Libri Magazine - Giovedì 13 aprile 2017

Stefano Vietti racconta I Pionieri dell'Ignoto

Magazine - Dieci anni fa usciva in edicola il primo albo di una collana chiamata I Romanzi a Fumetti. A bagnare quell’esordio bonelliano due artisti di grande valore: Stefano Vietti e Luca Enoch.

Il primo arrivava a Dragonero, dopo una ricca esperienza nella fantascienza, il secondo invece più avvezzo ai temi urbani, aveva appena presentato ai suoi lettori Lilith, una crono-agente dalle fattezze sexy, molto pericolosa, e con sulle spalle il destino del genere umano. Quel volume, che nel frattempo è diventato introvabile, raggiungendo prezzi da brivido nelle aste in line, apriva la strada alla serie di successo, eccellente sotto molti punti di vista, che avrebbe preso vita qualche anno dopo.

Dragonero è oggi uno dei pilastri di Bonelli; una serie molto ben realizzata e apprezzata dai lettori. Proprio sulle pagine Dragonero, sta iniziando una nuova saga, ma non solo.

«Dragonero piace sia ai lettori, sia a noi che ci lavoriamo – racconta Stefano in quella che è diventata una tradizionale chiacchierata -, la Bonelli è contenta, e noi  si procede spediti. A novembre – racconta - sulla serie regolare partirà la grande saga delle Regine Nere, che ci terrà compagnia per quasi un anno; sarà una sola storia suddivisa in 10 albi. Sempre a novembre – aggiunge - lanceremo la prima collana young della Bonelli con le avventure di Ian, Myrva e Gmor da ragazzini. Albi a colori, un nuovo team di disegnatori, bravissimi coloristi. Infine stiamo lavorando anche ad una collana adult. Getteremo Ian, poco prima del suo ingresso nell’accademia imperiale,  nel fango dei campi di battaglia al soldo di una compagnia mercenaria. Vedremo cosa combina. Roba forte, indubbiamente per un pubblico maturo. Nuove storie, nuova veste grafica, colori cattivissimi».

Il successo di Dragonero è forse la prima garanzia al valore del nuovo romanzo a fumetti scritto da Vietti. A distanza di dieci anni infatti Stefano torna con una nuova storia, arricchita dai disegni di Alessandro Bignamini, in un albo dallo straordinario valore narrativo. I Pionieri dell'ignoto (Sergio Bonelli Editore, 288 PP – 9,90 Euro – in edicola ora)  è un volume in tre atti ambientato tra una Londra Vittoriana in stile Steam-Punk e l’africa delle grandi esplorazioni di fine Ottocento; periodo di eroi e grandi contraddizioni.

«I Pionieri – racconta Stefano - è nato come una proposta per la collana dei romanzi a fumetti, ed è nato proprio dopo il successo di Dragonero, uscito nel 2007. La sua genesi ha quindi qualche annetto. Volevo provare a cimentarmi con una storia ambientata nel periodo coloniale inglese, mia grande passione da sempre, prendendomi qualche licenza steampunk ma senza esagerare. Avevo questa idea nella testa da vestire attorno ad un gruppo di avventurieri old style con però un ritmo narrativo e sequenziale moderno. Ne parlai con Alessandro Bignamini e cominciammo a lavorarci».

La perizia con la quale l’autore si documenta, e il modo con cui cura l’approfondimento dei personaggi e i ritmi di narrazione fanno de I Pionieri dell’Ignoto un vero e proprio gioiello. Un albo appena uscito che ha già tutte le caratteristiche di un must have. Sbalordiscono le tavole di Bignamini, un tratto pulito e dotato di grande dinamismo, ma a colpire è soprattutto lo spessore di tutti gli attori in campo.

Un albo che è bello guardare quanto leggere. E che sorprende fino all’ultima tavola ed oltre. Si erge, ovviamente, il protagonista: Jack Gordon. Personaggio intenso, tormentato da incubi, e da un passaggio oscuro,  eppure deciso, e che ha in comune con Ian/Dragonero ha una cicatrice lungo l'occhio sinistro, ma non solo.

«Jack è l’Avventura – ammette Stefano - il personaggio classico senza tempo, un character che risolve tutte le situazioni, e contro il quale puoi mettere qualsiasi nemico,  o che puoi infilare in tutti i panni. Un uomo a cui puoi mettere in mano l’arma che preferisci; Jack aspetta solo di trovarsi in mezzo al peggiore degli ostacoli per dimostrare come ne esce».

Un personaggio miliare insomma, ma non stereotipato: un occasione di divertimento creativo che soddisfa tanto chi lo racconta quanto chi lo legge. Stefano ha mostrato la sua passione per l’Avventura mettendosi alla prova con vari generi, spaziando dall’horror al fantasy passando, ovviamente per la fantascienza. Un vero e proprio esploratore.

«Mi piace provarci, sì. Ma quello che conta alla fine sono sempre i personaggi. Da Nathan Never a Ian Aranill passando Derek Shako (protagonista della miniserie zombie  Life Zero,edita da Panini), fino ad arrivare a  Jack Gordon. Sono loro a muovere tutto quanto, inoltre – aggiunge - ogni sceneggiatore dovrebbe avere il proprio Jack. E non c’è Jack che si rispetti senza la cicatrice sull’occhio sinistro».

Jack Gordon è il prototipo dell’avventuriero integerrimo, chiamato a confrontarsi con forze oscure per aiutare l’affascinante Annabelle Stockwood a ritrovare il padre scomparso nell’Africa sub equatoriale. Le ragioni per cui bastano poche tavole per venirne rapito le troviamo in una trama serrata costruita con magistrale perizia. Ma non solo. Nel romanzo non mancano alcune riflessioni che palesano come dietro ad ogni personaggio ci sia una studio puntuale, dettagliato. Personaggi vivi. Tutti.

Il librario Phillidor – ad esempio - è un personaggio di grande carisma, al quale bastano una manciata di vignette per ergersi. Ad inizio volume, in una chiacchierata con jack parla dell'importanza della cultura come argine all'imbarbarimento. Una riflessione quanto mai attuale allora come oggi.

«Non puoi raccontare un momento storico senza entrare in certi dettagli, è una questione di completezza. Nei Pionieri si intravede la situazione sociale di quel periodo, la condizione delle donne, le disuguaglianze, i privilegi di alcuni da un lato e il pensiero razzista di altro. I personaggi di un’opera – confida - devono essere personaggi del tempo in cui è ambientata e scriverli in modo coerente è una delle fatiche più grandi che l’ autore si trova ad affrontare».

Il volume offre diversi anche spunti di riflessione legati al colonialismo, alla differenza tra coraggio e spirito di sacrificio, tra scienza intesa come ricerca e follia. Lo Stesso Lord Clock, antagonista di Jack, ad un certo punto appare folle eppure umanamente curioso. Più vicino ad Ulisse che al classico mad doctor.

 «L’età vittoriana è stata tempo di grandi scoperte, nella quale si facevano tre passi avanti e due passi indietro, e poi di nuovo tre avanti. In quegli anni chi credeva in qualcosa ci provava a costo di sforzi incredibili, di tutto il suo patrimonio, o della sua stessa vita. Lord Clock è affascinante così come lo sono i suoi compari proprio perché crede fermamente in quello che fa, animato dalla sete di sapere, di conoscenza. Purtroppo – aggiunge Stefano – è anche assetato di potere: un misto di ambizione e arroganza che fanno sì che diventi il cattivo della storia».

Dalla lettura, così come era avvenuto con Dragonero, la sensazione è di trovarsi di fronte  a qualcosa che è molto più vasto di quello mostrato nel volume letto. Anche in questo caso la cura dei personaggi e la costruzione della storia mostrano un universo narrativo più ampio che potrebbe riservare sorprese.

«Io lo chiamo il valore aggiunto quando non ti accontenti e continui a migliorare le cose fino a quando non ti prende lo sfinimento. O l’editore – sorride - non ti ricorda i tempi di scadenza. Ovviamente, il merito maggiore in questo va ad Alessandro Bignamini che con il suo talento e il suo incessante impegno ha visualizzato grandi scene! Effettivamente – chiude - un seguito c’è nella mia testa. Vediamo un po’ che risultati si porta a casa questo albo e poi ne riparliamo».

Le premesse, visto il destino di Ian, è che prima o poi torneremo a sentire a parlare di Jack Gordon e delle sue avventure.

Oggi al cinema

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