Cultura Magazine - Giovedì 12 maggio 2005

Il Giappone a casa nostra

© Progetto Janua
«Metto il muso. Mi si fa abbandonare il mio adorato Giappone per un paese che non è nemmeno in guerra. D’accordo, è la Cina: suona bene. È già qualcosa. Ma come farà il Giappone senza di me? L’incoscienza del Ministero mi preoccupa».

Amélie Nothomb, Sabotaggio d’amore, p. 13 (Guanda 2001)


Con il suo cinismo la Nothomb è stata la prima a condurmi in oriente passando per gli occhi di una bambina; c’ero già stata, sì, con Haruki Murakami (Tokio Blues, 1987), ma in quel caso si entrava in Giappone dalla porta dell’adolescenza e in atmosfere da Il Grande Gatsby, tutt’altra via.

Lo sguardo dei bambini sulle cose, sulle cose “strane” o “straniere” è un portale enorme che ci permette di accedere ai mondi vecchi e nuovi e più o meno noti, in quel modo privilegiato che è privo di preconcetti. Allo stesso tempo la ricchezza che i bambini traggono da queste esperienze di incontro con altri mondi è smisurata – e la Nothomb ce ne dà un arguto esempio facendoci assaggiare il suo scetticismo precoce.

E a Genova, in aria di Oriente fin da Aprile, con la mostra Giappone. L’arte del mutamento, i bambini/e cosa fanno, come la vivono? C’è chi si è messo in moto già da qualche anno. Per via che l’Oriente non era né lontano né straniero, bensì vicino di casa, anzi dirimpettaio. È il caso dell’attività che si svolge sotto il nome Studenti Associati, una rete scolastica che comprende il Liceo Artistico Paul Klee, la Scuola Elementare Giano Grillo e la Scuola Media Bertani/Ruffini, così riuniti nel Consorzio Battistine, impegnati da ormai cinque anni nella riscoperta e rivalutazione della Villetta Di Negro e con lei di tutto il Museo d’Arte Orientale E. Chiossone. Il lato interessante di questa cooperazione risiede in primis nel metodo, che prevede la collaborazione tra studenti di scuole di diverso ordine e grado e, fatto ancora più eccezionale, bambini/e e ragazzi/e si occupano di Oriente attraverso una sorta di peer to peer learning, ovvero un tutoring degli studenti più grandi verso i più piccoli.

«L’attività artistica, compresa quella poetica, rappresenta il terreno di scambio delle esperienze condivise», mi racconta il professore di italiano del Klee G. Manté «che si concludono ogni anno con un evento en plein air in Villetta Di Negro. Dal 2004 Studenti Associati partecipa al progetto Janua, iniziativa promossa dal Comune di Genova e dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo nell’ambito di GeNova 2004 Capitale Europea della Cultura. Quest’anno il Consorzio ha deciso di sperimentare (per Janua 2005, dal titolo suggestivo Lo sguardo bifronte), le vie dello streaming e downloading audio su web, confezionando letture rivisitate di haiku, una brevissima poesia formata solo da tre versi (in collaborazione con la Stanza della Poesia), recitati dai bambini delle medie e delle elementari e implementate dai ragazzi del liceo artistico che hanno anche composto la sigla». Manté prosegue raccontando che alcuni haiku pubblicati nel volume Le poesie che non so leggere, (Fratelli Frilli Editori), sono stati composti da bambine e bambini dislessici (tra gli otto e i dieci anni), «a riprova, che la dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici e tantomeno sensoriali o neurologici». Le poesie in questione, preparate come tracce, in versione audio mp3, sono ascoltabili o scaricabili cliccando sui link qui di seguito:

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I bimbi ci dicono anche che cos’è un Haiku: un tipo di poesia nata in Giappone le cui caratteristiche principali sono: una struttura in 17 sillabe (5-7-5), un modo estremamente conciso in cui vengono espressi i concetti e il contenuto rivolto sempre alla natura, alla quotidianità e alla semplicità.

Da oggi, 16 maggio e fino al 19, dalle 15.30 alle 18.30, i ragazzi del consorzio sono alla Stanza della Poesia, in piazza Matteotti e nell'area didattica di Palazzo Ducale, per mostrare il lavoro svolto fin qui: i video sul Giappone che parlano dei miti, tipi e stereoptipi che popolano il loro immaginario; gli haiku registrati (vedi sopra) e il laboratorio di calligrafia.

È bello sapere che qualcuno a scuola non demorde e ci mette l'anima!

Le immagini sono elaborazioni grafiche prodotte dai bambini delle elementari su un software utilizzato in architettura, un lavoro coordinato da L. Tognala, docente del Klee.

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