ha confessato di mantenere con gli scimpanzé il medesimo rapporto che mantiene con gli altri animali non umani e con animali umani: «alcuni li amo, alcuni li detesto», ricordando di aver iniziato «a studiare gli scimpanzé nel 1960 e durante tutti questi anni la seduzione che hanno esercitato su di me non ha fatto che accrescersi. Mi ha realmente affascinato la loro complessa vita sociale, la loro personalità così vivace e diversificata, il rapporto così stretto e così di lunga durata che si stabilisce fra le madri e i loro piccoli» aspetti che, aggiunge la primatologa inglese, «si potrebbe dire assomiglino a quelli tipici di noi animali umani». La passione della scienziata nei confronti dei grandi primati non si è mai assopita e prosegue, non tanto per i molteplici premi internazionali ricevuti, quanto perché lei stessa considera che ancora molte domande sui grandi primati debbano ancora ricevere una risposta.

Torniamo ai fisici, o meglio agli astrofisici, che dopo anni e anni all’estero sono rientrati in Italia, quali professori ordinari, per chiamata diretta, ormai rarissima. Lei, Sandra Savaglio, ha conquistato vette scientifiche per puro merito. E non è da qualche tempo in Italia per l’Italia in sé, bensì per affrontare nuove sfide all’Unical, che continuano a proseguire sul filone della ricerca pura, ma includono ben altre sfide, quali quelle dell’insegnamento serio, di grandi responsabilità, delle pubblicazioni scientifiche di alto livello (mai mancate, in numero consistente) e ora anche divulgative, di oneri decisionali considerevoli. A ciò si deve aggiungere il suo impegno umano e civile per il centro di Women’s Studies, che negli scorsi giorni, per esempio, stava organizzando la settimana culturale dedicata al pride. È una perfezionista e lo si è notato subito dalle fantastiche slide, dal suo rapporto diretto col pubblico, dalla sua autoironia. Sabato 13 maggio è uscito un suo pezzo su l’Unità in cui riassumeva di cosa avrebbe parlato il giorno successivo nella sua lectio magistralis al Festival, e il quotidiano ha titolato e sottotitolato Finché c’è la supernova c’è la vita. Nelle galassie distruzione e creazione vanno di pari passo. E potremmo dire di vivere in un universo vispo e allegro fino al giorno in cui le stelle esploderanno. Vispo e allegro è ciò che mi ha restituito il talk di Sandra Savaglio. Il cambiamento, tornando in Italia, è stato il suo, ma ci ha raccontato del cambiamento dell’universo o degli universi.

A colpirmi sono stati pure quelli del sex&gender, oltre alla sottoscritta, che ha tenuto una lectio dal titolo Scienze esasperate sulla dibattuta questione sesso&gender, Mariella Rasotto con la sua dal titolo Quando cambiare sesso è un rischio da correre e lo spettacolo Il maschio inutile, tratto da un volume di qualche anno orsono di Telmo Pievani, con Telmo Pievani stesso quale protagonista e la Banda Osiris. Nonostante le rispettive diverse specializzazioni, ho trovato stupefacente la nostra convergenza su quasi tutte le questioni che ingabbiano la nostra singolarità e la nostra libertà nel pregiudizio che esistano solo due sessi e solo due generi, e sulle nostre corrispondenze sulle questioni che concernono l’omosessualità nel mondo animale umano e nel mondo animale non umano.

Organizzazione perfetta. Mie interviste rilasciate a Rossella Panarese, per Radio3Scienza, programma unico e insostituibile, l’altra una videoregistrazione per i professionisti del National Geographic che andrà in onda su Sky. Mi è parso di cadere su un altro pianeta. Non solo ascoltavo scienziati e filosofi di levatura che senza alcun gettone di presenza “distribuivano” conoscenze intense, bensì venivo accolta bene. Quando, subito prima della mia lectio, ho chiesto una lavagna, mi hanno proposto una decina di soluzioni, per poi trovare in sala la soluzione da me prescelta con pennarelli funzionati – il tutto molto difficile, pennarelli inclusi, nonostante la buona volontà e la disponibilità delle portinerie a Genova, in via Balbi 2, ove insegno. Anche se qui era un festival, e lì una normale lezione.

E lo stesso, immagino possa essere accaduto all’unico altro genovese come me invitato Antonio Camurri, la cui lectio, assieme a un musicista e un artista, si intitolava “Cosa accade alla mente di un musicista mentre improvvisa? E può l’intelligenza artificiale sostituirsi all’improvvisazione umana?”

Ho trascorso una sera in una casa superba della borghesia intellettuale, di sinistra, erudita e creativa romana. Ospiti misti, appartenenza di genere e sesso ben poco contavano, al pari dell’orientamento sessuale. Un noto filosofo mi dedica uno dei suoi ultimi libri “A Nicla, formidabile avanguardista della scienza”. Genova teme il cambiamento, è statica.

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