Concerti Magazine - Lunedì 30 gennaio 2017

Sanremo 2017: i Big e la serata dedicata alle cover

di Lorenzo Coveri

SANREMO 2017: I BIG. TESTI E PAGELLE DELLE CANZONI IN GARA

FESTIVAL DI SANREMO 2017: TUTTI I CANTANTI IN GARA

Pubblichiamo di seguito la valutazione linguistica sui testi delle canzoni in gara a Sanremo di Lorenzo Coveri, professore di linguistica italiana all'Università di Genova, che si è occupato a più riprese del Festival

SANREMO 2017 LE COVER DEI BIG - PRIMA PARTE -SECONDA PARTE - TERZA PARTE - QUARTA PARTE

16. Michele Zarrillo, Se tu non torni Miguel Bosé (1994)

Cover al calore latino per il cantautore romano che torna al Festival dopo nove anni di assenza. L’originale è Si tu no vuelves (dall’album Sotto il segno di Caino) vincitore del Festivalbar nel 1994 e nelle charts dell’anno. Reinciso in spagnolo da un Miguel Bosé un po’ appannato sulla scena italiana nel 2007 in coppia con Shakira. Altra versione di Irene grandi con Stefano Bollani. Testo (e musica) strappalacrime: Se tu non torni / non tornerà neanche l’estate / e resteremo qui io e mia madre / a guardare la pioggia.

17. Nesli-Alice Paba, Ma il cielo è sempre più blu Rino Gaetano (1975)

Sembra ieri che Rino Gaetano intonava a squarciagola questa ironica e amara canzone, costruita su una strofa fatta di ripetutissime anafore (Chi vive in baracca, chi suda il salario / chi ama l’amore e i sogni di gloria, / chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria): un catalogo di spostati di gusto surrealista seguito dal ritornello del titolo. Un caso, quello del cantante calabrese (morto a trent’anni nel 1981) di longevità nella memoria del pubblico paragonabile solo a quelli di Battisti e De André, con evergreen ancora ascoltatissimi (Mio fratello è figlio unico, Gianna, Nuntereggaepiù) entrati nell’immaginario collettivo (e nella conversazione quotidiana). Ne ha già fatto una cover Giusy Ferreri. Ora ci riprova la strana coppia formata dal rapper marchigiano Nesli e dalla campionessa di The Voice of Italy Alice Paba.

18. Raige-Giulia Luzi, C'era un ragazzo Gianni Morandi (1966)

Due grandi autori, Mauro Lusini e Franco Migliacci, per la prima canzone engagée del ragazzo di Monghidoro nel clima della protesta per la guerra nel Vietnam. Inizialmente sottoposta a censura (e alle critiche da parte dei duri e puri dei movimenti di contestazione), fu spinta al successo anche sull’onda dell’interpretazione della sacerdotessa del folk Joan Baez. Testo diretto, senza sottintesi, con qualche ingenuità (l’onomatopea tara tara tatta tattà per imitare il rosario della mitragliatrice). C’era un ragazzo continua a essere eseguita da Gianni anche nei concerti dal vivo (ultimo il trionfale tour con Claudio Baglioni) assieme alla sua lunghissima serie di hit. La eseguiranno in duetto (rap & pop) nella serata delle cover Raige (Alex Andrea Vella) e l’attrice e cantante Giulia Luzi.

19. Ron, Insieme a te non ci sto più, Caterina Caselli (1968)

Scritta nel formidabile 1968 nientemeno che da Paolo Conte (con Pallavicini e Virano) per l’ex Casco d’oro prima che Caterina diventasse una grande industriale del disco, la canzone deve la sua fama anche al fatto di essere stata spesso utilizzata dal cinema (per esempio da Nanni Moretti nel film Palma d’oro a Cannes La stanza del figlio; la stessa Caselli l’ha reinterpretata nel film Arrivederci, amore ciao di Michele Soavi). Testo tradizionale, con monosillabi e tronche in fine di rima, ma perentorio: Insieme a te non ci sto più / guardo le nuvole lassù / finisce qua / chi se ne va che male fa. Innumerevoli le cover: Avion Travel, Battiato, Vanoni, Ferreri, Fiorello. Ora ci prova Ron al suo settimo Sanremo.

20. Paola Turci, Un'emozione da poco, Anna Oxa (1978)

Grande interprete (con la Mannoia) dell’edizione 2017 della rassegna sanremese, Paola Turci ritorna dopo sedici anni all’Ariston con la cover di una canzone scritta da Ivano Fossati (con Guglielminetti) e cantata per la prima volta da una sconosciuta diciassettenne Anna Oxa su quel palco. Fu l’inizio della carriera per la cantante pugliese, cui contribuì tra l’altro il suo look punk. Testo non convenzionale, parafemminista: Dimmi dimmi dimmi che senso ha / dare amore a un uomo senza pietà; ed io non vedo più la realtà / non vedo più a che punto sta / la netta differenza tra il più cieco amore / e la più stupida pazienza. Reinterpretata dallo stesso Fossati nel 2001, è anche nella colonna sonora del film campione di incassi Lo chiamavano Jeeg Robot.

21. Samuel, Ho difeso il mio amore, Nomadi (1968)

Anche questa è una cover di cover: l’originale (di lunghezza inusitata: sette minuti e trentasette secondi) infatti è Nights in white satin del gruppo, pioniere del progressive rock, dei Moody Blues (1967), adattata (dal paroliere Daniele Pace) e incisa in italiano in un primo tempo dai Profeti, poi dai Nomadi nell’album I Nomadi e, in singolo, come lato B di Canzone per un’amica di Guccini, infine dai Bit-Nik. Tra le altre numerose cover, anche una di Dalida col titolo Un po’ d’amore. Il ritornello As I love you è stato reso, per conservare lo stesso numero di sillabe, come ho difeso (il mio amore). L’intro Nights in white satin (letteralmente: notti in raso bianco, con riferimento all’alba) / never reaching the end / letters are written / never meaning to send è sta resa come Queste parole / sono scritte da chi / non ha visto più il sole / per amore di lei. La canterà Samuel dei Subsonica.

22. Sergio Sylvestre, La pelle nera, Nino Ferrer (1967)

Chi ricorda Nino Ferrer (Agostino Arturo Maria Ferrari), genovese naturalizzato in Francia? Purtroppo non molti, visto che qualche sito attribuisce questa canzone a Rocky Roberts, che la pelle nera ce l’aveva già. Ma Nino, (che morirà suicida nel 1998), anche antropologo, autore ed attore cinematografico, aveva avuto grande successo in Italia alla fine degli anni Sessanta con Un anno d’amore interpretata da Mina, Agata, Il re d’Inghilterra, Donna Rosa (di Pippo Baudo). La pelle nera è un rythm ‘n’ blues graffiante che rende omaggio agli interpreti afroamericani (Wilson Pickett, James Brown e altri sono citati nelle lyics) e rivolge il suo sarcasmo contro il razzismo (non tragga in inganno il verso politicamente scorretto arrostire un negretto ogni tanto, che all’epoca suscitò scalpore). Brano perfettamente adatto alla voce soul di Sergio Sylvestre.