Libri Magazine - Lunedì 14 novembre 2016

Frank Miller: «il mio Batman è come un eroe greco»

di Francesco Cascione
Frank Miller
© Francesco Cascione

Magazine - «Sono consapevole di aver avuto un ruolo importante, assieme ad Alan Moore, in un momento fondamentale per la storia del fumetto. Siamo stati presi come esempi, abbiamo ispirato storie: nel bene, ma anche nel male».

A parlare è Frank Miller, ospite nell’edizione appena conclusa di Lucca Comics&Games. Un simile incontro è qualcosa che ogni lettore di fumetti sogna.

Frank Miller assieme a pochi altri, è uno degli autori che hanno iniziato al fumetto milioni di lettori in tutto il mondo. Prima di incontrarlo è facile ritrovarsi nei panni di Bobo – il personaggio di Sergio Staino - alla vigilia del suo incontro con Luis Sepulveda.

L’autore di pietre miliari come la saga di Sin City, 300 e soprattutto di alcune delle più belle storie di Batman è una specie di monumento mobile; la sua andatura incerta e la postura segnata da qualche problema di salute non intaccano il suo sguardo aquilino e la voglia di raccontarsi nella mezzora di confronto con i giornalisti accorsi numerosissimi – sarà la conferenza più partecipata - al Press Café di Lucca.

Tra taccuini, registratori e macchine fotografiche è facile individuare gli albi su cui Miller ha messo nome e penna; le regole di ingaggio, il galateo della conferenza, non prevedono un momento dedicato alle firme ma solo domande; ma sperare non costa nulla.

Sagace la sua risposta a chi chiede del suo rapporto con Dio: «Non ci hanno mai presentati». A chi invece chiede se esista un legame tra la violenza delle sue storie e il suo modo di intendere la politica l’autore di 300 risponde che «la violenza non è una soluzione né un suggerimento, ma solo un elemento di storie di avventura; io racconto storie, non suggerisco al lettore quali scelte debba fare».

La violenza di Sin City, è importante sottolineare – spesso ci si ferma all’apparenza - non è fine a se stessa ma fedele alla tradizione Hard Boiled, nel quale l’eroe è sì sospeso tra luce ed ombra, caratteristica potente per la città del peccato, ma non è un sadico, mai, solo un cavaliere per il quale la violenza è mezzo, non fine.

«Ricordo – racconta – di quanto siano state decisive le strisce di Spirit, di Will Eisner; le storie gialle ed i film noir sono stati decisivi per la mia formazione, anche se il mio film preferito è Mezzogiorno di Fuoco».

Molte le domande relative ad Holy Terror; opera controversa dai toni estremamente violenti e «nata – racconta – come reazione ai fatti dell’11 settembre». I fatti di New York lo hanno sconvolto e non ne fa mistero, quella particolare graphic novel è stata una reazione emotiva, una seduta terapeutica, un modo per elaborare il lutto e affrontare il pericolo rappresentato da un terrorismo globale che colpisce in modo tanto vile. «Nessun intento messianico – precisa – solo una storia nata da orrore e paura e rabbia».

Tornando alle sue opere non nasconde il suo amore per Sin City: «continuerò a scrivere di quella città finché sarò in vita» e annuncia un nuovo progetto che ruota attorno all’universo di 300: «ho in mente una storia che racconti Serse; una storia diversa, più intima, e che mostri l’anima di un personaggio storico tanto importante».

C’è chi chiede notizie di Ronin «ho in testa un seguito» mentre è estremamente chiaro quando parla di una delle sue creature più amate «Elektra (nata e morta sulle pagine di Daredevil) è un personaggio con un retaggio unico, ma è straordinaria perché nata per un destino tragico, impossibile torni a vivere in una storia mia».

Ovvio e inevitabile il grande spazio dedicato a Batman diventato, grazie a lui, Cavaliere Oscuro, icona dal grande fascino per i lettori, è vero, ma anche per chi lo scrive.

«Quando ho iniziato a scrivere Batman sono partito dalla concezione dell’universo DC come quello delle mitologia greca; ci sono Dei ed Eroi. Superman, Wonder Woman e Batman sono dei e vanno declinati come tali. Batman rappresenta la Furia, la Rabbia, ma soprattutto la Determinazione. Ha una fede cieca verso la giustizia (il Batman di Miller non uccide) ed è un uomo con una missione e soprattutto con la forza per raggiungere qualunque obiettivo si ponga: questo scoraggia i suoi nemici e affascina i lettori».

Parlando di DK3 – il terzo capitolo della saga del Cavaliere Oscuro - racconta della sua collaborazione con Brian Azzarello: «Lavorare con lui è facile, è una persona estremamente intelligente e il suo Batman mi piace, è intelligente tanto quanto il mio è emotivo».

Spesso nei suoi fumetti Superman è maltrattato, ingenuo ai limiti della faciloneria, inevitabile pensare che il figlio prediletto sia l’orfano di Gotham: «Quando scrivo Dark Knight scrivo di storie nelle quale è Batman ad essere protagonista, per forza deve essere lui quello al centro della scena, ma – confessa – io adoro Superman e se scrivessi una storia di Superman, sarebbe perfetta».

La promessa di un Superman di Frank Miller resta la suggestione più grande dell’incontro. L’autore del Maryland e il suo carisma lasciano la sala portandosi dietro l’applauso come fosse un mantello. Il grazie dei presenti viaggia assieme alla certezza che simili incontri lascino un segno. Come quello di un pipistrello che squarcia il buio della notte.

Oggi al cinema

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