Magazine - Mercoledì 12 ottobre 2016

Italiani in California: «In Italia non stavamo male, ma qui stiamo molto meglio»

San Francisco
© Shuttestock
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Magazine - Oggi vorrei raccontarvi la storia di alcuni amici che ho rivisto in California. Italiani doc, che hanno deciso di trasferirsi nella terra dei sogni per milioni di persone. Si fa tanto parlare degli abitanti del Bel Paese che se ne vanno via, che emigrano. La settimana scorsa è uscito il rapporto della Fondazione Migrantes che, dati alla mano, descrive il fenomeno in decisivo aumento (box a lato per chi legge da desktop e in basso per chi da cellulare).

Vediamo un po' come se la stanno cavando a Los Angeles e a San Francisco, David Moretti, direttore artistico di Wired America, Marina Pugliese, per diversi anni direttrice del Museo del Novecento e del Museo delle Culture di Milano, e i loro tre figli. Ho rivisto anche Emi Fontana, che con la sua galleria a Milano negli anni Novanta ha fatto un pezzetto di storia dell'arte contemporanea in città e ho conosciuto Fiamma Montezemolo, artista. (Per vedere i loro ritratti, guarda la fotogallery, allegata all'articolo)

«La prima volta che sono salita su un aereo diretto a Los Angeles era il 1996. Andavo a conoscere Mike Kelley di cui volevo fare una mostra in Italia – racconta Emi - Non sapevo che Kelley sarebbe diventato il mio compagno e la California, la mia patria di adozione. Sul volo Milano Los Angeles -allora c’era un diretto – ho letto il mio primo libro di John Fante di cui pure mi sarei innamorata, al punto da chiamare West of Rome, come una sua famosa storia, l’organizzazione per l’arte pubblica che ho fondato e dirigo a Los Angeles.

Ignoravo che questa città, espressione massima di contemporaneità, avrebbe fatto di me una mistica. È stato come se scoprissi di avere qui delle radici antiche. La California è terra di mistici e pionieri. Amo Los Angeles, una città femminile che si espande in maniera orizzontale. Non prendo quasi mai le freeways, le autostrade che attraversano la città. Preferisco vagabondare come flâneuse al volante della mia ibrida, attraversare quartieri così diversi tra loro da diventare ciascuno meta di un viaggio esotico. Non mi annoio mai. Semmai c'è troppa possibilità di scelta, basta guardare il menù di un qualunque coffee shop dove tra un espresso e un cappuccino si dispiega un mondo d’infinita varietà e possibilità. La natura selvaggia si fonde con un’urbanizzazione, selvaggia pure quella, e la digitalizzazione del quotidiano, ma la natura qui è così forte che s’insinua e vince. Da quando sono arrivata, la città è cambiata molto, è diventata la prima città nel mondo per la cultura contemporanea.

Qui, ho iniziato a dedicarmi a un’arte molto antica che è quella dello yoga. Le mie giornate si dividono tra l’attività curatoriale, di consulenza e supporto degli artisti contemporanei, l’insegnamento e la pratica di yoga e meditazione, specialmente con il lavoro a Skid Row, dove insegno agli homeless che vogliono cambiar vita: questo impegno costituisce l’esperienza più gratificante che abbia mai fatto. Una delle tante accezioni della parola yoga è unione di opposti. Ecco in un certo senso la grande libertà individuale che la California offre, mi permette di vivere ed esprimermi in un processo di costante riconciliazione di opposti estremismi che mi si addice».

Ora la parola a David Moretti, che invece vive nei dintorni di San Francisco. Fino a due anni fa lavorava a Milano, era direttore artistico di Wired Italia. Ora ha la stessa mansione per Wired America. Sua moglie, Marina Pugliese, lo ha seguito dopo un anno, mettendosi in aspettativa. Con loro tre stupendi ragazzi, i figli, di origine colombiana.

«Siamo una famiglia inquieta – spiega David - Quando ho ricevuto la proposta di spostarmi a San Francisco per lavoro, ho subito pensato alla straordinaria possibilità di vivere altre esperienze tutti insieme. Mi piaceva il fatto che ci saremmo potuti reinventare, ma soprattutto intuivo un futuro diverso per i nostri figli.

Ricordo ancora il pranzo durante il quale io e Marina comunicammo alla truppa, tre adolescenti e un gatto di dodici chili, la notizia. Esiste un termine che rende bene l’idea: farfalle nello stomaco. Mi sorprendo ancor oggi pensando al coraggio con il quale la mia famiglia ha intrapreso quest’avventura».

«San Francisco è piena di contrasti e problemi e per questo abbiamo deciso di vivere fuori città, letteralmente nei boschi. La natura è esuberante, fatta di colori, profumi, animali selvatici e il cielo toglie il fiato – continua David - Professionalmente la differenza è abissale. Apparentemente poco è cambiato: dirigevo artisticamente la versione italiana di Wired, fin dal lancio nel 2009. La vera differenza è strategica. Quello che sta accadendo oggi è una trasformazione endemica di un mondo che grazie al digitale ha moltiplicato l’offerta di contenuti e fatto entrare in campo nuovi soggetti, snelli, reattivi, “biologicamente” più adatti al nuovo (eco)sistema rispetto alle mastodontiche case editrici tradizionali. È ingenuo pensare che si possa tornare anche solo lontanamente ai modelli precedenti. I tempi si sono contratti e dobbiamo accettare che il cambiamento è l’unica vera costante».

Qualche consiglio a chi volesse trasferirsi in California, a chi ha la Silicon Valley nel cuore o a chi in Italia vuole darsi una mossa per dare una botta di vita al nostro stanco Paese: «In futuro le figure professionali richieste qui saranno soprattutto quelle che hanno la capacità di immaginare nuovi scenari e tentare nuovi percorsi. Ho lasciato un paese che considera i “creativi” un abominio da movida milanese per vivere in un luogo che mi ha voluto proprio grazie a quel titolo. - continua David - La competizione è però impressionante. Il movimento di persone è traumatizzante soprattutto per chi viene da un Paese ancora legato all’idea del posto sicuro. E la predisposizione a cambiare, muoversi, trasferirsi (e qui le distanze comportano cambi di fuso orario), reinventarsi, aiuta non poco. So di essere fortunato a lavorare per un giornale, Wired, che domina la diffusione di contenuti tecnologici e scientifici, capace di coinvolgere l’uomo più ricercato al mondo, Snowden, e avere come direttore per un mese il presidente Barack Obama. Un brand dietro il quale lavorano quasi duecento professionisti dislocati tra le sedi di San Francisco e New York. Ma sono anche molto fortunato perché continuo la mia collaborazione con il magazine italiano e con i miei pochi ma tostissimi colleghi con i quali abbiamo ripensato e rilanciato una nuova formula editoriale».

«Se la California è la terra delle opportunità, la Bay Area è famosa per essere un luogo nel quale le persone cambiano con facilità – spiega Marina Pugliese - Io insegno all’Università (California, College of the Arts) e curo mostre per l’Istituto di Cultura Italiana, tra cui l'ultima mostra di Fiamma Montezemolo, The Secret, proprio a fine settembre. I ragazzi fanno il Liceo mentre Lilo, nostra figlia maggiore, ha appena iniziato l’Università. È stato un salto incredibile, culturale e sociale, ma la California è certamente uno dei posti più accoglienti al mondo. Viviamo immersi nel verde a 25 minuti di metro dal centro di San Francisco. Le scuole sono ottime e la natura qui è rigogliosa, i cieli sono aperti, con colori intensi. Non è stato facile lasciarsi tutto alle spalle ma siamo convinti che, soprattutto per i ragazzi, questa sia un’occasione incredibile. Sicuramente siamo più uniti di prima».

Ora la parola ai giovani: ecco cosa ne pensa Lilo, 19 anni, la figlia maggiore di Marina e David: «Venire qui è stato facile e difficile al contempo. Tutto era nuovo e diverso: la scuola con le sue regole e i metodi di insegnamento, le relazioni tra gli studenti, i professori. Mi son abituata a tutto con molta facilità perché in qualche modo era ciò che volevo: vivere una nuova esperienza fatta di conoscenze culturali e crescita personale. Tuttora continuo a scoprire cose nuove e sono molto soddisfatta. La vita californiana è molto diversa da quella milanese. Credo che qui si viva più lentamente ma molto più serenamente. La scuola è affrontata dagli studenti con più interesse e passione e questa è stata per me una grande lezione. Da quando mi sono trasferita ho iniziato a vederla in modo diverso, con occhi nuovi. Serenità e fiducia in me stessa sono stati i regali più grandi che mi ha fatto la California. Ora come ora non penso di voler tornare indietro».

Alexis, 17 anni, è stato il primo ad approdare in California insieme a papà David. Come il fratello Deivi, 16 anni, è un grande sportivo: qui hanno trovato l'America: «Il trasferimento è stato duro, io non avevo voglia di lasciare l’Italia - racconta Deivi - Ma le persone qui sono più aperte e la scuola per alcuni aspetti è meglio. Le strutture sportive sono eccezionali e i professori sono più disponibili nei confronti degli studenti. Della California amo il clima e quella che qui chiamano diversity ovvero l’amalgama di culture e identità differenti. Ho un gruppo di amici cari, siamo una ventina di studenti provenienti da diversi paesi, mangiamo insieme a pranzo e ci vediamo nel weekend. Una delle differenze importanti rispetto alla scuola italiana è la concezione dello sport. Mentre in Italia lo sport non conta nulla ed è visto come un ostacolo rispetto alla carriera scolastica, qui è una materia fondamentale e dai migliori studenti ci si aspetta che siano anche buoni sportivi. Avevo già studiato un periodo a Los Angeles alle medie – quando la mamma aveva vinto una borsa di studio al Getty Institute - e sia lì sia nella Bay Area sono stato accolto molto bene».

Ho conosciuto Fiamma Montezemolo a San Francisco, in un ristorante italiano del quartiere Mission, era insieme a David e Marina. È andata via dall'Italia anche per costruirsi una sua propria identità, "lontano da un'origine non scelta, perché dalla nascita inscritta in una storia che non sempre ho sentito come davvero mia". Da quando è partita gliene sono successe di ogni, ma lei ha tirato dritto e ora comincia ad avere successo come artista, e in più ha ottenuto una cattedra fissa all'università di Davis, nel dipartimento di cinema e media. Ha vissuto molti anni tra Messico e Stati Uniti, a Palo Alto per frequentare la Stanford University, poi sei anni in Messico a Tijuana, città di frontiera, famosa per il famigerato e triste muro anti-immigrati che spacca in due l'America. Poi è tornata negli Stati Uniti e vive nella città del Golden Gate Bridge dal 2009. «La California mi ha dato un forte senso di libertà: quello della trasformazione – racconta Fiamma - Ho vissuto a Los Angeles per un anno, è la più affascinante, soprattutto per l'arte contemporanea. San Francisco è bella, elegante, ma molto più fredda, con i suoi venti impietosi. L'arte a San Francisco fa fatica. Il mondo digitale della Silicon Valley non è mai stato molto interessato al mondo dell'arte. La bellezza di San Francisco è crudele, le disuguaglianze sociali sono folli, son sempre di più homeless che vivono in tendopoli improvvisate perché gli affitti sono esorbitanti.

Però la California è più aperta di altri luoghi e, dopo anni di difficoltà, mi ha accolta con un lavoro solido. Le sono debitrice. La mia relazione con questa terra ha molto a che fare anche con California messicana e l'attraversamento della frontiera. Moltissimi miei amici qui a San Francisco sono latino-americani.

Uno di miei lavori più importanti Tracce è un video (è lungo 5 minuti) che riprende il muro costruito dagli Stati uniti per fermare l'immigrazione messicana. Mi è molto familiare quel muro, per un lungo periodo ho attraversato la frontiera ogni settimana, perché insegnavo e vivevo sia dall'una che dall'altra parte. Ho vissuto a Tijuana, in Messico, città di frontiera e la amo molto: si percepisce la presenza fisica del muro, che condiziona la vita di moltissime persone: sia chi ha i documenti per attraversarlo sia chi non li ha».

Tracce di muro, tracce di vita. Si parla tanto di fuga di cervelli e l'esperienza di questi quattro professionisti lo dimostra. L'Italia dovrà fare a meno di loro come di migliaia di altre persone specializzate nei più diversi settori. Trasferirsi è bello e importante, ma è un peccato se il Bel Paese si svuota dei suoi creativi, che hanno già lavorato in Italia per un paio di decenni, che qui hanno studiato e si sono formati, per trovarsi a cambiare radicalmente vita sulla soglia dei cinquant'anni. Tante esperienze alle spalle, cervelli aperti e pronti, capacità di inventarsi sempre cose nuove. Italia ne hai bisogno anche tu. Smettila di frustrare i tuoi figli migliori. Perché i creativi che non scappano fanno vita grama qui. Per quanto ancora?

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