Libri Magazine - Martedì 9 febbraio 2016

Un viaggio per mare alla volta del Porto Proibito

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Il porto Proibito di Teresa Radice e Stefano Turconi (Bao Publishing 2015, 312 pagine, 21 Euro)

Magazine - Immergersi nella lettura di un libro come il Porto Proibito di Teresa Radice e Stefano Turconi è come iniziare un lungo viaggio per mare. È una bella esperienza dalla prima all’ultima pagina; avventura, passioni, mistero ed un misto di nostalgia e gioia si alternano con equilibrio, regalando al lettore una di quelle storie capaci di muovere qualcosa di intimo; non è impossibile che durante le lettura ci si scopra felici, turbati, commossi.

Nel lungo romanzo a fumetti realizzato da Teresa Radice e Stefano Turconi, i due autori prendono per mano il lettore per portarlo all’inizio del XIX secolo. Raccontano di Abel, naufrago e smemorato, e del suo viaggio di ricerca di se stesso: romanzo di formazione, avventura, passione, magia, troppi ingredienti ghiotti per non rimanerne invaghiti. Il volume, edito dalla Bao Pubblishing, cattura fin dalla copertina e mantiene ogni promessa fatta pagina dopo pagine

Tutto è equilibrio: dalla sceneggiatura di Teresa alle tavole realizzate da Stefano - compagni di lavoro e nella vita –, passando per le poesie che scandiscono i passaggi tra un capitolo e l’altro. Tavole delicate, storia intensa, letteralmente impossibile iniziarlo senza restarne catturati; un lavoro estremamente meticoloso, atto finale di una ricerca molto lunga.

«Porto Proibito – raccontano Teresa e Stefano – viene da lontano, ha avuto una gestazione lunga una ventina d’anni. Per tanto tempo è stato l’embrione di una storia che cercava il modo e i tempi giusti per essere raccontata. Poi s’è nutrita della passione di entrambi per le avventure di mare, da Stevenson a Conrad, passando per Melville… e ha cominciato a prendere forma».

«La prima stesura – raccontano - era del 2011, ma c’è voluto un altro paio d’anni perché trovassimo la sua direzione definitiva, sia dal punto di vista delle vicende narrate che dei disegni».

Il viaggio è una lunga metafora e la facilità con cui si stringe il legame tra lettore e protagonisti permette di partecipare in prima persona agli eventi narrati. Protagonisti e lettori, naufraghi alla ricerca del Porto Proibito, che quando lo hai trovato è perché hai già tutto quello che cercavi davvero.

«È un po’ il racconto della vita di ognuno: inizialmente un foglio bianco, tutto da scrivere; poi, pian piano, un libro sempre più fitto di pagine che siamo noi a riempire, con le nostre scelte giorno dopo giorno. Tutti i personaggi del libro si trovano di fronte a bivi nel corso della storia, non solo quelli principali: penso, ad esempio, al capitano spagnolo Ignacio Vallebona che decide di esternare i suoi dubbi all’amico Nathan, o alla piccola Harriet Stevenson, che sfida l’autorità della sorella maggiore per permettere a Abel di venire a sapere di più sul suo amato papà. E, dato che in fondo noi siamo anche quello che leggiamo, i libri che abbiamo amato hanno trovato posto in questa storia, l’hanno guidata facendo luce nel buio».

La lettura del romanzo svela molto bene quale sia l’amore che lega Teresa e Stefano e la loro passione per l’avventura, per il viaggio prima ancora che per la scoperta.

«Noi adoriamo viaggiare: esplorare posti nuovi, assaggiare cibi inediti, sentire lingue incomprensibili, spingerci lontano per incontrare gente che vive in modo differente! Ci sembra che sia il modo più fruttuoso di spendere il tempo che abbiamo a disposizione sulla Terra: sperimentare cose nuove, conoscere persone diverse. Crediamo che la vera ricchezza sia negli incontri, e ci affascinano le differenze».

«Prima di avere bambini – raccontano - abbiamo gironzolato parecchio: dalla Russia all’Algeria, dal Canada alla Siria, dalla Romania alla Thailandia, e ogni nuovo viaggio era spunto e motore di nuove storie. Ora che siamo genitori un po’ ci mancano i viaggioni estremi, e non vediamo l’ora che i cuccioli siano cresciuti per portarli sempre più lontano. In ogni caso, fin da piccolissimi si sono trovati coinvolti nei nostri vagabondaggi: il viaggio itinerante fatto in Inghilterra per raccogliere materiale utile alla lavorazione de Il Porto Proibito li ha visti protagonisti a bordo di navi e a cavallo di cannoni. Non ci stanchiamo mai di raccontare che il nostro piccolo Michele ha fatto i suoi primi passi sul ponte della HMS Victory di Nelson, a Portsmouth!».

La loro passione e la fortuna di poterla non solo condividerla, ma anche metterla a frutto, sono evidenti nel romanzo, che racconta meglio di qualsiasi aneddoto non solo quanto sia forte il loro legame, ma anche quanto lo stesso sia fondamentale per la buona riuscita di una storia fatta di disegni, mare e nuvole parlanti.

«Lavorare in coppia aiuta tantissimo – ammettono - perché le nostre storie nascono a quattro mani ma soprattutto a due cuori, cioè vengono sempre dalla comune esigenza di affrontare un certo tema, esplorare un certo ambiente, trasportarsi un una certa epoca storica. Partiamo dall’avventura che abbiamo voglia di affrontare insieme, non diversamente da quando facciamo girare il mappamondo e ci chiediamo dove passare l’estate. In fondo ogni storia è un viaggio inedito, con le sue incognite e un itinerario da tracciare, con le mappe da consultare e la scelta delle cose essenziali da mettere nel bagaglio».

Il punto di partenza è comune, poi strada facendo ciascuno mette al servizio dell’altro le proprie competenze. Una volta definita la rotta, «la lavorazione si sdoppia nelle sue due specificità: Teresa butta giù l’intera storia e la sceneggia, passa un sacco di tempo coi personaggi per conoscerli al meglio prima di muoverli (o lasciare, a volte, che si muovano da soli!), mentre Stefano sta già studiando fisicamente il loro aspetto, le loro abitazioni, i luoghi che attraverseranno, le luci, i colori. In corso d’opera c’è un continuo viavai su e giù per le scale, tra i nostri due studi nella Casa Senza Nord: Teresa scrive al piano terra, mentre l’ antro di Stefano sta al piano di sotto.Ci si confronta, ci si spiega, ci si consiglia… dall’inizio fino all’ultima vignetta».

Quello che resta evidente nel Porto Proibito è che ogni scelta sia stata fatta alla fine di un percorso che ha cercato di tener conto di tutto quello che i due artisti han voluto mettere, dalle scelta delle liriche, ai rimandi ai classici, fino allo stile con il quale il tutto è stato disegnato.

«Qualcuno, di recente, ha detto che le tavole a matita del libro richiamano le nebbie evanescenti in cui si intravede il Porto Proibito. Ci è sembrato un bellissimo complimento, vuol dire che la scelta è stata giusta. Scelta, quella di usare il B/N, cui siamo arrivati dopo vari tentativi e fondamentalmente per tre ragioni: il tempo. Era la prima volta che affrontavamo una storia da 300 tavole e volevamo essere sicuri di arrivare in fondo nei tempi giusti; l'atmosfera un po' gotica della storia si prestava perfettamente all'assenza di colore, e poi volevamo, fin da subito, che il Porto avesse il più possibile un'aria retrò, a partire dal frontespizio, il titolo stesso non è realizzato con un font digitale ma scansionando delle riproduzioni dei frontespizi originali delle favole di LaFontaine, del '600).

Infine abbiamo scelto la matita semplicemente perché è la tecnica preferita di Stefano, in cui si trova più a suo agio. Quanto alla ricchezza dei dettagli, be’, siamo fondamentalmente due maniaci: quando affrontiamo un argomento, un'ambientazione di carattere storico, ci teniamo che sia tutto il più attendibile e preciso possibile, facciamo un sacco di ricerche, sia iconografiche che letterarie, e quindi poi abbiamo un sacco di materiale cui attingere e tra cui scegliere. La scelta del giusto dettaglio da inserire nella vignetta è importantissima: una lampada, una teiera, la forma di una finestra raccontano tantissimo! Con un piccolo elemento apparentemente di scarsa importanza dici esattamente in che luogo ti trovi, in quale epoca e magari anche qualcosa del carattere di chi abita lì».

Leggere il Porto Proibito poi, per chi il mare lo vive come presenza quotidiana, ha un valore, se possibile ancora maggiore, perché Stefano e Teresa sono riusciti a coglierne lo spirito.

Se il Porto Proibito fosse musica, non potrebbe che avere il suono di Creuza de Ma di De André. «A rigor di logica – ammettono - ci si aspetterebbe che un libro di mare sia realizzato da persone che col mare hanno a che fare, magari figli o nipoti di pescatori, marinai o capitani di lungo corso, o che, quanto meno, abitino vicino a tale elemento. Ecco, noi siamo nati entrambi in mezzo alla pianura padana, qui abbiamo vissuto e qui viviamo tuttora. Ciò nonostante amiamo moltissimo il mare, non quello estivo ma il mare d'inverno, o dei Paesi del nord, scuro e ostile eppure affascinante; il mare letterario di Stevenson, Conrad, O'Brian e perché no, di Omero: libri di cui ci siamo nutriti entrambi fin da ragazzini e che hanno formato il nostro immaginario di marinai di campagna».

Il Porto Proibito, uscito nel 2015 è considerato uno dei migliori volumi dell’anno appena concluso, un regalo ottimo per volersi bene o per mostrare di volerne a qualcuno. Imperdibile anche la serigrafia in tiratura limitata che la Bao ha messo in vendita sul proprio store, e che da sola racconta molto dell’anima messa in questo lavoro diventato riferimento per molti, tanto da essere insignito del Premio Guinigi nella scorsa edizione di Lucca Comics.

«L’affetto dei lettori ci onora e siamo loro riconoscenti: senza lettori, che cosa saremmo noi piccoli raccontatori di storie? Nel caso de Il Porto Proibito, poi, l’affetto fa l’effetto di un’ondata travolgente, ed è continuo, proprio come le onde che s’infrangono sulla battigia. Il libro sta navigando un sacco grazie al passaparola, e riceviamo di continuo commenti, e lettere. Lettere vere, scritte a mano, consegnateci di persona. Una meraviglia. Ci sono lettori che ci dicono di essersi ritrovati nel Porto, di aver pianto, di aver viaggiato tutto d’un fiato fino all’epilogo, ed essersi sentiti meglio alla fine. Questo è bellissimo: essere stati il tramite per far arrivare una carezza, un sorriso, una pacca sulla spalla è una grande soddisfazione».

«Per Teresa, poi – racconta Stefano - che ha nascosto due persone per lei molto preziose nei personaggi di Abel e Rebecca, due persone che se ne sono andate presto, questa dimostrazione d’affetto è un regalo doppio. È come se i lettori che si sono affezionati al piccolo mozzo e alla rossa irlandese volessero bene anche ai suoi Abel e Rebecca».

Il volume ha cominciato a crescere e ha ereditato dai suoi genitori al voglia di viaggiare, tanto: a metà gennaio infatti ha fatto il suo debutto l’edizione per la Spagna, mentre nel corso del 2016 approderà anche in Francia.

Tutto questo conferma la qualità del lavoro fatto da Teresa e Stefano che, non senza l’orgoglio dei genitori verso i figli ammettono che «l’idea che Il Porto stia per salpare per altri lidi allunga la vita di questa avventura, che ci auguriamo possa trovare la rotta verso i cuori di nuovi lettori. È un viaggio che continua»

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