Attualità Magazine - Giovedì 3 agosto 2006

Pagine Marsigliesi

In un paesaggio culturale fatalmente deserto di debiti e crediti, composto di cannucce variopinte dalle quali ognuno succhia quel poco che gli è concesso, o di post-it che appiccicano definizioni variabili, buone per un articolo, due righe di commento, assordanti grida che declamano il capolavoro (per qualche prodotto effimero destinato il più delle volte a lasciarsi dimenticare), si sono scordati antenati, si sono scordati nodi, tradizioni, si è dimenticato l’omaggio.
Quella che Elias Canetti chiamava “la venerazione” per certe opere, una forma di debito, che si rinnova e diventa una professione continua, cosciente, precisa di amore per la letteratura. Lontano dai desideri di qualche istante di palcoscenico, lontano dalle discussioni senza partenze o arrivi, che ardono sostenute dalla passione necrofila di spendere energie per parole destinate a morire in un istante. Lo vediamo. Sul web, nelle pagine culturali dei giornali, nei commenti ridondanti , aspri , ammiccanti o carichi di avversione di certi blog letterari.
Comunicazioni complesse, viziate, a volte senza profumo. A volte, senza dubbio, straordinariamente importanti. Ma con un senso constante di qualcosa che si è smarrito. Strada facendo. Inevitabilmente, forse?

Si è perso il senso del semplice omaggio sentito, senza secondi fini, del ricordare attraverso una frase, del segnalare una influenza e tutta la sua capacità seduttiva e formativa, si è perso il concetto del seme e del germoglio.
Del considerare qualcuno maestro anche se non ci ha offerto una rubrica o presentato a un editore. Si è smarrito il gusto di leggere un libro gustandone le ragioni e gli scopi senza pensare a dove recensirlo per far brillare la recensione come se fosse la propria pelle a brillare e il proprio ego a tintinnare su pagine di riviste letterarie, spazi web o giornali. Un rumore di fondo si fa strada anche quando attorno ci sono interni e spazi propizi al lavoro. Perché QUEL lavoro appare inconsistente come sabbia, quel lavoro dell’isolamento. Dello “sperimentare” l’atto della scrittura o della lettura senza immediate ansiose preoccupazioni di avere addosso occhi, telecamere, complimenti, o mail. Questa perdita del lavoro silenzioso e umile, riconoscendo, come una volta mi disse Giorgio Celli che «Sono sempre più importanti i libri degli altri».

Un’analisi che parte da queste premesse potrebbe dipanarsi in moltissime strade, scegliere angoli, svincoli e sbocchi. Desidero iniziarla da un ambito che conosco molto bene, da una letteratura dove questo elemento del “debito” e della “venerazione” è profondamente evidente. Una letteratura che ha precise partenze e arrivi. Vasta, abbondante. Una letteratura che nel Mediterraneo si specchia e che può situarsi, limitare l’angolo d’osservazione, in un tratto di mare. Che è un passaggio di testimone. Fra Genova e Marsiglia, ad esempio. Una manciata di chilometri di terra, neanche troppi. Un destino di stratificazioni urbane e di modifiche che, negli ultimi anni, hanno fatto somigliare i destini delle due città portuali. L’avventura urbana e letteraria che a tratti si è incrociata.

Se si parla di letteratura marsigliese, città che conosco per un rapporto d’amore-viscerale nato prima d’ogni cosa, come scritto nello stesso destino per cui un luogo ha le famose risposte a domande che ancora sono rimaste latenti e che stanno emergendo adagio, non si può prescindere dal citare Jean-Claude Izzo. Nato nel 1945 a Marsiglia, è morto nel 2000 a soli 55 anni. Prima di conoscere uno straordinario successo con la trilogia di Fabio Montale, Casino Totale, Chourmo e Solea ha fatto molti mestieri per irrompere poi in modo travolgente sulla scena letteraria francese prima, suscitando entusiasmi e passioni, ed europea e mondiale poi. La sua scrittura ha un ritmo trascinante ma che non resta fine a se stesso. È intessuta di gioia di vivere, costellata di piaceri, un buon vino rosato, la cena in un ristorantino, la pesca solitaria, le grigliate con gli amici, fra partite di belote e discussioni politiche, momenti intensi con donne desiderate e tanto spesso rimpiante. Marsiglia e il Mediterraneo sono elementi fondamentali dei romanzi di Izzo, che oltre alla Trilogia con protagonista Fabio Montale, ha scritto anche Marinai Perduti, il magnifico e dolente romanzo: Il sole dei Morenti e la raccolta di racconti Vivere Stanca, tutti pubblicati in Italia dalle Edizioni e/o. Non nasconde mai la violenza, il razzismo, il male di vivere, la povertà, ma esalta la bellezza della sua città, il grande approdo di tutte le razze, la città dove si arriva o si parte e dove solo pochi scelgono di restare, ma tutti, proprio tutti sono “marsigliesi”, qualsiasi sia la storia narrata dal colore della pelle, dalla fisionomia del viso, dal dolore portato negli occhi, dai desideri e dalle passioni rimaste in chissà quale altrove. Nei romanzi di Izzo (e vi consiglio di vistare di questo grande scrittore, romantico, caldo e struggente, troppo presto scomparso) ci sono spesso citazioni e rimandi. Debiti veri, che rendono onore, a poeti, scrittori, musicisti. Anche a gruppi di musica rap, a jazzisti, a Miles Davis, a Paolo Conte. Uno dei nomi che ricorrono più spesso è senza dubbio quello di Louis Brauquier. Un poeta nato nel 1900 a Marsiglia, e morto sempre a Marsiglia nel 1976. Un poeta navigatore, agente delle Messaggerie Marittime. La prima volta che ho trovato in Casino Totale riportati alcuni dei suoi versi sono rimasta colpita. Sedotta. Senza parole. Non l’avevo mai sentito nominare. Poeta nomade, poeta schivo che partiva sempre ma sempre portava Marsiglia e tutta la sua potenza, tutta la sua energia di “città- globo” nel cuore, sapendo che è nella città portuale che sarebbe sempre ritornato. Louis Brauquier è pochissimo conosciuto in Francia e completamente sconosciuto in Italia. Durante un viaggio a Marsiglia ho scovato un’edizione delle sue opere complete in formato tascabile, edizione del 2000, Je connais des iles lointaines, edita da La Table Ronde. Ho preso in mano il libro e la magia mi ha invaso, riga dopo riga, tanto che ho contattato l’editore e ho deciso che avrei dato un minimo contributo per la conoscenza di questo poeta in Italia.

Si tratta di un e-book scaricabile gratuitamente, Louis Brauquier, il poeta del mondo meticcio di Marsiglia, edito da , che trovate, nel formato che preferite . All’interno un saggio sul poeta, e una selezione di poesie che ho tradotto in italiano, l’unica italiana esistente. Un omaggio a un poeta straordinario che non deve e non può essere più confinato in un limbo regionale, o poco più. Un omaggio a una città, che da anni ormai, nella letteratura, nel cinema e nella musica, sta rivelando una vitalità sorprendente. Come la sua luce, come i suoi calanchi. Qualcosa che mozza il fiato. Che si deve andare a vedere. E, per averne un assaggio, magari filtrare attraverso il canto appassionato del poeta dei porti, il poeta nomade e giramondo i cui versi, secondo Izzo: «aiutano a vivere».

Oggi al cinema

La La Land Di Damien Chazelle Commedia, Drammatico, Musicale U.S.A., 2016 Mia è un’aspirante attrice che, tra un provino e l’altro, serve cappuccini alle star del cinema. Sebastian, è un musicista jazz che sbarca il lunario suonando nei piano bar. Dopo alcuni incontri casuali, fra Mia e Sebastian esplode... Guarda la scheda del film