Libri Magazine - Venerdì 28 aprile 2017

L'inganno dell'ippocastano, il thriller romano di Mariano Sabatini

di Patrizia Debicke van der Noot
Ippocastano

Magazine - Ben meritato il Premio Romiti, opera Prima 2017 per un libro che romanza l’attuale e purtroppo nerissima realtà romana.

Il primo giallo, thriller o noir che si voglia, di Mariano Sabatini, L'inganno dell'Ippocastano (Salani, 2016, 332 pagine, 14,90 Euro) si apre, con la dettagliata descrizione di una lussuosa villa alle pendici del Monte, a pochi passi dal Tribunale e la presentazione del suo proprietario. È notte, i domestici si sono ritirati dopo aver servito la cena. Il vecchio signore dopo l’abituale passeggiatina con i cani è tornato davanti alla scrivania e si è addormentato con la testa reclinata sulla poltrona di cuio. Poi…

La morte cala la falce e voila l’omicidio eccellente di Ascanio Restelli: palazzinaro romano, settantanovenne, simpatie politiche a destra e che mirava a occupare la poltrona di sindaco della capitale.

Il suo cadavere viene scoperto da una giornalista, Viola Ornaghi, inviata di Charme, settimanale femminile che bramerebbe di allargare il tiro. La giovane donna, che aveva un appuntamento per intervistarlo, invitata a entrare in casa dal giardiniere, trova il padron di casa nel suo studio, sgozzato e con due sanguinolenti buchi al posto degli occhi, In preda al panico indietreggia e visto che l’ultimo numero che aveva chiamato è quello del suo collega e amico Leo Malinverno, giornalista di punta del Globo, terrorizzata preme il tasto e richiama.

Brillante, ironico, molto famoso per le sue inchieste di qualità, Leo Malinverno, che è anche un cuoco raffinato e un affermato scrittore di thriller, risponde, e, come un moderno cavaliere di ventura, parte in quarta, inforca il motorino e corre a raggiungere e a proteggere Viola Ornaghi, risucchiata suo malgrado nel vortice del delitto. Senza contare che anche i custodi, facenti funzione di cameriere e cuoca, di Restelli e i due feroci rothweiler a guardia dell’imprenditore sono rimasti vittime della stessa mano assassina.

Restelli, il morto, era uomo di svariate pecche: personaggio scomodo, collezionava denunce dalle quali per merito dei suoi avvocati si salvava per il rotto della cuffia, detestato dalla maggior parte dei conoscenti, prepotente, pur straricco non disdegnava di mettere le mani in pasta in altri affari poco puliti con l’appoggio di personaggi pericolosi e, come se non bastasse, aveva smodate pulsioni faunesche che lo spingevano a sedurre e plagiare economicamente giovani donne dell’ambiente bene.

Leo Malinverno, il protagonista, l’eroe insomma, un giornalista puro, di quelli vecchia maniera come ormai si contano sulle dita, ovverosia non manovrabile e restio all’attuale esibizionismo generale, e che cerca di puntare solo alla verità, anche stavolta dovrà entrare in azione affiancando il vecchio amico e vice questore Jacopo Guerci.

Una divertente teoria di fatti e personaggi indimenticabili, quali cito a caso il vecchio professore “checca” Oscar Puritz, OKI, l’informatore ipocondriaco, l’Everest, irascibile e monumentale boss del Globo, la vecchia e insostituibile collega di redazione e una schiera di cattivissimi. Tanta roba e tanti fatti dai quali svicolarsi fisicamente e mentalmente per individuare l’assassino. Cosa tutt’altro che facile quando si deve far ricorso al passato.

Un romanzo indovinato che si muove su due piani diversi, saltando con disinvoltura dall’uno all’altro. Svezzeggia e coccola la Roma bene con un’atmosfera visiva fatta di descrizioni e particolari curati, ma sa anche solleticare le papille gustative con il cibo, le orecchie con la buona musica, e inebriare con un gran vino. Per poi saltare altrove con disinvoltura a sviscerare il capitolino risvolto della medaglia, quello drammatico e spietato, pieno di imprenditori malavitosi, magari in odor di mafia e troppo maledettamente vicini a prestigiose cariche locali, che si avvalgono di pericolose complicità e maneggi pilotati dai media. E dove, alternandosi con sfacciata disinvoltura, si esibiscono nel loro bieco e criminale girotondo che vede: corruzione, droga e violenta criminalità.

Mariano Sabatini, nato a Roma nel 1971, è giornalista e scrittore. Dagli anni Novanta ha lavorato per quotidiani, periodici e web, curando rubriche e scrivendo pezzi di attualità, cultura e spettacoli. È stato autore per TMC e per la Rai (Tappeto volante, Parola mia, Uno Mattina) e poi critico televisivo, ma gli riesce ancora difficile spiegare alle figlie che sta lavorando quando siede davanti al televisore. Ha ideato e condotto rubriche su radio nazionali e locali, e come commentatore è presente sui grandi network. Ha scritto diversi libri, tra i quali Trucchi d’autore, Ci metto la firma, È la Tv, bellezza!, L’Italia s’è mesta. Questo è il suo primo romanzo.

Oggi al cinema

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