Libri Magazine - Lunedì 5 dicembre 2016

L'estate fredda, un giallo classico per Gianrico Carofiglio

Gianrico Carofiglio

Magazine - Dopo Una mutevole verità (2014), L’estate fredda (Einaudi, 2016, 352 pagine, 18 Euro - Acquista su Ibs) è il secondo romanzo per i tipi Einaudi di Gianrico Carofiglio - ex parlamentare, ex pm, scrittore a tempo pieno per sua scelta - che vede come protagonista il maresciallo Pietro Fenoglio, carabiniere torinese quarantatreenne, trapiantato da anni a Bari.

L’estate fredda è un altro poliziesco in assoluto con indagini puntuali e circostanziate. Un bel giallo classico tradizionale con tempi e modi di indagine che rispecchiano metodi e maniere cari alla vecchia guardia, sistemi soggetti a logiche e vincoli insoliti che oggi potrebbero apparire scontati e lontani. Quasi storici, siamo infatti nel 1992 l’anno terribilis della strage di Capaci e della successiva barbara uccisione di Borsellino, i tempi delle stragi di Palermo mai psicologicamente o moralmente superati e che offrono una lontana cornice tragicamente noir.

Anche se i gesti, le abitudini del protagonista e le sue movenze nei rapporti con i colleghi tenderebbero a richiamare le atmosfere francesi care a Simenon, l’ambiente è ben diverso. E il clima non inganna. Bari non è Parigi, né il nord della Francia e le Puglie sono molto, ma molto lontane dalle Fiandre.

Siamo a Bari, dicevamo prima, nel 1992, e la storia si sviluppa tra maggio e luglio. A Bari sono giorni di fuoco, per una sanguinaria guerra interna che miete vittime tra i membri di una banda locale, quella di Grimaldi Nicola, anche detto Tre cilindri perché ha il cuore ballerino. Fra agguati, uccisioni, e sparizioni, insomma quei casi in gergo giornalistico detti di lupara bianca. La faida sarebbe esplosa tra il Grimaldi e il suo giovane vice, Lopez. L'epopea sanguinosa e stracciona di una mafia addestrata dalla 'ndrangheta, quindi di seconda mano parrebbe ma non per questo meno crudele e letale.

Polizia e carabinieri stanno sul chi vive, restando sui margini quasi da spettatori e il maresciallo Fenoglio deve ancora prendere confidenza con il nuovo comandante del nucleo operativo, il capitano Valente, marchigiano, uomo educato, cauto e che è appena arrivato da Roma. Ma quando trapela la notizia che un bambino, il figlio di Tre cilindri, è stato sequestrato per ottenere un riscatto, la faccenda si fa bollente. E quando il cadavere del bambino viene fatto ritrovare in fondo a un pozzo, la situazione rischia di diventare esplosiva.

Però, inaspettatamente, Lopez Vito detto Il Macellaio il giovane boss che ha scatenato la guerra e che tutti sospettano del mortale sequestro, si consegna, sceglie la strada del pentitismo e decide di collaborare con i carabinieri. Tutta l’inchiesta passa nelle mani della dottoressa D’Angelo e Lopez giorno dopo giorno fa mettere a verbale la sua lunga lineare, dettagliata e documentata confessione di delitti e omicidi. Ma giura e spergiura di non aver Mai toccato il bambino. E magistrati e inquirenti sono portati a credergli.

In primis tra loro il maresciallo Fenoglio, un investigatore colto, che ama la buona musica, malinconico, emotivamente provato dalla lontananza della moglie, che gli ha chiesto una pausa affettiva, ma in grado di servirsi sempre delle migliori caratteristiche per il suo lavoro: la capacità di dubitare, di non affezionarsi a un'unica tesi e di saper valutare i fatti in altro modo. E in più Fenoglio è un uomo profondamente retto ma che non dà mai giudizi morali.

Però stavolta per arrivare alla verità Pietro Fenoglio dovrà scavare dove non vorrebbe e sarà costretto a inoltrarsi nell’oscuro territorio dove è difficile separare quello che è giusto da quello che è illecito, criminale.

Un giallo ben calibrato in tutti i sensi. In L'estate fredda infatti Carofiglio riesce a descrivere senza sbavature il mondo della giustizia, con i suoi cabalistici riti e il suo anacronistico gergo, con quel tanto di distacco da farcene cogliere il lato più grottesco. E una trama articolata che non offre sconti alle pecche dell’ambiente che ci circonda, ma ci ripropone un nuovo valido protagonista di umana e straordinaria dignità che speriamo d’incontrare ancora e che, se non bastasse, su esempio dal suo autore, sa fare quotidianamente uso di attenta e sottile ironia. E auguri a Pietro Fenoglio anche per quel pizzico di speranza che meriterebbe.

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