Outdoor Magazine - Lunedì 20 novembre 2006

Portatela a letto in dieci mosse

di Giulio Nepi
Come portarsi a letto una donna in 10 mosse… ebbene, non abbiamo saputo resistere ad un titolo così. Tanto più che sul risvolto di copertina la prima frase è non è per niente difficile portarsi a letto una donna, affermazione che – risulta da un’approfondita indagine redazionale – nessuno aveva mai sentito prima. “Che sia un libro di fantascienza?”, ha chiesto dubbioso Daniele Miggino.

Iniziamo con lo sgombrare il campo dalle illazioni: Dieci mosse (Delos Books, 160 pp, 10 Eu) non è il solito manualino morbosetto e volgare, ma un divertente libriccino in forma di decalogo, sprizzante humour da ogni pagina. Se non credete a me (dopo tutto sono uno di quegli allupati che in libreria l’avrebbe comunque sfogliato, attirato dal titolo e ovviamente facendo finta di niente), fidatevi del giudizio femminile. Ad esempio di quello delle due autrici, Laura Amisano, giornalista milanese, e Cristina Origone, illustratrice genovese.
Proprio così, due donne. Spinte dalla disperazione di aver sempre più spesso a che fare con maschi smarriti, in piena e fantozzianamente inconcludenti. Sì, insomma, noi. Non so voi, ma io potrei scrivere un libro simile, Come esasperare una donna in 137 mosse (seguito da un potenziale bestseller, Come capire una donna in soli 99 anni).

«Purtroppo si trovano pochi cacciatori», ammettono, «e oggi la donna è costretta ad impugnare il fucile e mirare all’altezza giusta. Ma anche in questo caso non sempre si riesce a concludere. Da qui nasce la disperazione». E anche l’idea di porvi rimedio.
Il libro è frutto delle chiacchiere di una vacanza, «i classici discorsi che si fanno tra amiche», confessa Cristina. L’obiettivo è educarci, e rendere felici «tutte quelle donne che non aspettano altro che di trovare l’uomo disposto a soddisfarle per un’oretta senza inutili e rocamboleschi corteggiamenti e senza presentarsi con l’anello di fidanzamento in tasca», annunciano nel prologo.

I consigli funzionano, mi garantisce Cristina: «sono le cose che una donna vuole sentirsi dire». Ma, come vi ho detto prima, quella del manuale è una brillante scusa per rileggere il rapporto uomo-donna con una buona dose di sano umorismo bipartisan. «Sì, abbiamo preso in giro anche le donne», confessa, e basta rileggere i dialoghi fra le amiche o i monologhi “seghe-mentali” per sorridere dello stream of consciousness femminile. Ma ce n’è anche per noi maschietti, eccome se ce n’è.

Comunque, visto che vi importa divertirvi ma vi importa ben di più dare la zampata, vi riassumo il trucco dei trucchi: dare alla “preda” l’avventura perfetta. Per riuscirvi bisogna essere spietati, «deve crederti interessato alla sua personalità ed emotività», suggeriscono Cristina e Laura. Non è raccontar balle, «ma una mano di smalto rosa che copre l’opacità della vita». Se lo dicono loro.
Ci sono anche trucchi concreti, dal tipo di bacio da usare la prima volta (italiano o francese), come riconoscere una ragazza che vuole ballare o come recuperare con classe una situazione che si è raffreddata.

Ma, chiedo a Cristina, adesso cosa succede se qualcuno li usa con voi? «Che li sgamiamo subito». Tuo marito non si è arrabbiato? «No, anzi, si è molto divertito».
Non ti fa un po’ strano che a scrivere Dieci mosse sia stata una genovese? Che, come dice la canzone, “le donne di Genova pensano che sia normale / mettersi a letto e leggere il giornale”. «In effetti ho contribuito a sfatare il mito», ridacchia, «anche se è vero che pur essendo genovesissima di sangue non lo sono molto di carattere». Una mentalità ad ogni modo dura a morire: «anche le mie compagne alla Scuola del Fumetto, che pure hanno 20 anni, sono terrorizzate dall’idea di essere considerate “facili”. È un po’ triste, ci vorrebbe più passione».