Attualità Magazine - Lunedì 9 gennaio 2017

Tutti i segreti del Caveman di Maurizio Colombi

Maurizio Colombi
© www.caveman.it

Le prossime date di Caveman - l'uomo delle caverne:

Dal 2008 ad oggi, Caveman - l'uomo delle caverne (titolo originale Defending the Caveman) dell'attore e comico americano Rob Becker, è un one-man show che Maurizio Colombi, (regia Teo Teocoli) ha portato in tutta Italia collezionando "tutto esaurito" in vari teatri dello stivale. Il più recente la notte di Capodanno al Teatro dal Verme di Milano con 1400 persone.

Negli anni lo spettacolo si è trasformato attraverso due invenzioni. La prima, cinque anni fa, con l'intervento alla regia di Gennaro D'Avanzo (per 35 anni direttore del Teatro San Babila di Milano e collaboratore di lunga data di Colombi) che ha segnato l'arrivo della Caveman band: cinque elementi capaci di vivacizzare ulteriormente lo spettacolo e dare l'opportunità a Colombi di sfruttare le sue doti di cantante oltre a quella di intrattenitore. Un'invenzione che ha fatto aggiudicare alla versione italiana il premio come la migliore in Europa. «Nelle varie versioni europee, non tutti hanno incluso la musica dal vivo nello show - spiega D'avanzo - ma Colombi ha una sua formazione che è anche alla base della sua attività principale come autore di tantissimi musical di successo. Lui conosce bene qual è il posto della musica. Lo spettacolo è migliorato tantissimo. A Genova torniamo per la seconda volta dopo l'estate 2016 (Ridere d'Agosto), a Torino per la 15esima volta, mentre a Milano ci siamo praticamente tutti i mesi».

La forza dello spettacolo è che «snocciola tutti i difetti dell'uomo e della donna - prosegue D'Avanzo - e poi li descrive quando sono insieme. Alla fine facciamo ridere tutti: uomini e donne. Entrambi si riconoscono in Caveman, perché questo personaggio racconta per esempio di come la donna sia multi-tasking e molto più veloce dell'uomo e di come tutto si possa ricondurre alla preistoria e alle diverse mansioni dell'una e dell'altro: raccoglitrice e cacciatore. Da cui deriva l'altra caratteristica dell'uomo: lo sguardo focalizzato su un unico obiettivo. In casa la TV per l'uomo, mentre la donna tra le mura domestiche coglie ogni dettaglio».

La drammaturgia, partita da un lavoro di traduzione e adattamento, si è via via arricchita nel tempo cercando di tracciare un percorso sull'evoluzione del maschio, «dagli anni '40 agli anni '50 fino ad oggi, ovvero da John Wayne all'icona gay, che oggi porta la barba. Ma un tempo chi portava barba e baffi, negli anni '70 almeno, coincideva con l'uomo vero. Oggi si è un po' persa quella fisionomia riconoscibile e Colombi dà conto ironicamente anche di questo, di come tutto sia cambiato».

C'è chi parla delle doti terapeutiche di questo spettacolo che non gioca sui soliti stereotipi triti e ritriti, ma parrebbe trovare una conciliazione nel mettere in luce differenze e imcomprensioni, al punto da offrire un'occasione alle coppie per sdrammattizzare sulle manie reciproche. «La cosa bella è che alla fine dello spettacolo la donna e l'uomo si capiscono molto meglio. Facciamo anche corsi pre-matrimoniali e funziona davvero».

Quali le gag più popolari tra il pubblico? «Impossibile ricordarle tutte, Colombi è davvero molto bravo, ma ne posso ricordare qualcuna. Per esempio quella dell'uomo che non si limita a guardare la TV, ma diventa il televisore. E di come la donna faccia zapping ordinato, usando i numeri dall'1 in avanti o indietro, perché è capace di fare collegamenti e immaginare. Mentre l'uomo entra in casa, se ci sono la moglie e la TV vede la TV e basta. Quindi si mette a far zapping in modo disordinato e alla fine non ha guardato niente e non ci ha capito niente. C'è poi il punto in cui Colombi chiede agli uomini tra il pubblico: Avete un posto vostro in casa? E di solito si sente rispondere: la cantina, il balcone, il garage. Allora lui fa notare che sono tutti posti "fuori" dalla casa. Si finisce per indicare come angolo dell'uomo il bagno. L'unico posto dove l'uomo è capace di fare due cose contemporaneamente».

La campagna promozionale è congeniata in modo strategico: una data in una città, in un teatro da almeno 200/300 posti e un'altra data nella stessa città a distanza di un venti giorni o un mese perché è con il passaparola che cresce il successo di questo monologo. «I nostri spettatori diventano altrettante locandine ambulanti e così cresce la richiesta». Nelle città grandi lo spettacolo va in scena il lunedì, in quelle piccole il sabato.

A dicembre la versione italiana di Caveman è finita a Miami, tre date, per raggiungere la comunità italiana con una versione molto più breve: solo trentacinque minuti. E Colombi come vive questa impresa? «Per lui Caveman è una terapia, lo fa anche con la febbre. Al momento è impegnato in due nuove scritture per due nuovi musical: Turandot, la regina di ghiaccio con Lorella Cuccarini e Elvis, qui l'interprete è ancora da trovare. Per Rapunzel abbiamo visto quasi 700 persone, dalla scrematura ne sono rimaste 60, di cui ne servivano 15».

A che punto è la preparazione degli interpreti per i musical in Italia? «Rispetto a un po' di anni fa, i ragazzi hanno migliorato e seguono la scuola americana. Oggi è molto più facile trovare performer che sappiano ballare cantare e recitare. Noi stessi abbiamo una scuola di formazione, ma tanti vengono dall'Accademia, dalle scuole di recitazione, non c'è un'unica provenienza. Tanti poi crescono all'interno di musical di lunga tenitura. Per esempio il Capitano Uncino (Pietro Pignatelli) del nostro Peter Pan, me lo ricordo ancora, era in Grease nel '97, ballava bene ma è diventato un bravo cantante e un bravo attore con il tempo e ora ha un suo ruolo».