Attualità Magazine - Giovedì 16 febbraio 2017

L'uomo di casa, il thriller americano di De Marco

di Patrizia Debicke van der Noot

Magazine - Si volta pagina e mi piace. Con L’uomo di casa (Piemme, 2017, 324 pag, 17, 50 Euro) infatti Romano De Marco lascia le sue ambientazioni e storie abituali legate all’ambiente poliziesco italiano, storie che parlavano di malcostume e di malaffare e che ce l’avevano fatto conoscere e apprezzare ed entra senza problemi, oserei dire quasi a gamba tesa, nel mondo della narrativa thriller più esplosivamente internazionale.

Nuovo scenario, l’inappuntabile scenario americano di Bobbyber Drive, il bel quartiere residenziale di Vienna, tranquilla cittadina della Virginia, poco lontano da Washington, che ospita anche importantissimi uffici statali americani. A Vienna Sandra Morrison, moglie di Alan Sandford e madre appagata di Devon, un’adolescente quindicenne, vive da anni felicemente approfittando a piene mani dei rapporti di buon vicinato che la mettono ogni giorno in contatto con la vita e gli interessi di altre persone del suo livello sociale.

Nulla parrebbe in grado di turbare questo suo piccolo mondo pieno di serenità, fino al giorno in cui suo marito viene ritrovato dalla polizia, con la gola tagliata e i pantaloni calati nella sua auto, in un parcheggio di un quartiere malfamato della zona. Per gli inquirenti si tratta un’ evidente aggressione a scopo di rapina e i pantaloni calati fanno pensare che l’omicidio sia avvenuto durante un incontro con una prostituta.

Brutta faccenda che sporca irrimediabilmente l’idilliaco quadro familiare. Sandra e Devon dovranno fare i conti con una squallida realtà e trovare la forza di affrontare la brutta morte di quello che sembrava un marito innamorato e un padre irreprensibile. Devon, la ragazzina, reagisce male, rifiuta la realtà, sta per crollare.

E sua madre come può aiutarla? È mai possibile che per ben diciotto anni non si sia mai resa conto che il suo “uomo di casa”, nascondesse una doppia vita intessuta da un groviglio di bugie, insomma che Alan fosse solo uno sporco doppiogiochista? Tutto il suo mondo e le sue certezze crollano. Chi era veramente suo marito?.

Sandra tenta di ricominciare a lavorare e dare di nuovo senso alla propria esistenza, ma dopo la lettura del testamento del marito scopre che Alan aveva affittato un grande magazzino in cui conservava ritagli di giornali, vecchie fotografie e dossier inerenti e all’insaputa di tutti, stava indagando su un caso che risaliva a trent’anni prima e mai risolto dalla polizia. Il misterioso caso della Lilith di Richmond, una donna che nel ’79 aveva rapito e ucciso sette neonati. Perché Alan si interessava a quella spaventosa tragedia?

Sandra deve sapere, scoprire il perché di questo interesse. Quasi una fissazione. Quale misterioso legame c’era tra Alan e quel passato da dimenticare? E invece cosa vuole veramente da lei John Kelly, il nuovo affascinante vicino di casa, spuntato misteriosamente da un giorno all’altro e che la corteggia? Tutto è confuso. Nulla in realtà è come sembra, anche il suo idilliaco quartiere residenziale nasconde tanti segreti. Non sarà che l’assassino/a di suo marito, ancora in circolazione, potrebbe mirare a lei come prossima vittima? Chi sono i buoni e chi i cattivi a Bobbyber Drive? In guardia Sandra, la verità ha diverse facce e in troppi mentono. Spesso e volentieri nessuno è veramente innocente. La psicopatia è molto più diffusa di quanto si possa mai immaginare. E c’è un celebre aforisma del cardinale Mazarino che recita: a pensare male si fa peccato ma di solito si fa centro.

Un romanzo veloce e brillante, narrato su due piani temporali diversi che riesce ad orientarsi con coinvolgente e indiscussa abilità tra verità e bugie. Bravo Romano, da leggere.

Oggi al cinema

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