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Cinema Magazine - Martedì 17 giugno 2008

Cinema e matrimoni. Avanti un altro

di Giorgio Viaro

Magazine - Non è che io parta prevenuta nei confronti delle commedia, sia chiaro. Che mica guardo solo i melodrammi (o i film erotici, dati gli ultimi sviluppi qui su mentelocale). Però ecco, accade che nella stragrande maggioranza dei casi io resti delusa. Questo, ahimé, non fa eccezione.

Il protagonista già lo odiavo in Grey’s Anatomy, lui e quella scialbetta della sua collega. Marcantonio dagli occhi bovini, bello e plastificato, riesce tuttavia in questo film a non prendersi troppo sul serio, come invece faceva in camice bianco. Al di là di questo, la commedia viaggia sui sicuri binari del già visto e sentito: l’amicizia tra un uomo e una donna - lui fornicatore impenitente (con tanta paura d’amare), lei sicura di sé stessa e realizzata, ma ahimé senza uomo - si complica quando lei decide di sposarsi e lui si scopre innamorato.

Seguono la corsa contro il tempo a tappe di gag, i tentativi di conquista, le parole dolci, il bacio rivelatore, il lieto fine. Le musiche sono accattivanti, le effusioni appassionate, le donne tutte belle e magrissime (tranne la cicciona che fa la parte della cicciona e dunque è simpatica per definizione e poi comunque si mette a dieta e riesce a perdere qualche etto).
Morale? La solita, falsa come un biglietto da 103 Eu: che l’amore vero ce lo abbiamo sotto il naso e facciamo finta di non vederlo. Che l’amore vero è prima di tutto amicizia e condivisione. Che gli uomini sono spesso dei pirla, soprattutto quando si trovano in gruppo, ma sempre adorabili caciaroni. E che il pretendente al cuore di una donna può anche essere bello, sensibile, sfacciatamente ricco, e - ahem - superdotato, ma lei alla fine sceglierà sempre colui che le fa battere il cuore in giro per mercatini vintage (un colui che peraltro è alto, figo, e solo moderatamente ricco). E vabè.

Ma vogliamo mettere film meravigliosi sull’amicizia che muta in amore, come Harry ti presento Sally, veri spaccati sociali, dove le tematiche dell’amicizia-salvagente, della solitudine dei trentacinquenni, delle delusioni d’amore, erano colte e presentate al pubblico con scene che erano piccole chicche di realtà tragicomica?
Qui è tutto enunciato, declamato, confezionato con qualche lazzo tra lo spiritoso e il trash vanziniano (la nonna che si adorna il collo di “perle”, il mostruoso arnese dello scozzese sotto la doccia, lei che “fa un lavoretto” al San Sebastiano sulla tela, bah). Non c’è molto altro; nessun dialogo degno di essere riportato, poca profondità pur nella sostenibile leggerezza della commedia (e non sarebbe impossibile), nessun fotogramma che resti impresso quando si accende la luce in sala.

E poi panorami scozzesi e rocambolesco finale con irruzione in chiesa del solito innamorato che non può tacere per sempre. Leggero, ammiccante, spensierato. Patinato, deboluccio, evanescente.
Una stronzata.

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