Attualità Magazine - Lunedì 13 febbraio 2017

Ti prego, rispondi, due solitudini in un fumetto

di Francesco Cascione

- Tornerò sempre a casa
- Ci conto… perché non so cosa farei se…
- Red. Tranquillo

Olive e Red si amano. È la prima cosa che scopriamo. Il punto fermo di tutta la vicenda di cui siamo fatti testimoni dai due autori. Ce lo racconta la situazione nella quale li troviamo, sono abbracciati sotto le coperte di un letto parecchio stropicciato.

Olive è in partenza, Red è apprensivo. Quando si salutano lo fanno tra la promessa di badare al cane Pasha e quella – quasi un gioco tra i due – di tornare. In Ti Prego, rispondi (Baopublishing, 176 pp – 19 eur) Kathryn e Stuart Immonen non si soffermano su tutto quello che un storia d’amore porta con se, ma concentrano il loro lavoro e l’attenzione del lettore sulle ansie, sulla paura che la certezza di vivere un momento straordinario porta con sé.

Perché la felicità fa paura, perché il senso di perdita è indissolubilmente legato alla certezza di aver avuto. La scelta degli autori, coraggiosa e trattata in modo esemplare, è di raccontare una vicenda che ha lo scopo di disturbare il lettore e che per farlo utilizzano contesto, personaggi, disegni e soprattutto colori ben bilanciati.

Tutto il volume è in equilibrio, ed è probabilmente questo senso di ordine a turbare maggiormente. Come spettatori, della storia tra Olive e Red non viviamo l’incontro, l’innamoramento, la passione. Tutta quella parte di una storia che fa innamorare dei personaggi viene lasciata volutamente ai margini; diversamente il libro è colmo di una romantica disperazione nel quale la nascita di un amore è solo sottointeso, messo da parte, liquidato con quel letto disordinato, un cane, e i colori caldi che accompagnano le prima tavole, il primo dei VII capitoli di cui la novel dei due autori canadesi è composta.

Red e Olive sono immortalati nel momento del saluto; la serena tranquillità di lei, l’impressione – e la reazione quasi infantile ad essa - di un brutto presentimento di Red.

Dopo le prime pagine i due avranno due storie parallele. Lei dispersa in Siberia, lui – solo in casa - investito da una disperazione fredda, ma non meno struggente.

Due solitudini lontane che lottano per ritrovarsi. Quello che colpisce di questo volume è osservare come l'abilità dei due autori sia in fondo la stessa che Moretti ha riversato – ad esempio - ne La Stanza del Figlio. Come il film capolavoro del regista romano anche questa Novel offre una rappresentazione del dolore cruda, pura, epurata da qualunque artifizio narrativo e raccontata in un modo tale, il solo possibile, che resta impossibile non sentirsene parte.

All’angoscia di Red fa da contraltare la disperata ricerca di salvezza di Olive. In entrambi i casi, che sia sotto una volta polare o in una cucina immersa nel buio rotto dalla luce del frigorifero, è immediata l’empatita verso i due.

Il risultato è un abito che si adatta al lettore e che ne riporta a galla le angosce, i ricordi peggiori, le esperienze che inevitabilmente lo hanno segnato. La storia dei due diventa metafora di abbandono, delle speranze riposte nell’altro e disattese, in quel Ti Prego, rispondi che è inevitabilmente un atto di resa.

Come nei film nel quale romanticismo e disperazione di mescolano fino a confondersi, anche Ti prego, Rispondi va letto – come mi ha detto un’ amica – tenendo accanto i fazzoletti.

Difficile liquidarlo definendolo con assoluti. È indubbiamente riuscito, con una trama frammentata come quella di un sogno e della quale i colori investono con educata irruenza.

Alla parte riservata ai due segue poi una lunga parte antologica nella quale la voce di Red diventa narrante, un capitolo solo apparentemente isolato del resto del racconto ma che del racconto ne è parte integrante.

Un lavoro notevole; intenso e nel quale non sono ammesse mezze misure. Una lettura che prende per mano dopo poche tavole per poi rapire, letteralmente, e che conduce fino all’ultima tavola costringendo il lettore a mantenere il fiato sospeso e gli occhi spalancati.

Una lettura a tratti dolorosa ma che non per questo risulta meno affascinante.