Magazine - Mercoledì 11 gennaio 2017

A spasso per San Francisco, una città difficile da dimenticare

Un edificio vittoriano di Haight-Asbury
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Magazine - Lo confesso, mi sono innamorata di San Francisco. Attraversandola mi sono resa conto quanto sia da sempre avanguardia dell'Occidente. Nelle sue strade porta i segni, i landmarks direbbero gli americani, di tanti movimenti culturali, politici e sociali del Novecento. E ora, in quest'epoca difficile, è un punto di riferimento per tutte le nuove tecnologie. La Silicon Valley è a due passi, con le sedi di tante aziende che hanno inventato cose straordinarie anche se alcune - da Facebook a Google – detengono sempre più il monopolio dell'informazione planetaria.

Sono rimasta colpita da Castro Street, la strada dove vive la più grande comunità gay del pianeta, Little Italy con le sue atmosfere beatnik, e Haight-Ashbury dove si incontravano gli hippy negli anni Sessanta.

Cominciamo con Little Italy, chiamata anche North Beach, con i suoi ristoranti e bar italiani, l'Avenue Cristoforo Colombo, ma soprattutto la libreria City Lights, fondata negli anni Cinquanta del poeta Ferlinghetti che, insieme a Allen Ginsberg e a Jack Kerouac, ha dato vita alla Beat Generation. Il famoso Urlo di Ginsberg è stato pubblicato proprio dalla casa editrice di Ferlinghetti. Appena stampato, venne censurato per oscenità, poi una sentenza ne permise la vendita.

Varcando la porta della libreria ti sembra di essere ancora in un mondo rassicurante, una tana come probabilmente lo era per tanti negli anni Sessanta. Come se le domande ai problemi urgenti del mondo potessero avere una risposta. Non è che allora la vita fosse una pacchia, ma almeno si cercavano delle strade alternative. Una valanga di libri e scaffali su tre piani, un mare di carta, e di sapere. In cima alle scale, ci si imbatte nella saletta dove ha esordito la beat generation. C'è anche la sedia del poeta, poet's chair, dove è bello sedersi, chiudere gli occhi, dondolarsi e riportare in vita quel mondo pieno di creatività. Ho comprato I vagabondi del Dharma, romanzo di Kerouac, e l'ho letto scendendo in treno da San Francisco a Los Angeles. Pura poesia, attraversare quei luoghi, leggendo quel libro.

Fuori dalla libreria, lungo Colombus Avenue, si incontrano ancora dei locali dove un tempo i beatnik ascoltavano jazz e blues. Fermatevi a prendere un drink al Vesuvio Café, frequentato tra gli altri da Jack Kerouac e Dylan Thomas. Non dimenticatevi il caffè Trieste, dove si possono ancora incontrare delle persone in età, che hanno proprio l'aria di appartenere a quella generazione. E poi entrate in tutti i locali del quartiere, senza timidezza, nessuno vi chiede niente. E voi vi riempite di visioni.

È senza dubbio più commerciale Haight-Asbury, il quartiere hippy, con le sue meravigliose case vittoriane, dai mille colori. All'incrocio tra le due strade principali del quartiere negli anni Sessanta si riunivano i giovani cappelloni che credevano nella pace, nell'amore e nella libertà. Tra di loro spiccava Janis Joplin con i sui capelli lunghi e ricci, i suoi occhi penetranti e la sua voce unica.

Tra il 1965 e il 1968 migliaia di ragazzi hanno fatto di San Francisco la propria Mecca. Si trasferivano a Haight-Asbury, con la speranza di poter cambiare il mondo. Un fenomeno giovanile senza precedenti. La Summer of love del 1967 è stata il punto più alto di questa esperienza. Ora tutto questo non c'è più, però il quartiere è costellato di negozi che vendono gadget, dai chiloom per fumare la marijuana ai narghilè. Ovunque immagini di Bob Marley (che c'entra?) o souvenir di tutti i tipi che ricordano il quartiere o il movimento hippy. Tanti i graffiti dei musicisti più famosi del Novecento. Persone vestite in modo stravagante, oltre a centinaia di turisti, passeggiano sugli ampi marciapiedi, in un via vai continuo.

Castro Street è tutta un'altra esperienza, con le sue bandiere arcobaleno appese ai pali della luce, con le sue strisce pedonali di tutti i colori. Avevo sentito parlare di questa comunità LGBT, credo la più grande del pianeta, ma non mi aspettavo fosse così accogliente ed elegante.

Il mondo ha conosciuto questo quartiere e la vita di Harvey Milk, il Sindaco di Castro Street, anche grazie al film del 2008, diretto da Gus Van Sant, che ha vinto due premi Oscar. Milk aveva un negozio di fotografia proprio in Castro Street ed era un militante del movimento omosessuale. È stato il primo gay dichiarato ad assumere una carica istituzionale negli Stati Uniti, prima di venire ammazzato nel 1978 per le sue idee, insieme al sindaco George Moscone. In Castro Street, dopo il film, hanno riaperto il vecchio negozio di Milk, dove ora si vendono gadget del movimento GLBTQI e dove ci si può informare sulle vicende che ho appena descritto. Ma tutta la strada è multicolore, con tanti locali che hanno supportato Milk e le sue lotte. Da visitare il Castro Theatre, io sono riuscita ad entrarci, solo chiedendo il permesso. Molto bello anche il pub Twin Peaks, che da più di quarant'anni offre ospitalità agli omosessuali. Il primo locale della strada a non avere i vetri oscurati. Si può anche visitare il GBLT Museum, il primo museo sulla storia del movimento gay americano. Non perdetevi la rainbow honor walk: una passeggiata tra le targhe sui marciapiedi, che ricordano personaggi come Virginia Woolf, Gertrude Stein, Alan Touring, Frieda Kalho e Oscar Wilde.

Questi sono solo tre itinerari in una delle città più multicolori e vivaci del pianeta, una metropoli posta all'estremo lembo dell'Occidente, che guarda verso l'Oriente. Non ho parlato dello straordinario Golden Gate Bridge, della poco interessante Union Square, dal turistico Fisherman Wharf, delle Twin Peaks o dei caratteristici tram. Altrimenti dovrei scrivere un saggio non un articolo. Vale proprio la pena andarci. Per colpa della Silicon Valley che attrae milioni di giovani, i prezzi sono alti, ma se cercate i voli con attenzione e magari fate scambio casa, non è poi così difficile. Buon viaggio, ve lo auguro di cuore.

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