Magazine - Mercoledì 7 dicembre 2016

Il mio primo matrimonio gay, finalmente anche in Italia si può

Matteo e Mario, durante la festa di matrimonio

Magazine - Tra i tanti anti-Renziani che hanno votato no ci sarà ben qualcuno che non ha perdonato all'ex premier di aver fatto passare la legge sulle Unioni Civili. Da tanti anni la consideravo necessaria, sia per adeguarci ai Paesi più evoluti, sia perché amarsi è bello. Così diceva sempre anche il mitico Don Gallo. Ed era micidiale che chi voleva unirsi ufficialmente, fino a qualche mese fa, non lo potesse fare. Ben consapevole che nulla è permanente soprattutto in questa società liquida, sono andata per la mia prima volta alla festa di una coppia gay, che si è appena sposata. Mi piace chiamarlo matrimonio, anche se matrimonio non è. E forse neanche a Matteo, mio cugino, e a Mario – suo compagno - piace chiamarlo così. Non sono due persone militanti, e neanche vogliono apparire più di tanto.

Si sono uniti a Pavia un po' di tempo fa, il Comune voleva una grande festa per loro, erano i primi.

«Celebrerà l'unione il sindaco. Che musica volete?», chiede l'incaricato del Comune.

«Ma noi veramente ...», risponde Matteo.

«E i fiori, potete metterli tutti qui»

«Ma noi veramente ...»

«Possiamo chiamare i giornalisti? Il sindaco ci tiene tanto, è la nostra prima unione civile»

«No, guardi, ci spiace. Vogliamo una cerimonia privata. Pochi parenti. Poi, con calma, fra qualche mese faremo una grande festa con amici e parenti»

Così mi ha raccontato Matteo. Me l'immagino la delusione negli occhi dell'impiegato. Il sindaco però è stato di parola, li ha sposati lo stesso lui in persona. È giusto così. Per Matteo e Mario è una cosa normale. Non c'è niente di straordinario, perché essere assillati dai giornalisti?

Matteo è medico, Mario docente universitario. Hanno da poco passato la quarantina, ma sembrano più giovani. Ci raccontano che è stato un po' difficile ottenere la licenza matrimoniale ma poi ce l'hanno fatta.

Venerdì scorso partiamo alla volta della Toscana bella, tra Arezzo e Siena, è finalmente arrivato il momento della festa. La location è la casa dei genitori di Mario, un rustico che domina la collina, tra ulivi e cipressi. Già dalla cena, preludio della mangiata del giorno dopo per i festeggiamenti, noto che l'atmosfera è diversa da quella dei matrimoni etero. Meno convenevoli, più riservatezza. Le due mamme tengono banco e parlano per tutta la cena, mentre Matteo gioca con i nipotini, i figli della sorella di Mario, e Mario ascolta silenzioso.

Arriva il giorno della festa, non sto a raccontarvi quanto è buona la ribollita, ma l'atmosfera anche con gli amici è la stessa, come fosse una festa di compleanno. Matteo se ne sta da una parte e Mario dall'altra. Si mangiano manicaretti che non vi elenco, prendendo cibo dal buffet, e ci si siede qui e là, in una delle tante stanze della villa. Arrivato il momento del dolce si riesce finalmente a unire gli sposi per scattare le foto. In mezzo a loro c'è una cara amica, che fa un discorso molto simpatico, l'unico: «Sono anni che vado a sciare con Matteo e Mario e a regger loro il moccolo, quest'anno sarò il loro reggimoccolo ufficiale».

Applausi, qualche brindisi, ma non sono ancora riuscita a scattare la foto a loro due da soli. Ad un certo punto li becco nella stessa stanza e mi butto: «Fatevi fare una foto insieme dai», e ci riesco. Dopo la mia proposta accorrono tanti invitati con macchine fotografiche e smartphone, che li fanno impazzire con i flash. Nessuno osava chiedere, evidentemente, ma tutti aspettavano il momento giusto.

In questo periodo storico in cui si stanno sfaldando i sistemi di riferimento che hanno governato la nostra convivenza civile per più di un secolo, in questa terribile fase di incertezza, è bello vedere che qualcosa va per il verso giusto.

Siamo sulla strada del ritorno, approfittiamo per fare un giro a Badia d'Agnano, dove abbiamo alloggiato in un ottimo bed&breakfast, il Bosso di Toscana, per soli 35 euro. Lo gestisce una famiglia ospitale di Prato che ha deciso di spostarsi in campagna e ha ristrutturato un vecchio convento. Poi ci perdiamo nel borgo di Rapale in cima ad una collina che sovrasta uno dei posti più belli del mondo. Laggiù in fondo si intravede Siena, illuminata dal sole al tramonto.

È ora di tornare, a malincuore prendiamo l'autostrada. Mi arriva un messaggio su whatsapp: «Sognavo che la prima unione civile alla quale avresti partecipato fosse la nostra – mi scrive un'amica – ma, conoscendo i nostri tempi, sapevo che sarebbe andata così. Quel che conta però è che tu sarai accanto a me come mia amica e testimone. E questo non è un sogno». Sono felice che mi abbia chiesto questa cosa, è bello che anche loro trovino la loro strada. E che si sentano riconosciute dalle legge di questo Paese, pazzo quanto basta.

Altri due amici si uniranno a breve, Massimo e Pietro, militante nel movimento gay fin dagli inizi. E fra due settimane un altro matrimonio, stavolta di una donna e un uomo.

Insomma, una lista di inviti, tra l'altro ne devo saltare un altro etero in Toscana il prossimo fine settimana. Per me non c'è e mai c'è stata alcuna differenza. Sto bene con i miei amici gay, molto bene, tanto quanto con le coppie etero. Basta che ci sia amore. L'Italia non ne può più di tanto rancore.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

LO SPUNTO DI LAURA GUGLIELMI tutti i mercoledì su mentelocale.it, oppure su Facebook: iscriviti al gruppo. Per chi volesse scrivermi una mail: laura.guglielmi@mentelocale.it

Oggi al cinema

The Rocky Horror Picture Show Di Jim Sharman Commedia / Horror Gran Bretagna, 1976 Una coppia di fidanzati si trova con la macchina in panne nel bel mezzo di un temporale ed in piena notte. Decidono allora di chiedere aiuto in un vicino castello che si rivelerà però abitato da strani personaggi arrivati in occasione della... Guarda la scheda del film