Teatro Magazine - Mercoledì 27 febbraio 2002

Maschere esilaranti alla Tosse

Ristorante Immortale
o sulla precarietà dell’esistenza
opera teatrale con maschere creata e interpretata da Paco Gonzalez, Vjorn Leese, Priska Elmiger, Hajo Schuler, Michael Vogel
Al Teatro della Tosse fino a sabato 2 marzo ore 21

“Wunderbar”, ha commentato una signora genovese alla fine dello spettacolo.
Bello, semplicemente bello si potrebbe aggiungere. Perché all’insegna della semplicità.
Sulla scena cinque mimi indossano cinque maschere e raccontano una storia surreale attraverso una pura gestualità. Una cuoca con l'armonica. Tre camerieri, che rappresentano le tre stagioni della vita. Un direttore di sala. Tutti stranamente somiglianti, quasi membri di una stessa famiglia, questi caratteri ci raccontano un mondo senza tempo ma pieno di tic, manie, sogni e speranze che rappresentano una varia umanità.
"Se tu conoscessi Sergio", dice la signora che mi è accanto, "diresti che è uguale". Così la Floez Production si guadagna i lunghi applausi del pubblico. Una compagnia internazionale: Paco Gonzalez attore -e maestro del gruppo- spagnolo, Priska Elmiger attrice e musicista austriaca e tre mimi tedeschi (Hajo Schuler, Michael Vogel, Vjorn Leese).
Sulla maschera e un linguaggio mimico, la Floetz (di cui fa parte anche l'attrice Ilka Vierkant) ha costruito la sua drammaturgia, già pluripremiata e largamente conosciuta.
Ristorante Immortale è il titolo ufficiale con cui lo spettacolo ha girato per il mondo. “Un titolo italiano”, ci racconta Michael Vogel, regista e creatore delle maschere, “perché in Germania quando si parla di ristoranti si parla di ristoranti italiani. E il ristorante preferito è nel gergo il mio “Italiener”. Immortale invece è il nome di un ristorante spagnolo”. Quando i cinque si levano le maschere si svela una strana coincidenza tra le deformi linee della cartapesta e i volti in carne ed ossa degli attori. “Le ho fatte proprio per loro”, conferma Vogel e spiega che la più difficile e l’ultima ad essere pronta è stata proprio la sua. La scena semplice, ma estremamente significativa, prevede quattro porte va-e-vieni, al centro un tavolino da allestire e come sfondo un’elegante e drammatica tenda porpora, che crea un doppione della quarta parete, verso cui gli attori rivolgono le loro disperate speranze in quanto entrata di questo ristorante senza avventori.

Oggi al cinema

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