Concerti Magazine - Domenica 14 febbraio 2016

Sanremo 2016: il pagellone cattivissimo del Festival

di Marika Amoretti

1. Stadio - Un giorno mi dirai

Magazine - Siamo di fronte ad una di quelle vittorie che, al di là dei gusti personali, sembrano opportune. È un premio alla carriera, al coraggio di mettersi in gara accanto ai ventenni idoli del momento, alla coerenza. Il tema del rapporto padre – figlia è quantomeno più originale rispetto alle classiche canzoni d'amore; il rischio della retorica c'è, ma Curreri e compagni ne escono quasi indenni. Melodia assolutamente da Stadio, con l'Oh oh del ritornello che aiuta. Nulla di innovativo, ma il risultato è dignitoso. Si portano a casa il premio nella serata delle cover, quello per la miglior musica, quello della sala stampa, ma rinunciano alla possibilità di competere all'Eurovision Song Contest: complimenti per aver capito che sarebbero fuori contesto.
Voto: 7

2. Francesca Michielin - Nessun grado di separazione

La Michielin è una dei tanti figli dei talent, ma prima di arrivare sul palco dell'Ariston ha suonato dal vivo, provato attraverso diversi successi di non essere una meteora, sa cantare e prende parte alla scrittura. E la canzone è probabilmente quella che, dopo il primo ascolto, si ricorda di più. Ma è anche tra quelle che, dopo il terzo ascolto, stufa. Al di là del testo, non certo notevole ma neppure orrido, la melodia è scontata e ripetitiva, annoia. Forse, proprio per questo, al Festival è nel suo habitat ideale. Con questo si spiega la medaglia d'argento.
Voto: 5

3. Giovanni Caccamo e Deborah Iurato - Via da qui

Sappiamo tutti che, se guardiamo Sanremo, dobbiamo pagare pegno ascoltando qualche brano inutile, e qualche coppia formata apposta per l'occasione. È questo il caso. Crediamo pure, o fingiamo di credere, che i due interpreti fossero già amici nella vita. Resta il fatto che l'accoppiata vincitore tra i Giovani l'anno prima – vincintrice di Amici, con un brano scritto da un autore di esperienza e successo suona davvero come una formula matematica. Formula mal riuscita però: la Iurato vicino al sosia di Rupert Everett da giovane non si può neanche guardare, vocalmente non stonano, ma non comunicano nessuna energia, e la canzone è pessima. Prendiamo atto che sia stata scritta da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, ma gli è venuta davvero male. Avrebbe potuto funzionare giusto nel '92, al tempo di Baldi-Alotta.
Voto: 3,5

4. Enrico Ruggeri - Il primo amore non si scorda mai

Non posso fare a meno di pensare che, se la discografia ci avesse risparmiato i Mirko e Licia della Trinacria, sul podio ci sarebbe salito questo signore. Signore con alle spalle una carriera pazzesca, non solo come cantautore, e che dimostra ancora una volta di essere un artista che ha ancora tanto da dire. Il testo è tra i migliori del Festival, come dimostrato dall'assegnazione del Premio Lunezia. Malgrado il titolo sia fuorviante, non parla di una storia d'amore, ma della vita, nel senso più completo del termine. Il lessico e la sintassi sono di alto livello, peccato che nell'esecuzione rischino di passare in secondo piano. In secondo piano perché la musica è di forte impatto, probabilmente la più rock della manifestazione. Nulla di particolarmente innovativo, ma melodia che funziona, con un arrangiamento all'altezza. E la performance è stata centrata, lucida fin dalla prima esecuzione.
Voto: 9

5. Lorenzo Fragola - Infinite volte

Lo scorso Festival, poiché non seguo X Factor da quando non è più in Rai, per me era pressoché uno sconosciuto. E sono stata più benevola, perché era ovvio che la canzone fosse stata recuperata al volo, per permettergli di partecipare. Adesso è passato un anno, il passaggio sanremese dovrebbe essere stato cautamente pianificato, quindi non ci sono giustificazioni. Questo pezzo è un piattume unico, sia a livello musicale che testuale. Ci si sono messi ben in cinque, incluso Fragola stesso, per partorire questo topolino. Sembra scartato da un disco di Marco Mengoni, perché al momento dell'incisione si sono accorti di quanto sia brutto. A livello interpretativo, non si può dire che abbia una voce pessima, ma dal vivo, in alcuni passaggi più difficili ricorda il timbro del Verdone che accompagna la nonna – Sora Lella al voto. Per non parlare degli sguardi, che vorrebbero essere intensi, ma non vanno al di là del fotoromanzo.
Voto: 3,5

6. Patty Pravo - Cieli immensi

Con qualche piccola variazione, ma probabilmente sto ripetendo in gran parte i giudizi passati. Perché, ormai da anni, la mia opinione su Patty Pravo è che conservi classe e stile, ma che la voce non sia più quella di una volta. Non riesco ad accettare che il testo venga biascicato, a discapito dello sforzo che può aver compiuto l'autore (in questo caso il sempre bravo Fortunato Zampaglione). Detto questo, il brano non è affatto male. Non raggiunge il livello di E dimmi che non vuoi morire, la migliore performance praviana degli ultimi decenni, ma anche a livello melodico funziona, è meno ostico di altri esperimenti. Si può cogliere qualche spunto che ricorda Enja, ma nessun odor di plagio. È piaciuto anche ai giornalisti, conquistando il Premio Mia Martini.
Voto: 6/7

7. Clementino - Quando sono lontano

Il mio primo pensiero è stato che mettere in gara ben due rapper, entrambi che cantano parte del testo in dialetto napoletano, oltretutto, potesse creare una sorta di doppione. In realtà l'attitudine di Clementino è molto diversa da quella di Rocco Hunt. Il primo ha fatto una performance in linea con la sua produzione, senza piegarsi particolarmente alle logiche festivaliere. Il risultato finale è, come prevedibile, una musica pressoché assente e anche il testo, al di là dello spunto interesante, rimane in superficie. Per amanti del genere.
Voto: 5

8. Noemi - La borsa di una donna

Al primo ascolto, dopo la strofa, mi è venuto spontaneamente in testa il ritornello di Sono solo parole. Non dico che le canzoni abbiano i pezzi intercambiabili come i Lego, ma forse la sua interpretazione, che piaccia o meno, le uniforma e, in questa performance sanremese, il ritornello è davvero mancato. La musica, non particolarmente originale né coinvolgente. Apprezziamo l'intenzione di inserirsi nel filone di Quello che le donne non dicono, ma il testo di Masini e il resto della squadra è ben lontano dal livello della perla di Ruggeri affidata a Fiorella Mannoia. Forse la giusta collocazione è come sigla di una fiction tipo Il bello delle donne.
Voto: 5

9. Rocco Hunt - Wake Up

Ecco qui il secondo rappresentante del rap in gara. Due anni fa avevo trovato la sua vittoria tra i giovani inspiegabile, e la canzone inascoltabile, quindi ai miei occhi non poteva che migliorare. Così è stato. Però il contenuto rimane poca cosa e la forma, che risulta nel complesso gradevole, è un doppio tentativo di emulazione: Pino Daniele da una parte e i 99 Posse dall'altro. Inutile che ci provi, non riesce neppure ad avvicinarsi.
Voto: 4,5

10. Arisa - Guardando il cielo

Alla quarta partecipazione in gara al Festival conferma i suoi pregi, che sono, da un certo punto di vista, il suo limite, perché non ci stupisce più: intonazione sempre precisa, voce pulita. La canzone è meno forte di altre, ma fino ad ora La notte è ineguagliabile. Il testo ha un suo valore, ma l'arrangiamento, adatto all'esecuzione orchestrale, fa da distrattore.
Voto: 6

11. Annalisa - Il diluvio universale

Oramai il pubblico sanremese la conosce, e le aspettative, alte, di un'intepretazione irreprensibile vengono soddisfatte. Annalisa ha una delle voci migliori in gara, controllata ma non finta, e nella serata delle cover lo ha dimostrato con un'ottima versione di America di Gianna Nannini. Anche la presenza scenica funziona, elegante ma non fredda. La canzone inciampa all'inizio in una somiglianza decisamente troppo palese con Sei bellissima, successo della Bertè. Poi prosegue in maniera autonoma, con una melodia che richiede diversi ascolti per essere metabolizzata, ma è di livello superiore rispetto alla media. Difficile giudicare il testo, perché si tratta di un flusso di parole (a voler essere cattivi: sproloquio) senza un preciso filo logico. Alcuni passaggi con richiami al linguaggio quotidiano non aiutano.
Voto: 6,5

12. Elio e le storie tese - Vincere l’odio

È da vent'anni che per gli Elii, quando mettono piede sul palco dell'Ariston, ci vorrebbe una categoria a parte. Il gioco questa volta per quanto riguarda i testi consiste nel rovesciare i topoi di canzoni famose. Le musiche invece sono un ritornello dopo l'altro. Come prevedibile, il gioco riesce bene anche questa volta.
Voto: 8,5

13. Valerio Scanu - Finalmente Piove

Nel mio immaginario Per tutte le volte che..., con cui ha vinto nel 2010, è uno dei peggiori brani festivalieri del decennio. Questa volta non tocca quel baratro, ma ci si avvicina abbastanza. Fabrizio Moro, che come autore alterna pezzi validi ad altri riusciti male, questa volta ha scritto un testo insulso e ripetitivo. All'ennesimo Tu non hai capito non se ne può più, sembra che duri decine di minuti. A livello di melodia ed arrangiamento, qualche passaggio interessante c'è, ma l'illusione dura pochi secondi. Scanu ha la voce pulita, ma nella musica conta poco l'effetto primo della classe.
Voto: 4

14. Alessio Bernabei - Noi siamo infinito

Una delle piaghe di questo Festival: testo imbarazzante per la pochezza e la ridondanza, musica banale (anzi, in molti hanno colto plagi) e arrangiamento in stile Festivalbar che potrebbe andare bene giusto per uno spot televisivo. Presenza scenica trascurabile, malgrado le giacche colorate, il ciuffo e i dilatatori ai lobi. Per fare questa roba, avrebbe potuto tranquillamente rimanere nella band.
Voto: 3

15. Dolcenera - Ora o mai più (Le cose cambiano)

Personalmente, non ho mai avuto una particolare predilezione per questa cantautrice, ma in quasi 15 anni di carriera ha prodotto diverse canzoni valide. Non questa. Al di là della sua interpretazione, che da intensa, come vorrebbe, fa presto a diventare sguaiata, la musica è assolutamente prevedibile: sembra quasi di stare al piano bar. Il testo, anche a volerlo analizzare, non lascia niente. Forse aver ostentato la sicurezza (infondata) di presentare un gioiello ha contribuito a questo praticamente ultimo posto. La preferivamo quando si prendeva poco sul serio con Il mio amore unico. Almeno, ci faceva muovere.
Voto: 4

16. Irene Fornaciari - Blu

Eliminata, ripescata, e infine ultima. Ma questa canzone non era sicuramente la peggiore del Festival. Neanche tra le migliori, sicuramente. Rendiamo giustizia all'intenzione, il tema è delicato e trattarlo senza retorica sicuramente non un'impresa facile. Però il testo, nella sua grazia, non è incisivo: lo ascolti e lo apprezzi, ma non rimane. Lo stesso vale per l'aspetto musicale: melodia e arrangiamento gradevoli, ma niente di più. Lei interpreta bene, senza voler sfoggiare estensione e potenza ad ogni costo, contrariamente a molte colleghe.
Voto: 5,5

ELIMINATI

Bluvertigo - Semplicemente

L'annuncio della formazione come Morgan e i Bluvertigo, che ha fatto imbestialire tanti tra cui la sottoscritta, trova una – non esaustiva – giustificazione nel fatto che si tratta di un brano scritto da Marco Castoldi, da solista. Però l'arrangiamento e l'attitudine con cui è stato portato all'Ariston sono completamente in linea con i Blluvertigo. Fin dagli esordi, come conseguenza di uno stile ben determinato, si fanno amare od odiare. Io li amo, profondamente, quindi apprezzo questa performance, che corrisponde alle aspettative. La novità rispetto ad altre composizioni è che il testo, sintetico e giocato sul lessico senza diventare ostico, è al servizio della musica. Pur nella complessità dell'arrangiamento,questa risulta piuttosto facile all'ascolto, come dimostra l'immediato gradimento radiofonico. Sulla carta gli elementi per andare a Sanremo meglio che nel 2001 ci sarebbero quindi stati: cosa non ha funzionato? L'esecuzione, che a causa di problemi tecnici e la voce tanto criticata di Morgan, non ha portato i voti sufficienti per arrivare alla finale.
Voto: 8,5

Dear Jack - Mezzo respiro

Diciamo subito che il cambio del frontman ha affossato la qualità di questo gruppo, che già era tutt'altro che eccelsa. Il nuovo cantante, giovanissimo, dà l'impressione di essere stato reclutato all'improvviso e sul palco ha dilaniato il pubblico con una stonatura dopo l'altra. Al di là degli intoppi di esecuzione, il brano è penoso. Una canzoncina acerba per pubblico acerbo, e poco pretenzioso. Testo miserrimo, musica noiosa.
Voto: 3

Neffa - Sogni e nostalgia

Questo passaggio all'Ariston è stato poco felice per Neffa. Non mi riferisco all'eliminazione, del tutto irrilevante ai fini del successo, ma alla performance. In entrambe le serate l'esecuzione è stata sottotono, con stonature e poca grinta. Anche lo stile sembrava un po' appannato. Il brano non è male, ma davvero troppo simile alla produzione di Celentano. Nelle sue diverse vite artistiche, dall'hip hop, il cantautore ci ha dimostrato di saper fare di meglio. Attendiamo fiduciosi.
Voto: 5

Zero Assoluto - Di me e di te

Potremmo definire il ritorno di questo duo una minestra riscaldata, perché di nuovo non c'è nulla. Ma minestrina, di brodo vegetale, rende meglio l'idea della povertà di idee. Negli anni hanno prodotto alcuni pezzi che hanno funzionato moltissimo, alcuni anche con una dignità nell'ambito del pop, che potremmo dividere tra quelli ritmati e quelli lenti. Ecco, questo è ritmato, ma manca di mordente. Il testo sull'incomunicabilità in amore lascia il tempo che trova e anche sull'interpretazione non c'è nulla da segnalare. Non hanno più neppure l'età da essere acchiappa-ragazzine per ragioni estetiche.
Voto: 4

Oggi al cinema

Il medico di campagna Di Thomas Lilti Commedia, Drammatico Francia, 2016 Tutti gli abitanti di un paesino di campagna possono contare su Jean-Pierre, il medico che li ascolta, li cura e li rassicura giorno e notte, sette giorni su sette. Malato a sua volta, Jean-Pierre assiste all'arrivo di Nathalie, che esercita la professione... Guarda la scheda del film