Imperia - Mercoledì 7 settembre 2016

Sul Sentiero degli Alpini, a strapiombo tra Liguria e Francia

Sentiero degli Alpini, video di Markstaffsgt (Youtube)
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ATTENZIONE

Ad oggi (settembre 2016) il Sentiero degli Alpini è soggetto a frane. Il primo tratto del percorso, dal Monte Toraggio al Passo dell'Incisa è chiuso. Per chi intende percorrerlo è necessario seguire le indicazioni esposte, utilizzare l'abbigliamento tecnico adeguato e prestare la massima attenzione.

Genova - Io avevo paura, una paura da morire a fare il Sentiero degli Alpini, in Liguria al confine con la Francia. Da anni cercavo di convincermi, consultavo guide alpine, passavo in rassegna video su You tube, e mi spaventavo sempre di più. Però il desiderio era così forte, tant’è che il mese scorso ho avuto la bella idea di proporre ad un gruppo di amici di inerpicarci fin lassù, ed hanno accettato entusiasti. Ormai non potevo tornare indietro.

Monti Toraggio e Pietravecchia, due nomi che mi ronzavano per la testa da troppo tempo. Le Piccole Dolomiti Liguri, dove vivono le marmotte e fioriscono i rododendri a venti chilometri dal mare. Siamo vicini a Pigna e a Triora, a Badalucco e Dolceacqua, tra le valli Roja, Nervia e Argentina.

Un po’ di storia: tra le due guerre mondiali, gli alpini hanno scavato un sentiero, sospeso nel vuoto, intagliato nelle fragili rocce del Pietravecchia e del Toraggio. C'era già un percorso che, prima della Seconda Guerra Mondiale, era ancora in territorio italiano ­ ma era dall'altra parte, e lì si poteva essere visti dai francesi, pronti ­secondo Mussolini­ a far fuoco su soldati e muli dell'esercito italiano. Un'impresa eroica, scavare nella roccia e aprirsi una strada nello strapiombo, che un po' mi ricorda - con le dovute proporzioni - ­ la ferrovia scavata nell'imponente e tenebroso Eiger, che porta sulla Top of Europe in Svizzera.

Insomma se sono qui a raccontarvelo, vuol dire che non son precipitata giù nell'orrido. Le foto scattate mentre percorrevamo il Sentiero degli Apini non le ho fatte io, ma i miei compagni di viaggio. Così come il video, è un link da You tube. Ero troppo impegnata a salvare la pelle, per pensare a documentare la scampagnata, chiamiamola così.

Come si arriva: uscendo dal casello dell'Autostrada dei Fiori a Taggia e percorrendo la Valle Argentina, si prende a Molini di Triora il bivio per Carmo Langan e poi si prosegue per Colle Melosa, dove ci sono il Rifugio Allavena e la Locanda Colle Melosa. Lì si lascia la macchina e si prende lo sterrato per il Rifugio Grai. Più avanti si incontra la Fontana Italo e da lì incomincia il percorso che porta al Sentiero degli Alpini, scavato nelle pendici del Pietravecchia.
L'ho fatto praticamente a occhi chiusi, mi hanno detto i miei compagni di viaggio che il panorama da lì era stupendo. Beh, qualcosa ricordo anche io e devo dire che hanno ragione. Si arriva quindi alla Gola dell'Incisa, che è tutta franata. L'abbiamo scalata, con gli scarponi che scivolano su sassi e massi, ma non abbiamo continuato il sentiero alle pendici del Toraggio, perché un cartello avvertiva che è franato in più punti.

La gola è al confine tra Italia e Francia: proseguire nella parte italiana come dicevo ­ è proibito, anche se abbiamo incontrato due cinquantenni paonazzi, che l'avevano appena fatto: «Mai più, ci sono tre punti in cui devi andare in punta di piedi sullo strapiombo e non ci sono neanche le cordicelle». Noi abbiamo abbandonato l'idea di proseguire, anche se sono sicura che se lo rimettono a posto, mi ci fionderò. Abbiamo preferito raggiungere il
Passo della Fonte Dragurina, dalla parte francese, percorrendo la mia amata Alta Via dei Monti Liguri, che per questo tratto è appunto oltre frontiera.

Poi siamo tornati indietro fin quasi al rifugio Grai, per arrivare di nuovo a Colle Melosa. «Se non aggiustano la strada che dalla val Nervia, da Pigna, porta a Carmo Langan, franata per una decina di metri nel gennaio del 2014 , per noi è un disastro. Di francesi non ne arrivano più, abbiamo perso l'80 % dei clienti. La maggior parte ci raggiunge in bicicletta dalla via del Sale, dalle montagne e non dalla Riviera», mi racconta Pierangelo Borfiga, proprietario della Locanda Colle Melosa, che gestisce insieme alla moglie Laura Lai.

Ha un coraggio da leone, ha riaperto questo gioiello di famiglia, chiuso dal 1995. A spingerlo la passione e l'amore per Cima Marta, il Pietravecchia e il Sentiero degli Alpini. E per un posto che fa parte del suo immaginario infantile. Come del mio, penso, ma non glielo dico. Sì, ci venivo da piccola con mamma papà e i loro amici a mangiare. Finalmente riesco ad assaggiare i Barbagiuai di Camporosso (Val Nervia), che sento nominare da sempre, una specie di frittelle di zucca, mi perdonino i gourmet per una descrizione
così frettolosa.
Melosa non è solo una meta estiva, d'inverno si può fare sci di fondo. Una cosa mi è piaciuta di Pierangelo, mi parla bene dei gestori del Rifugio Allavena, lì di fronte, e dei rustici proprietari dell'agriturismo Il Rifugio giù a Carmo Langan. L'unione fa la forza.

Quindi vado a mettere il naso nel Rifugio Allavena, gestito da Anna, una simpatica francese, e dal suo compagno di Dolceacqua. Sta preparando la cena, per un gruppo di ciclisti che è arrivato da Monesi, passando per il Saccarello: «Stamattina abbiamo visto tanti camosci che stavano andando a bere giù al lago di Tenarda. E poi c'è una volpe in cerca di cibo che ci viene a trovare tutti i giorni».
Anna vive in Italia da 34 anni: «Tutti gli italiani vogliono andare all'estero e io invece sono venuta qui». Questo è un paradiso, non è l'Italia, le vorrei dire, ma me ne sto.

L'agriturismo Il Rifugio di Carmo Langan invece è gestito da mamma Joset (francese) ­ e da papà Marco (piemontese), insieme ai figli Daniele e Gianmarco. Hanno un carattere ruvido, da montanari d'altri tempi. Ispidi e scontrosi, ti devi dar da fare per conquistarli. Per fortuna c'è l'arguta Joset che smussa gli angoli. Ulteriori informazioni sul Sentiero degli Alpini, sulla locanda Colle Melosa, il Rifugio Allavena, sono tutte nella fotogallery di questo articolo.

Tutti i ristoratori si lamentano che il Sentiero degli Alpini sia tenuto così male, se non si interviene a breve fra un po' tutto franerà a valle. Sperando che le istituzioni preposte si sveglino, vi consiglio di raggiungere questi luoghi straordinari anche per percorrere altri sentieri, che qui è davvero tutto uno spettacolo.
Ripiombando fuori dal cielo, per approdare sulla costa, abbiamo fatto sosta al ristorante Santo Spirito di Molini di Triora, per rifocillarci. Mariachiara ci ha accolto con la sua solita giovialità. La Valle Argentina non è solo la valle delle Streghe. Ci sono tante altre storie da raccontare. E a me piace raccontarle le storie. Soprattutto quando incontro persone che ci credono: «Qualche giorno fa sono andato insieme ad altri a Ventimiglia sul confine con la Francia, e abbiamo preparato gli spaghetti al sugo e pomodoro per centinaia di persone. La sola idea che esistano esseri umani di serie B mi fa diventare matto», racconta Alessandro, marito di Mariachiara.

Ci rivedremo presto, perché una coppia così non me la lascio sfuggire.

LO SPUNTO DI LAURA GUGLIELMI tutti i mercoledì su mentelocale.it, oppure su Facebook: iscriviti al gruppo. Per chi volesse scrivermi una mail: laura.guglielmi@mentelocale.it

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