Magazine - Mercoledì 19 agosto 2015

Christiania. A Copenhagen la città degli hippie è ancora libera

Christiania
© Laura Guglielmi
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Martedì primo settembre dalle 12 alle 13 sintonizzatevi su RadioCapital. Durante il programma Capital in the world, dedicato a viaggi, tradizioni e avvenimenti dal globo e condotto da Doris Zaccone, la nostra direttora, Laura Guglielmi racconterà della comunità hippie di Christiania e delle sue curiosità.

Magazine - Non ha uguali in Europa, è basata sull’utopia della condivisione e della solidarietà, dell'uguaglianza e della libertà. Parlo della città libera di Christiania a Copenhagen, l’ultima comunità hippie di grandi dimensioni. Ne avevo sentito parlare fin da adolescente, ma non sapevo esistesse ancora. Me ne avevavo raccontato stranezze e stravaganze. In molti negli anni ­mi avevano detto che stava diventando turistica e commerciale, una specie di Montmartre. Poi più nulla, è sparita dal mio orizzonte.

L’amica Marianne, norvegese, quando stavo preparando le valigie per Copenhagen mi ha detto: «Devi assolutamente andare a Christiania, anche se non è più quella di una volta».
Non me lo sono fatta ripetere due volte e, nei miei tre striminziti giorni nella capitale danese, ho passato un pomeriggio intero nella città libera, fino a notte. Nel mio immaginario si confondeva un po’ con Bussana Vecchia, a Sanremo, paese terremotato nell’Ottocento, e poi occupato da artisti e anarchici negli anni Sessanta.

Occupata e fondata nel 1971 in una zona militare abbandonata nel quartiere di Christianshavn, è una parte della città dove non si pagano le tasse e che ha leggi proprie. Una comunità non virtuale, che sopravvive, si evolve di continuo e si adegua ai tempi nuovi, nonostante i numerosi attacchi negli anni da parte delle istituzioni danesi. Ben mille persone ci vivono stabilmente, inventandosi ogni giorno un nuovo modo di affrontare tutti insieme le mille insidie della quotidianità.

Appena varchi il confine te ne rendi subito conto, già si respira un’aria diversa. Ti avverte una scritta posta in alto (vedi foto d’apertura) e ti imbatti subito in un'atmosfera surreale, molto distante da quella del quartiere trendy e di lusso che la assedia da tutti i lati. C'è un gran movimento di abitanti, tanti i turisti di ogni età, un guazzabuglio di murales, di magazzini in ristrutturazione, case di legno colorate, bambini e adulti che pedalano tranquilli, perché una delle più belle cose di questo quartiere è che le macchine sono proibite. Ci sono anche ristoranti abbastanza eleganti, molti vegetariani, gallerie d'arte, atelier, laboratori di artigiani. E un lago molto bello, con ponti in legno, e panchine. Circondato dal verde.

Un piccolo incidente mi succede mentre sto entrando in Pusher Street, la strada dove si vende l'hashish. Sono talmente infervorata a fare le foto con il mio cellulare, per poi scrivere questo piccolo reportage, che non mi accorgo della presenza di un enorme cartello minaccioso con su scritto: «è proibito fare foto». Vengo redarguita pesantemente, e ci credo, stanno vendendo il fumo. Quindi cercate di immaginarlo quello che vi sto per raccontare, perché ho messo il cellulare in tasca. Prima lo potevano smerciare liberamente, ma da quando il governo ha cercato più volte di vietarlo, ora i venditori indossano i passamontagna e anche le loro baracchette sono nascoste da teli. Un'atmosfera un po' inquietante, sembra di essere in una zona di guerra. Però poi un cartello rassicura: «Chiunque vende e consuma droghe pesanti a Christania verrà cacciato immediatamente». Insomma, ora, per vendere l'hashish, una cosa che ha sempre caratterizzato la comunità, devono coprirsi. E facciamocene una ragione.

Superata Pusher Street si arriva in una piazza piena di baretti, sormontata da una collina, dove stanno seduti tanti giovani. Anche molti italiani che si fanno le canne, e riesco a rubar loro qualche confessione su quanto è duro vivere in Italia e che presto si trasferiranno definitivamente all'estero. Mi viene un po' di tristezza, mentre mi avvio verso la parte residenziale di Christiania. Ma il malumore mi passa subito, un tuffo nel passato, con casette in legno straordinariamente belle, di tutte le forme e i colori. Giardini ben tenuti, piante e fiori di una bellezza rara.
Raggiungo il canale e dall'altra parte si ergono superbi presuntuosi e alteri i nuovi condomini trendy di Christianshavn. Ora capisco bene, perché vogliono liberarsi della città libera di Christiania. Questi terreni profumano quattrini.

Gli abitanti si sono anche inventati la Christiania Bike, che è in commercio e la si può comprare anche su internet. Ha un enorme scatola davanti (si chiama cargo), altro non è che un piccolo carro agganciato, dove portare i bambini, la spesa o qualunque cosa si voglia. Copenhagen è la città europea con più ciclisti e questo ne fa già un gioiello.

Tutt'a un tratto vedo un ragazzo che spulcia vestiti in una baracchetta, mi fermo a guardarlo. Trova un giaccone blu con il cappuccio di pelo – fa davvero freddo anche se siamo a luglio – se lo mette addosso, inforca la bici e se ne va. Un cartello avvisa che questo è il negozio del libero scambio. Ci porti quello che non ti serve e prendi quello di cui hai bisogno. Senza tirare fuori il portafogli. Un tempo si chiamava baratto.

Finisco la mia visita in un ottimo ristorante vegetariano, qui il vino – carissimo in Danimarca – costa come da noi. Pian piano la luce estiva del nord diventa sempre più tenue, nel giardino diventa freddo, mi metto il giaccone. E mi sento come se fossi a casa mia. Sono sempre felice quando trovo qualcuno che sperimenta percorsi diversi, figuriamoci se a farlo è un'intera comunità composta da mille persone. E che lo fa da più di quarant’anni.

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