Outdoor Magazine - Mercoledì 30 ottobre 2002

La polifedeltà

È giunto il momento di archiviare il tradimento, di non parlare più di ipocrisia, di incoerenza. È finita l’epoca dei cornuti, è finito l’uso del termine “voltagabbana”. Adesso si cambia musica e si usano altre parole. Ma è proprio vero? Prendo spunto da un bel libro di Nanà Corsicato, Polifedeltà, Massa editore, uscito in questi giorni. Dice l’autrice nella introduzione: “Amare più donne. Amare più uomini. Con la stessa intensità. Condividere allo stesso tempo più ideali, più sentimenti apparentemente incompatibili tra loro, tanto da generare, secondo alcuni parametri di giudizio, ambiguità, doppio o triplo gioco. Sentimenti che fluiscono insieme ma su piani paralleli. Ciascuno sotto aspetti diversi, trova la propria dignità, la propria dimensione… E se per una volta provassimo a ribaltare il concetto? E se provassimo a definire questo fenomeno con un termine tutto da rivalutare? E se provassimo a ragionare, più che in termini di infedeltà di “polifedeltà”?”

Direi che è una simpatica, interessante scommessa.
Chi decide di ragionare in termini di “polifedeltà” è qualcuno che ritiene il proprio nucleo affettivo composto in modo più complesso della semplice coppia, ma vuole proteggerlo e tutelarlo in ogni modo, perché sa, come diceva la poetessa Marina Cvetaeva che “il cuore può contenere tutto”.
In fondo tutti noi conosciamo la profonda varietà e variabilità delle idee, delle sensazioni, del desiderio. Io ho sempre creduto che si cresca attraverso il contatto con varie esperienze, con tante idee, e la coerenza è tipica dei deboli. Di chi si fissa a qualcosa che vuole credere stabile, perenne e immutabile. Ma niente è così, tutto è soggetto a impermanenza, e dentro di noi, in ogni istante, qualcosa cambia, qualcosa si muove, idee e pensieri nascono e muoiono. Quindi, benvenuta questa dimensione nuova della “polifedeltà”, analizzata nel libro della Corsicato sotto vari aspetti, con un intervento di Aldo Carotenuto che parla della “Polifedeltà nella Psicoanalisi”. Poi viene analizzato il senso di questa definizione nella religione, nella storia, in politica, in amore.

Il tutto corredato da testimonianze ed esperienze vissute, per far luce, laicamente, su qualcosa che non deve ritenersi immorale o moralmente mancante. Come conclude l’autrice: “è etico qualunque comportamento umano”. Io sono d’accordo, soprattutto per quello che riguarda la sfera affettiva. Certo non deve diventare un alibi per nascondere schizofreniche scelte di vita dettate solo dalla paura. Ma il segreto del nostro vivere, negli affetti, nelle esperienze, nelle passioni, nelle letture, è fluttuare e cambiare, imitando e imparando dal movimento ciclico e schiumoso delle onde.


Vi ricordo l’indirizzo del mio sito internet completamente rinnovato e ampliato che ospita anche un bellissimo racconto scritto anni fa da Laura Guglielmi
www.geocities.com/mazzucato2002/index.html

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