Magazine - Mercoledì 26 ottobre 2016

Vi è mai caduto lo smartphone in acqua? Non è un dramma ve lo giuro

Cellulare che fa il bagno
© Shutterstock

Magazine - «È morto, non c'è più niente da fare», mi dice lapidario il gestore del negozio in Carignano, dove aggiustano i cellulari.

Mi prende un colpo. Due sere prima, domenica, tornando a Genova dopo un weekend a Sanremo, come al solito ho appoggiato il cellulare sul cruscotto della macchina, che nella Panda ha una piccola conca di fronte al viaggiatore. Però questa volta – sarà stata la stanchezza – nello stesso piccolo spazio, anche una bottiglietta d'acqua di plastica. Mal chiusa, accidenti.

Cesare guida. Io sonnecchio. Prende una curva sparato su quest'autostrada che va a zig zag e faccio la doccia, con l'acqua che fuoriesce dalla conchetta tutta d'un botto. Il cellulare, panico. È bagnato. Faccio una gran fatica a chiuderlo, i comandi non rispondono, lo scrollo. Arrivata a casa tolgo la sim e lo immergo nel riso, come consigliano tanti siti web. Sono le due di notte, quando vado a dormire. Nessun ultimo controllo alla mail, né a Facebook o a Twitter. Non posso neanche vedere il calendario con gli appuntamenti di inizio settimana. Pace, pazienza, tant pis! Ci posso fare qualcosa? No, e allora il mondo là fuori può aspettare.

La mattina mi sveglio. E non prendo come prima cosa in mano il cellulare, per vedere le mail o le varie notifiche. Niente facebook, niente gmail, niente whatsapp. Cervello vuoto.

«Se vuoi – continua il ragazzo di Carignano – lo possiamo mandare da apple a rigenerare, sono 370 euro». Gli ho lasciato il numero di Cesare ed è lì che mi ha cercato.

«Aspetta. Ci devo pensare, magari compro un 7. Se devo spendere 370 euro, ce ne metto meno del doppio e ne prendo uno nuovo. Non ho fretta davvero». E lo saluto. Rimaniamo che mi farò sentire. Senza fretta, senza patemi d'animo. Conoscendo il mio lavoro è stupito. E sono stupita anche io, ma è ora di sperimentare come si fa a vivere senza uno smartphone, almeno per un po'. E poi non voglio far spendere soldi all'azienda.

Cammino guardando i palazzi, andando al lavoro non mi accascio sulla panchina di piazzetta Sant'Anna e nemmeno su quella di Villetta Di Negro, per rispondere alle notifiche. Arrivata a piazza De Ferrari, sento un autista dell'autobus che strombazza e urla incazzato. Una giovane donna, parlando al cellulare, non ha guardato mentre attraversava la strada ed è arrivata a pochi centimetri dalla morte.

La sera, al ristorante, il pizzaiolo, una specie di lottatore sumo, mi dà una spallata micidiale, mentre sto entrando nel locale: sta digitando sul cellulare. Mi guarda stravolto e stupito mentre io urlo dal dolore: «Ma davvero io ho fatto una cosa simile? Ci siamo appena sfiorati»

«Certo, dico io, massaggiandomi la spalla, se guardi il cellulare mentre cammini in questo spazio così piccolo, puoi anche far fuori qualcuno, grande e grosso come sei», ironizzo.

Ci sediamo con le amiche, ordiniamo le pizze, e io non tiro neanche una volta fuori lo smartphone. Non ce l'ho. E così mi godo la loro compagnia più del solito. Dovrei rispondere ai commenti sullo spunto del mercoledì. Pazienza, lo farò quando sono davanti al PC.

Al lavoro mi approprio di un cellulare aziendale, che serve per i collaboratori. Ma non posso inserirci i miei contatti. iPhone è autistico non comunica con gli smartphone di altre aziende. Tutti i miei dati, la mia vita sono su iCloud, non li ho persi, ma è un gran traffico telefonare. Anche tutti i mille appuntamenti segnati su calendar li posso vedere solo quando sono seduta davanti al computer. Quando sono all'aria aperta, a pranzo, a cena, con gli amici, ad una conferenza, sono sul pezzo, presente, consapevole, non mi sfugge nulla.

Mi sembra di essere tornata indietro di dieci anni, quando la vita era più vita e meno schermo. Oppure di vent'anni, quando ti arrivavano le chiamate e non sapevi chi era. Mi sembra di aver recuperato anche un po' di memoria. Di vivere di più. Di sentire di più. Di vedere di più. Di percepire di più.

Non mi informo su quale cellulare comprare – nemmeno su internet - e neanche chiamo i ragazzi di Carignano, per dir loro di farlo rigenerare. Sono serena. La testa più vuota e ricettiva. Una grande occasione, non va sprecata.

Mi sembra anche di sentire più il gusto del cibo. Mi ricordo molto meglio la trama del bel romanzo che sto leggendo. Quando lo riprendo in mano, so subito e esattamente dove sono arrivata. Non succedeva da tempo. Sento più l'aria sulla pelle, noto meglio il marciapiede con le foglie autunnali impregnate d'acqua. Siamo a giovedì, è da domenica sera che non navigo su internet dal cellulare. Sto benissimo.

Appena mi metto a letto apro il romanzo. La mattina mi sveglio e faccio meditazione e ginnastica. Poi colazione e al lavoro sul computer. Mica male tutto questo, vero?

«Laura ti vogliono al telefono», mi chiama Cesare. Chi sarà mai? Mamma non si sente bene? Un'urgenza?

«Ciao Laura, siamo riusciti ad aggiustarti il cellulare. Un piccolo miracolo»

Rimango senza parole, mi prende un colpo. «No, non ci posso credere», lo manderei al diavolo, però lui è così contento.

«L'incanto è finito, allora? Non mi avevi detto che era morto», sono basita.

«Quale incanto, scusa»

«Mi sembrava di essere in vacanza senza internet sempre nel taschino».

È finita. Ora sono di nuovo punto e a capo. Ma so che non è difficile uscirne. Una brutta scimmia che devo imparare a gestire, che dobbiamo tutti imparare a governare.

Ora è qui vicino a me, è tornato a casa, gli ho comprato un cappottino tutto nuovo, elegante, rosa fucsia. Così magari non si prende più il raffreddore. Ma lo trascuro un po'. Lo apro di meno e la vita mi sorride di più.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

LO SPUNTO DI LAURA GUGLIELMI tutti i mercoledì su mentelocale.it, oppure su Facebook: iscriviti al gruppo. Per chi volesse scrivermi una mail: laura.guglielmi@mentelocale.it

Oggi al cinema

La casa di famiglia Di Augusto Fornari Commedia Italia, 2017 Alex, i gemelli Oreste e Giacinto e Fanny sono quattro fratelli cresciuti in ricchezza in una bella villa di famiglia in campagna. Non potrebbero però essere più diversi l’uno dall’altro. Per aiutare Alex, in grave difficoltà... Guarda la scheda del film