Libri Magazine - Lunedì 13 gennaio 2014

Nome al tavolo Blackjack di Valter Binaghi. La recensione

Magazine - Valter Binaghi  è stato insegnante, musicista e scrittore. Scomparso dopo una lunga malattia. Nome al tavolo Blackjack (Perdisa Pop, 2013, 272 pp., 16 Eur) è un'opera indovinata e intelligente, pubblicata lo scorso dicembre, che lo rappresenta e lo farà molto rimpiangere.

Un thriller noir ma senza il ritmo frenetico di certi romanzi densi di azione e suspence di oltre oceano, che invece ripropone con garbo e ironia tempi e luoghi degni dei più grandi romanzieri che hanno narrato della provincia italiana.
Scritto con la consulenza di un giocatore professionista, per sua volontà anonimo e che ha rivelato a Binaghi certi segreti del mestiere, Nome al tavolo Blackjack richiamerà forse agli appassionati di James Bond un pizzico di nostalgia e il cuore in gola di Casino Royal, primo grande romanzo di Fleming e pilastro della spy story.

Romanzo datato quindi? No assolutamente, perché il suo autore era giovane e nonostante la malattia che l’ha provato e poi vinto, sempre curioso, pronto a fare, a rinnovarsi e a sperimentare un possibile futuro. Un autore colto e versatile che ha lasciato in eredità un romanzo vero, arricchito da un protagonista perfetto, un investigatore diverso, assolutamente fuori dalle righe, Franco Branca, giocatore d’azzardo professionista con tutta la forza e la sicurezza del vincitore e un lontano malessere irrisolto nel cuore che gli viene dall’infanzia, coinvolto suo malgrado in un omicidio paradossale commesso con una carta da gioco.

Più che in un giallo che poi c’è, è azzeccato e funziona, siamo di fronte a un carosello di citazioni e continui rimandi. E non basta, perché Binaghi maneggia il gioco d’azzardo e se ne serve senza pregiudizi, per fare il disincantato quadro di una società.

Capisaldi della storia che funziona come un orologio svizzero: il ritmo delle sedute al tavolo da gioco tanto incalzante e veritiero da farle quasi vivere in diretta anche a chi è fuori da quel mondo come me, una bellissima donna Rossana che costringerà il protagonista a innamorarsi, un insospettabile sottobosco criminale, fitto di ricatti, di brutti ceffi e ambigui giri d’affari di provincia e pseudo politici che negano il dilagare della mafia al Nord.

E non dimentichiamo: gli zingari messi all’indice dai cittadini benpensanti, gli industriali pronti a segnare le carte per fregare incauti “polli” nelle loro partite private, che a loro volta si trasformano in “polli” sfruttati da consulenti finanziari privi di scrupoli. E poi un elegante mafioso calabrese, un incredibile commissario Leonetti in veste di “pollo”, che Binaghi va a riprendere, e fa bene, dal suo straordinario Ucciderò Mefisto, contesse misteriose, ex burocrati del Kgb, insomma di tutto un po’.

Un cenno sulla trama, ma senza dire troppo.

Francesco Branca, nome al tavolo Blackjack, è un giocatore d’azzardo professionista. Dal biliardo, in cui eccelleva da ragazzino, è passato alle carte, diventando uno dei pochi ammessi ai Grandi Tavoli dei maggiori Casinò del mondo dove le poste, anche senza limiti, consentono di vincere cifre da capogiro. Ma è un cavaliere solitario, privo di affetti, senza veri legami.
Poi un bel giorno incontra Rossana, un grande amore, la donna per cui si sente disposto a fare e a rischiare tutto. E, quando Rossana viene accusata dell’omicidio del suocero, (ammazzato proprio con una carta da gioco oibò!) Blackjack, che vuole scagionarla, dovrà pesantemente ficcare il naso negli “affari” del defunto in Brianza e dare una sonora lezione al tavolo ai giocatori locali. E… e… e.. Ma solo ad Odessa, con il commissario Leonetti per compare, dopo aver affrontato una super partita organizzata dallo zio Oleg, riuscirà a sbrogliare il caso e, giunto alla fine, a mettere nel cassetto un improbabile sogno.

Oggi al cinema

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