Concerti Magazine - Lunedì 13 febbraio 2017

Sanremo 2017, il pagellone cattivissimo. I voti dei big

di Marika Amoretti
Francesco Gabbani
© Marina Mazzoli

Prima del Festival, mentelocale.it aveva pubblicato le pagelle dei testi delle canzoni in gara a Sanremo 2017 stilate da Lorenzo Coveri, professore di linguistica all'Università degli Studi di Genova, che si è occupato a più riprese della kermesse.

Ora, a Festival concluso, ecco il consueto pagellone finale di Marika Amoretti, docente di Lettere al liceo. Marika è membro fondatore dell'Associazione Imperia Musicale, socia del Club Tenco e ha esperienza come ufficio stampa.

Magazine - Cari lettori, fedelissimi o casuali, dopo dieci anni di pagelle sanremesi, permettetemi di fare una breve introduzione. Non troverete, come da qualche tempo a questa parte, i giudizi sulle Nuove Proposte. Non si tratta di snobismo o di mancata considerazione, ma, da quando i brani in gara sono già noti a partire dalla selezione (questa volta il nome della serata era Sarà Sanremo), secondo me la competizione perde il suo senso. Il risultato è determinato dal grado di esposizione e di spinta con cui viene proposto l'artista; infatti la vittoria della mediocre canzone di Lele è determinata da questo. Maldestro, Braschi e, ma sì, includiamo anche Marianne Mirage, che avevano qualcosa da dire, al palo.

Per quanto riguarda la presunta rivoluzione, con l'esclusione di personaggi quali Al Bano dalla serata finale e il nuovo che avanza sul podio con Gabbani, non canterei vittoria: ricordiamoci che l'anno successivo a Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi ha vinto Colpo di fulmine, del duetto Giò Di Tonno e Lola Ponce... E ora le mie pagelle.

1. Francesco Gabbani - Occidentali's Karma
Non so quanto sia stato questo aspetto a essere premiato, ma è stata l'unica performance che ha davvero sfruttato la potenza di quel palco e del mezzo televisivo. Il ballerino-scimmia, la coreografia, le maschere distribuite in sala stampa e l'evoluzione del look maglioncino - costume scimmiesco - giacca: ogni tessera si è incastrata al posto giusto. La furbizia dell'operazione Amen ha funzionato, ed è stata replicata bene. La musica in effetti non si discosta troppo, ed abbiamo di nuovo un fiume di parole, meno vuote di quanto potrebbe sembrare ai distratti, da acchiappare all'ascolto. Può piacere o meno, ma verrà sicuramente ricordato nei prossimi anni. Voto: 7,5.

2. Fiorella Mannoia - Che sia benedetta
Quando ho letto il suo nome tra quello dei partecipanti, mi sono domandata che necessità ne avesse. Dopo aver ascoltato il brano, continuo a chiedermelo. Non si può dire che sia brutto, ma la musica è piuttosto prevedibile e anche il testo lascia a desiderare: provate a leggerlo, e ve ne accorgerete. L'intepretazione però è magistrale, all'altezza delle aspettative, e nobilita l'insieme. Voto: 7.

3. Ermal Meta - Vietato morire
È colui che avrei visto come vincitore, con il migliore connubio brano/interpretazione/personaggio: tutto coerente, e tutto di alto livello. La scelta di una musica leggera, che alcuni hanno trovato fuori luogo, è voluta e a mio parere opportuna. Che Meta sia un autore capace è noto, e dimostra anche in questo caso di saper scegliere le giuste parole. Buona anche l'interpretazione, aspetto non scontato per chi è prima di tutto creatore. Voto: 9.

4. Michele Bravi - Il diario degli errori
Confesso: anche dopo diverse esibizioni, non l'ho capito. Però è il migliore tra i debuttanti reduci dai talent show. Il brano non è eccelso, ma molto ben scritto da una squadra di validi autori, e l'arrangiamento piuttosto originale rispetto alla media. Si avverte uno scollamento tra il testo, che sembrerebbe più adatto a un quarantenne, ancor più una donna, e l'immagine da giovanissimo. La voce non mi convince, faccio fatica a codificarla. Voto: 6,5.

5. Paola Turci - Fatti bella per te
Esordisco dichiarando che l'avrei voluta sul podio. A convincere è l'intenzione, nel suo complesso. Il pezzo ha alla base un'idea forte, anche se il testo forse non la sviluppa al meglio, pienamente espressa dall'arrangiamento e da un'intepretazione notevole. Il confronto con le interpreti corrette ma prive di personalità è inevitabile e schiacciante. Voto: 8.

6. Sergio Sylvestre - Con te
Poverino. Premetto che prima di salire sul palco dell'Ariston per me si trattava di uno sconosciuto, ma il fatto che abbia talento e umiltà è evidente. E allora perché buttare via questa voce dotata con una canzone decisamente brutta? Scontata, ammuffita... al livello della peggiore produzione di Giorgia, che è, in quanto autrice, parzialmente responsabile del misfatto. Voto: 4.

7. Fabrizio Moro - Portami via
Trattasi di usato sicuro: è uguale a se stesso, anche quando scrive per altri. Di Pensa ne ha scritta una, ma non ha mantenuto il livello. Non osa, mai. La musica è la fotocopia di altre dieci precedenti, e un testo dignitoso non basta. L'intepretazione è sempre in zona a rischio di vaschizzazione. Voto: 4,5.

8. Elodie - Tutta colpa mia
Se chi legge si accontenta di un'interprete con una bella voce e una bella faccia, può essere che la apprezzi. Se invece chiede come requisito un brano interessante, passi pure oltre. Siamo di fronte all'ennesima insulsa uscita dalla tv, che la capostipite Emma appoggia, al punto di essere coautrice. La canzone è banale, ripete mille volte amore e la musica non migliora affatto le cose. Voto: 4.

9. Bianca Atzei - Ora esisti solo tu
Abbiamo una missione: liberarci di lei. Dopo aver arginato l'invadenza di Kekko-dei-Modà, che qualche anno fa scriveva tutto, anche i nomi sulle porte dei camerini, mentre stavolta è autore solo per lei, ce la ritroviamo in gara. La musica riecheggia Rose rosse per te, ma il dato che sia passato quasi mezzo secolo qualcosa dovrebbe suggerire, e il testo è di una banalità desolante. Esecuzione trascurabile, se non per il pianto (strategico?) dedicato al fidanzato Max Biaggi, che, inquadrato, ha lo sguardo partecipe di un uccello impagliato. Sono finiti i bei tempi in cui quelli che non sfondavano in Italia venivano mandati in America latina o Bulgaria, non ci spero. Propongo: infilatela a cantare cover in un programma della Rai tipo Mezzogiorno in famiglia, e finiamola lì. Voto: 3.

10. Samuel - Vedrai
L'impatto non è pari alla partecipazione con i Subsonica, Tutti i miei sbagli era una bomba, caso raro al Festival, ma Samuel fa la sua bella figura. Pur non essendo molto originale, il brano funziona sotto tutti gli aspetti, testo, musica e arrangiamento, e la presenza sul palco, sia in termini di intonazione che di movimenti, è ineccepibile. In base al gusto personale, a me piace molto. Voto: 8.

11. Michele Zarrillo - Mani nelle mani
Potrei limitarmi a definirla zarrillata, riservata agli amanti del genere. Sembra una crudeltà, ma davvero il brano è noioso, potrebbe essere stato scritto nell'87, e avrebbe annoiato anche allora. Rimpiangiamo L'elefante e la farfalla, per dire. Può piacere solo ai fans irriducibili. Diamogli però atto della professionalità e della sobrietà (nonstante le giacche). Voto: 5.

12. Lodovica Comello - Il cielo non mi basta
Ricordate una tale Arianna, testimonial della Disney in Italia negli anni '90, che hanno poi tentato di riciclare come cantante per un pubblico più vasto proprio a Sanremo? Il caso Comello mi sembra simile. Mi sono limitata ad apprendere che ha partecipato al telefilm per ragazzini Violetta e poi ha condotto programmi televisivi; l'impressione è proprio quella che venga dalla tv per giovanissimi, e che lì debba rimanere. È carina, tutto sommato intonata, probabilmente anche simpatica, ma manca totalmente di spessore. Il brano che le hanno affidato, ahilei, non la aiuta per nulla, perché è squisitamente inutile. Voto: 4.

13. Marco Masini - Spostato di un secondo
La canzone, in cui si sente l'impronta di Zibba, è di buon livello, sia dal punto di vista del testo che della melodia. Fino alla strofa, che è interessante, tutto bene. Poi inizia il ritornello e Masini parte con l'effetto citofono: il testo si perde e all'ascoltatore sembra di essere catapultato nella pubblicità di Gigi e la cremeria. Un'ottima occasione persa. Voto: 6.

14. Chiara - Nessun posto è casa mia
Ha sicuramente una bella voce, che si distacca dalla schiera delle fotocopie della Pausini. Anche la presenza elegante, gioca a suofavore, così come la produzione e la direzione di orchestra di un mostro sacro come Mauro Pagani. Quello che manca, nel complesso, è un po' di grinta, Chiara trasmette poco. Peccato, perché il testo non è male. Voto: 6.

15. Alessio Bernabei - Nel mezzo di un applauso
E, con questo, siamo al terzo anno di tortura. Noi siamo infinito ci ha ammorbato via radio fin quasi all'estate, pochi mesi di respiro e adesso questo nuovo capolavoro. L'unica speranza è che abbia meno successo della precedente, che le tredicenni siano maturate o si siano stufate di perle quali L'universo applaude noi. La struttura è, ahimé, la medesima, così come la voce che stenta nelle note alte e la presenza scenica debole. Nel complesso, il risultato peggiore. Voto: 2.

16. Clementino - Ragazzi fuori
Se lo scorso anno ha fatto bella figura, ripetere la formula non basta. È un personaggio positivo, si adatta a suonare con l'orchestra e il tema è più interessante di cuore/amore, ma non lascia il segno. Consoliamolo ammettendo che nel circo dell'Ariston c'è senza dubbio di peggio. Voto: 5.

Al Bano - Di rose e di spine
Maurizio Fabrizio con un paio di altri complici (tra cui il Carrisi stesso) ha sfornato un polpettone moderno quanto L'edera, che sembra un medley delle quattordici partecipazioni precedenti, escluse quelle di famiglia. È riuscito a tirare su solo il premio per l'arrangiamento, per cui l'interprete non ha merito. Esecuzione tipo: stavolta non ce la fa a farcela e indice di simpatia non pervenuto, come sempre. Voto: 4.

Gigi D'Alessio - La prima stella
Beata ingenuità, quando pensavo che lui sarebbe stato il peggio del Festival... A scanso di equivoci, non andrei a un suo concerto né infilerei un suo cd nel lettore di casa nemmeno se mi pagassero 100 euro al minuto. Però è doveroso riconoscerne la professionalità, che è maggiore rispetto a quella di molti altri partecipanti. Non c'è alcun valido motivo per ascoltare, conclusa la manifestazione, il brano, ma ammettiamo che ha fatto un minimo sforzo per inserire nel testo riferimenti al mondo attuale. Insomma, non arriva ai baratri di Non digli mai, di diciassette anni fa. La musica? Esattamente come la immaginate. Voto: 4,5.

Giusy Ferreri - Fa talmente male
Riassumerei la sua partecipazione al Festival con il francesimo scazzo. Perché tale è la percezione, soprattutto nella seconda serata. Che, al terzo anno, abbia fatto sua la tipica accoglienza ligure? Al di là dell'atteggiamento, ha cantato davvero in maniera pessima, quasi un'imitazione di se stessa. Il percorso che sembrava portarla a uno stile più sobrio si è interrotto (come testimonia anche la scelta del look). Cinque autori, di cui un paio dagli improbabili nomi d'arte, hanno messo insieme una canzoncina radiofonica senza infamia e senza lode, da non cambiare stazione immediatamente, ma che sul palco dell'Ariston non ha reso. Voto: 5.

Ron - L'ottava meraviglia
La perplessità del primo ascolto non è stata sciolta dai successivi. Non si può dire che abbia cantato male, anche se un po' sottotono. Il testo ben scritto ma non entusiasmante e la musica si snoda esattamente come si può immaginare dalle prime note. In sostanza, non un pessimo brano... ma bello nemmeno. Voto: 5.

Nesli e Alice Paba – Do retta a te
Mi imbarazzo io a commentare, figurarsi loro a esibirsi. La collaudata formula del duetto ruffiano questa volta non ha funzionato. Come non hanno funzionato le rime baciate a nastro, con una serie interminabile di ù. A ben vedere, il testo non ha nè capo nè coda, non si capisce proprio. La reduce di talent è scontato che sia disposta (o costretta) ad interpretare qualsiasi cosa, ma perché Nesli, che fa un onesto rap, si è prestato a questa esperienza miserrima, addirittura come autore? Voto: 3.

Raige e Giulia Luzi - Togliamoci la voglia
Che imbarazzo, parte seconda. Potrei copiare la recensione precedente, con qualche modifica, ma mi sforzerò. Anche qui abbiamo un rappresentante dell'hip hop catapultato in un mondo che non è il suo, e in coppia con una cantantina di tutt'altro genere, in questo caso figlia di musical e del carrozzone Rai. Lui si ritaglia uno spazietto per rappare, lei è intonata, ma il brano è davvero terrificante. Non mi capacito di come fra gli autori possa esserci Zibba, e voglio convincermi che il suo contributo sia minimo. Salvo solo qualche passaggio dell'arrangiamento. Loro si volevano togliere la voglia, ma a noi, dopo la prima esibizione, la voglia di ascoltarli (e di guardarli, visti gli abiti orrendi) è totalmente scomparsa. Voto: 3,5.

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