Libri Magazine - Mercoledì 28 giugno 2006

Tra le righe di 'Train du reve'

La scrittrice Francesca Mazzucato, da tempo anche di mentelocale.it, con Laura Guglielmi presenta oggi, mercoledì 28, ore 18, alla FNAC di Genova il suo romanzo Train du reve ( , 2006). Per l'occasione, Francesca ha scelto un breve estratto dal libro proprio sulla stazione ferroviaria di Genova, un assaggio per i lettori/trici di mentelocale.it. Buona lettura. Sotto all'estratto troverete le indicazioni per il concorso letterario abbinato al libro, con scadenza a ottobre 2006.

Stazione di Genova Piazza Principe
Principe è insieme una stazione ferroviaria e una metropolitana. Una implacabile cornucopia di emozioni, una puttana senza prezzo, la mia terra di consolazione. Non è proprio una malattia, ma è qualcosa che si avvicina. Comincia a battermi il cuore in modo strano, accelera e tace, scivola via, si dilata, e siamo ancora dentro al tunnel. Monti e case arroccate, binari e altimetria sfasata, freddo e caldo. Un enigma. Cos’è Principe? La più grande stazione genovese? La stazione più marginale, confortevole, assurda, con il bar più costoso? Cos’è Principe? Quando esci sul piazzale, a sinistra tira tutta verso l’alto. C’è la circonvallazione a monte con i quartieri eleganti e le case signorili. A destra si sprofonda nella suburra genovese fino a Prè. Mi ha colpito fin dal primo istante ma niente riesce veramente a spiegare perché a Genova di stazioni grandi ce ne sono due ma una ti fa innamorare talmente che l’altra non la consideri più neanche di striscio. Brignole, che schifo. Ci sono partita una volta e poi l’ho cancellata. E’ una stazione e basta. Bassa, grande, scontata. Non puoi essere una stazione e basta quando hai accanto una tale concorrenza. E invece Brignole ha scelto di non giocarsela, di rimanere una stazione mediocre. E allora cos’ è questa che, in fondo, si adatta perfettamente al suo nome, questo luogo di tentacoli e scale mobili che restano immobili per mesi, questa stazione da cui si transita per andare verso il confine? Me lo chiedo ogni volta. Anche Principe è un confine, una frontiera cittadina, ma non solo , c’è dell’altro, nascosto, infilato negli angoli obliqui, protetto. Provo tutte le volte a chiarirmi il mistero. C’è sempre abbastanza tempo per provarci. Il Milano – Ventimiglia ferma a Principe dieci minuti che, nel tempo delle stazioni, sono tantissimo tempo. Ogni volta mi illudo di trovare i segreti che fanno sembrare tutta l’architettura e le facce, gli angoli, i dettagli, i bagagli, così veri, cosi precisi che ti urlano addosso, ti invadono senza darti fastidio, ma completando i buchi che ti porti dietro, le fessure dell’anima. Il come voglio scoprire e anche il perché, ma quello è meno importante. La stazione ha intuito il mio scopo e conserva al sicuro quello che non vuole svelare. Mi immagino che lo nasconda in fretta, quando il mio treno esce stanco dalla galleria, sbuffa felice di quella fermata un po’ più lunga. Accetto la sfida. Forse c’è solo una speciale qualità di trasparenza, colori d’arcobaleno, non la consueta solidità soffocante delle cose. Forse di questo, qui a Principe, è più facile fare una esperienza rapidissima e fugace. Scendo fra folate di vento. Mi colpiscono soprattutto i cartelloni che pubblicizzano eventi culturali. Giganteschi, ingombranti. Ti confondi. Vorresti vedere le coincidenze, i proseguimenti, invece vieni rapito dalle più recenti mostre a Palazzo Ducale, o da performance in piccole gallerie. Il mio passo è felpato, cerco il sottopassaggio, il corrimano, mi aggrappo, mi avvinghio, aggancio la parte sotterranea di questa stazione-frontiera che, a guardarla sul davanti, sembra una cosa fragile di pasticceria, un edificio in bilico, un boomerang fermato da due parti di muro. Nei bagni esterni, di sera, c’è un via vai di uomini che cercano uomini, di giorno solo viaggiatori che devono rinfrescarsi. Non c’è nessuno che lo vende, ma scendi dal treno, percorri il sottopassaggio un po’ stanca, zoppicando, ma pensi che sopra, una volta arrivata in superficie, potrai comperare persino lo zucchero filato e magari anche le fragole candite. Qualcosa ricorda il luna park. La stessa malinconia, la stessa rutilante metafora dell’esistenza che parte e si perde, scivolando dalle mani su treni improvvisi. Sarà per il profumo del mare che arriva anche lì sotto e ti fa venire in mente tutte le cose che facevi da piccola. Luna park, spiaggia, anche il circo. Avrebbe più senso risalire il sottopassaggio e cercare un bel pezzo di focaccia, magari alla cipolla, o un tocchetto di farinata da farsi incartare e da portare sul treno. Le fragole candite sono roba da spiaggia con la sabbia, non roba da qui, da questi posti riservati a gente che da piccola mi stava antipatica, quella figa che diceva: “Io d’estate vado in Liguria”. Caspita. Si pensava subito: Va in Liguria. Accidenti! Io all’acquaparco di Cesenatico ci stavo bene, mi accontentavo e c’era questo venditore di roba sgocciolante caramello che me lo ricordo ancora e i suoi sapori me li porto dietro. E’ l’errore di vivere nel ricordo che è morto e di non stare dentro al presente, non starci col corpo e con la testa. Si finisce a rincorrere il caramello e si ritorna al binario senza focaccia. Ci sono due barboni nella sala d’aspetto che dormono rannicchiati come bambini. Qualcuno sale le scale lento, trascinandosi bagagli rumorosi. C’è sempre il pittore matto che si sgola seduto per terra e una donna strana, magra e allucinata che chiede soldi, almeno una monetina, ne raccoglie un mucchietto nel palmo della mano e le mette nelle fioriere all’entrata. Qualcuno le avrà detto che fanno crescere le piante più in fretta o che a sotterrarli i soldi aumentano,come dicevano il Gatto e la Volpe. Sotterra meticolosa e torna a chiedere. Gli imperscrutabili sentieri di Principe si snodano davanti a me, mi chiamano, ma il tempo è scaduto.

Francesca Mazzucato

Concorso
Il romanzo è composto da una sarabanda di storie e di personaggi fantasiosi e onirici, che si intrecciano e intrecciano le loro vite fra loro. Sceglietene uno e immaginatelo in un’altra storia. Una storia di viaggio, reale o metaforico. Date vita voi a uno dei personaggi descritti in questo romanzo corale, rendetelo diverso, ampliatelo, dilatatelo.
Scrivete al massimo due cartelle e mezzo, tre e spedite il vostro racconto via mail a . Potete firmarli con nome e cognome o con uno pseudonimo. Aggiungere qualche nota di biografia , se lo desiderate, e un indirizzo mail (facoltativo). I racconti pervenuti verranno inseriti nello spazio web traindureve.blog.tiscali.it con il commento dell’editore, dell’autrice e di alcuni addetti ai lavori,( editor, scrittori, giornalisti) che ne metteranno in rilievo gli aspetti interessanti, la scrittura, la dimensione innovativa della storia. Tutti i migliori racconti verranno inseriti on line. C’è tempo per spedire fino a OTTOBRE 2006. Alla fine verrà fatta una scelta fra i racconti pervenuti che andranno a comporre un’antologia, in uscita per i tipi della Giraldi editore nel 2007. Un esperimento nuovo, un libro che nasce da un altro, i lettori che davvero rendono il libro qualcosa di vivo, lo continuano, lo ampliano, lo modellano.

Oggi al cinema

Lion La strada verso casa Di Garth Davis Drammatico U.S.A., Australia, Regno Unito, 2016 Saroo ha cinque anni quando si perde su un treno che attraversa l’India e si ritrova molto lontano da casa e dalla sua famiglia. Il piccolo dovrà imparare a sopravvivere da solo a Calcutta, prima di essere adottato da una coppia di australiani.... Guarda la scheda del film