Libri Magazine - Mercoledì 19 aprile 2017

Mirko Zilahy con La Forma del Buio, omicidi e mitologia a Roma

Magazine - Il Museo di Villa Borghese, una superba raccolta di capolavori  ha dovuto accogliere e  ora mette in mostra un’agghiacciante nuova opera. Un gruppo che vorrebbe rappresentare la scultura di un mito, di Laocoonte, esibisce l’orrore dei cadaveri, di un uomo e due ragazzi, assassinati con inaudita  crudeltà e messi insieme plasticamente in posa con corde e chiodi.  Steso a  terra, colpito alla testa con ferocia ma ancora vivo a mò di muto testimone il custode della Villa.     

Dopo il successo di È così che si uccide, Mirko Zilahi torna in libreria con La forma del buio (Longanesi, 2017, 420 pagine, 18,60 euro), una seconda, intrigante ed esplosiva sfida al lettore che, con scrittura potente e incisiva, va oltre le barriere codificate del thriller. La sua Roma diventa peggio di una jungla, tenebrosa  e angosciante dove il pericolo striscia nelle tenebre. 

La sinossi del romanzo recita: «La forma del buio prosegue il percorso iniziato con È così che si uccide tra le strade, i cunicoli, i monumenti classici e post industriali, il sotto e il sopra, l’acciaio e il verde della mia Roma. Se È così che si uccide, è un libro sul senso (relativo) della giustizia e sulla disumanità di cui sono capaci gli uomini, La forma del buio affronta il tema della realtà e del suo doppio: l’illusione, la visione, la trasformazione.»

E francamente declina questo doppio della realtà nel peggior modo possibile, perché il primario errore di non curare la psiche di una povera mente malata, lascerà libero campo al mostruoso e incontrollato dilagare dei tormenti. Un killer che incontriamo fin dalle prime pagine, trattenuto solo da  conventuali e secolari mura, che si servirà delle sue terribili visioni per massacrare senza pietà alcuna, trasformando la realtà in un orrido mito.

Roma diventerà  l’ostaggio di un mostro inafferrabile, un  incomprensibile assassino seriale. Di uno strano killer che si muove solo nelle tenebre, quasi bramasse di regalare forma al  suo buio e  uccide senza alcun filo logico, o almeno pare, terrorizzando l’Urbe. I suoi  folli delitti, un succedersi di  spaventose aberrazioni, che si esaltano nel ripetersi dell’omicidio, prendono vita con il macabro rito dell’allestimento del fantastico scenario dedicato alle sue vittime. Perché il mostro non si limita a ucciderle. Per trasformare in realtà le terribili visioni con una orribile forma di arte plastica, modella e fa scempio delle sue prede  fino a  trasformarle in una carnale rappresentazione  mitologica. Lui si trasforma, e trasfigura le sue vittime in opere ispirate alla mitologia classica: il Laocoonte, la Sirena, il Minotauro, Lamia la predatrice di neonati, Medusa… Indizi senza un senso apparente, se non si è in grado di interpretarli, analizzando e ripercorrendo il teatro del crimine. Talmente caotici da rendere quasi un rebus tracciare un possibile profilo dell’omicida.

Il commissario Enrico Mancini viene richiamato in servizio ma Mancini, il miglior profiler sulla piazza romana  è oggi un uomo psicologicamente stanco, provato dal rimorso e dal dolore e quasi un estraneo rispetto al poliziotto brillante e deciso di un tempo. Tanto che persino i membri fattivi della sua  squadra, Antonio Rocchi, Walter Comello e Caterina De Marchi, da  sempre ai suoi ordini e  al suo fianco, stentano ad aiutarlo a risorgere dall’abisso. Mentre nuove ‘opere’ di quello che la stampa ha già ribattezzato ‘lo Scultore’ continuano a saltar fuori sui palcoscenici più disparati: nella Galleria Borghese, negli spazi abbandonati del Giardino Zoologico, un tempo dedicati agli orsi polari, nei fetidi meandri dell’antica rete fognaria romana, nell’oscura ma magica Casina delle Civette di villa Torlonia.  Stavolta Mancini pensa di aver perso il tocco magico che gli regalava fattive intuizioni, stenta a far fronte a quello che si dimostrerà ben presto il caso più terribile e complicato della sua carriera.

I media strillano impazziti, la televisione pontifica. Il questore Gugliotti preme, pretende risultati, l’arresto del mostro, la soluzione del caso. A Mancini  non resta che  farsi forza, accettare l’ineluttabilità  del passato e affrontare  da protagonista il male puro, il male incontrollabile perché nasce dalla follia e dal terrore dell’anima. Una sfida contro il tempo,  pericolosa, mortale e in grado di mettere a rischio la sua stessa vita.

Mirko Zilahy (Roma, 1974), laurea in Lingue e Letterature Straniere con una tesi su Dracula di Bram Stoker, ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino dove ha insegnato lingua e letteratura italiana. È giornalista pubblicista ed è stato editor per minimum fax nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, il premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt).

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