Concerti Magazine - Venerdì 27 dicembre 2013

Marco Sbarbati. Io, busker, notato da Lucio Dalla

di Lorenza Delucchi
Marco Sbarbati
© Facebook Marco Sbarbati

Magazine - È curioso parlare con Marco Sbarbati, 28 anni, cantautore, nei giorni in cui arriva la notizia che Milano è entrata nel circuito dei buskers, gli artisti e musicisti che si esibiscono per strada.
È curioso perché anche Sbarbati ha iniziato così, voce e chitarra per le vie di Bologna. «Era il 2011 - ci racconta al telefono - Suonavo in piazza Maggiore, a pochi passi dalla casa di Lucio Dalla. Un giorno lui passa, mi ascolta poi si avvicina e mi fa i complimenti. Mi mette in mano un foglietto stropicciato, sopra c'è scritto Facciamo un disco».

Quel pomeriggio bolognese dà i suoi frutti. Il grande vecchio e il giovane busker iniziano a collaborare. Dalla spinge perché la sua scoperta smetta di scrivere solo in inglese e si confronti con l'italiano.

Due anni dopo, Lucio non c'è più. Marco sta lavorando al suo disco d'esordio. Da pochi giorni è su YouTube il video del singolo Backwards, una ballata alla Paolo Nutini. In mezzo, un altro incontro fortunato.

Nel 2012 Sbarbati partecipa ad un concorso promosso da Sugar. C'è la possibilità di incontrare Caterina Caselli: «Avevo mandato un demo, mi ha voluto sentire alla casa discografica. Un provino vecchio stile, solo chitarra e voce».

Sbarbati viene promosso, entra nella scuderia di cui fanno parte Bocelli, Negramaro, Malika AyaneElisa. E molto lo lega alla Toffoli. Entrambi arrivano dalla provincia profonda, cantano in inglese guidati da un imprinting insopprimibile - «Fin da bambino, ho ascoltato musica inglese, non ho grandi riferimenti italiani» ammette - e hanno la faccia umile di chi fa musica perché non può farne a meno.

Se da giovanissima Elisa cantava nei club alternando il lavoro da parrucchiera nel salone della madre, Marco fa un'altra strada. «Sono arrivato a Bologna nel 2008 per studiare al DAMS - racconta - Ho conosciuto Spring Groove, una busker americana che mi ha fatto venire voglia di suonare per strada». Scatta la scintilla: «In piazza entri in contatto con il pubblico senza filtro. Da noi la gente non va ad ascoltare un gruppo sconosciuto in un locale. Ma se passando per strada c'è qualcuno che suona bene, le persone si fermano».

Quando l'aggancio è riuscito, serve convincere il pubblico a restare dov'è: «Bisogna tenere presente il posto in cui ci si esibisce – spiega Marco - studiare pezzi capaci di catturare l'attenzione delle persone, contano molto l'ora del giorno, l'atmosfera, il clima». E se tutto va per il verso giusto, magari si porta a casa qualche decina di euro.

Dalla piazza alla rete. Sbarbati apre una pagina Facebook per dare aggiornamenti sui suoi live on the road «Ho capito quanto un mezzo così possa avvicinare. Tanti mi scrivevano per sapere quando suonavo, mi venivano a trovare. Una cosa molto bella».

Nasce anche un canale YouTube. Si può vedere Marco all'opera, sempre chitarra e voce, in piazza o a casa, con camicia a quadrettoni d'ordinanza e repertorio trasversale. Si va dall'Alleluia di Cohen alla recentissima Try di P!ink. «Quel canale è stato importante per me, ho caricato i miei video e qualcuno li ha notati».

Oggi, con il singolo in rotazione radiofonica, non è ancora ora di concerti - «Faremo degli showcase più in là» spiega - ma la domanda su Sanremo non può aspettare. Sbarbati salirebbe sul palco dell'Ariston? «È una vetrina importante - replica sicuro - Quest'anno avrei potuto anche provarci, ma la canzone non mi convinceva, ho lasciato perdere. Serve per avere più visibilità, l'importante è non snaturarsi. La penso nello stesso modo per i talent-show. Basta non farsi usare».

Oggi al cinema

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