Cultura Magazine - Venerdì 14 aprile 2017

La giostra dei criceti, l'hard boiled di Antonio Manzini

di Patrizia Debicke van der Noot

Magazine - I criceti, già, quelli che continuano a correre nella ruota dentro la gabbia. Perché mai poi? Perché pare che quei buffi animaletti abbiano bisogno, per restare in buona salute, di fare molti chilometri al giorno e allora via di corsa sulla ruota che frulla come una giostra. E quanta gente ai nostri giorni vive la propria vita neppure che fosse imprigionata su una ruota per criceti. Tutti corrono, corrono, corrono, come se per sbaglio provassero a scendere dalla ruota potrebbero succedere cose terribili. E cominciamo.

Intanto niente Schiavone stavolta e invece abbiamo il primo criceto, René o meglio Renato Massa, rosso crinito, occhi grigi, lettore sfegatato (innamorato della filosofia del diritto), e invece è un malvivente fuori di prigione con la condizionale. Viene coinvolto in una rapina in banca a mano armata, ma qualcosa non quaglia: l’autista della banda imbrocca con la BMW la campana dei rifiuti, s’incastra e stop. Si spara, i complici si dileguano, arriva una macchina di carabinieri e René, 40 anni appena compiuti, si ritrova in gattabuia. O almeno pare. Stavolta però saranno cazzi acidi. Sa che non se la caverà con poco. Anche se è un duro, vorrebbe cambiare vita.

Ha un grande amore, la bella Alessia, secondo criceto? (anche lei lo ama) capelli neri, occhi verdi, figlia di un malavitoso barista e fidanzata di forza con la “spalla” del padre, poca testa ma un metro e novantacinque di muscoli. Renè ha un fratello minore segreto, Diego, terzo criceto (sono rimasti orfani fin da bambini, sono cresciuti alla bella e meglio con gli zii e una nonna). Ma non lo vede da più di quattro anni. Diego capelli rossi anche lui e lentiggini sugli zigomi, è un pusillanime di poche pretese che lavora svogliatamente all’INPS, vive ristretto in 46 metri quadrati ed ancora collegato con la vecchia nonna tramite allarme Beghelli.

Poi, ma guarda un po’, quando René capisce che non è in galera e che anzi a tenerlo prigioniero non sono i carabinieri ma gli affiliati di un clan malavitoso che hanno fatto fallire il colpo, il fratello Diego coinvolto con una collega (quarto criceto) in un’opera caritatevole, scopre in casa di una vecchietta un pacco di biglietti pari a 175.000 euro. Li porta via, gli possono cambiare la vita, ma la cosa non va liscia come l’olio, anzi rischia di farsi molto pericolosa, perché interviene un quinto criceto sulle tracce del malloppo e in più, poco dopo viene coinvolto in un imprevisto che deve affrontare: l’orrido ingegner Toti,  il suo capo e sesto criceto si associa al piano ordito dall’amico ministro, da un generale dei carabinieri, dal direttore generale e da un potente sottosegretario per eliminare - secondo target molto preciso -  vecchi soli, molto anziani e improduttivi.

Si tratta dell’Operazione Anno Zero, che i palazzi del potere si sono inventati per risolvere il problema degli alti costi delle pensioni. La giostra gira, gira, facendo scattare un vortice di avventure tra il tragico, il comico e il grottesco, non lesinando morti e sangue in una lotta a chi è più furbo e dove tutti pensano solo a fregare gli altri, amici e nemici. Una scatenata girandola di fuochi d’artificio che vede senza sosta: tradimenti, ricatti, bugie, botte, una giostra del destino inarrestabile che porta fatali a avvenimenti da cui è difficile riportare la pelle a casa.

Ben fatto il riproporre senza ritocchi il raffinato ma ferocemente venato di cinismo e di humour hard boiled in salsa romana che precede di anni le celebri avventure di Rocco Schiavone. In La giostra dei criceti (Sellerio, 2017, 336 pagine, 14 Euro) Manzini dipinge uno spietato ritratto di politici e carrieristi e, facendosi beffe delle piccole ambizioni e delle illusioni solitarie, della criminalità disorganizzata e della protervia dei potenti, mette in ridicolo  mondi e stili poco puliti.  Si salvano per questa volta gli investigatori.  Non compaiono infatti, né questurini, né carabinieri.

Oggi al cinema

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