«Quando sono arrivato a Genova ho chiesto al taxi di portarmi a
Palazzo Reale: mi ha scaricato davanti al Ducale».
Luca Leoncini racconta divertito l'aneddoto del suo primo impatto con il museo, quando accettò di diventarne il curatore. Era il 1992 e
Palazzo Reale era una specie di bella addormentata sconosciuta, con poco più di cinquemila visitatori all'anno.
Ora le cose sono cambiate: l'anno scorso sono stati staccati
37mila biglietti, e per festeggiare Palazzo Reale
ha cambiato nome.
«Il museo era malato, ed era malato perché aveva perso la sua identità di dimora storica. In questi anni abbiamo lavorato sodo sull'accessibilità, sulla formazione e sulla comunicazione. E adesso, al termine di un lungo percorso, possiamo finalmente togliere a Palazzo Reale quell'etichetta di "Galleria" e dargli il nome che meglio gli si addice:
"Museo"».
Non più una pinacoteca, con soli quadri, ma
una vera dimora storica, valorizzata nei suoi magnifici arredamenti: Palazzo Reale è a poco a poco diventato un organismo complesso fatto di tappezzerie, mobili d'epoca, statue e dipinti.
«Abbiamo ricostruito l'immagine di "casa" sala per sala, oggetto per oggetto. Abbiamo aperto intere ali prima d'oggi inaccessibili, come gli
appartamenti del Duca degli Abruzzi. E i soldi del G8 ci sono serviti per continuare su questa strada».
A Palazzo era infatti previsto uno dei banchetti ufficiali del summit, ma alla fine non se n'è fatto niente per motivi di sicurezza.
I benefici sono però rimasti: con i finanziamenti la Soprintendenza ha potuto portare avanti un intensivo programma di
restauri (come quelli degli scaloni d'onore e del magnifico Salone da Ballo) e di
recupero funzionale (dalla splendida illuminazione scenografica alle semplici ma utilissime toilette).
E non finisce qui.
L'obiettivo, adesso, è il
2004.
«I prossimi lavori - e ci tengo a dire che sono soldi
già stanziati - prevedono l'apertura di
altre tre sale: saranno riallestite con i loro mobili originali, che ora arredano gli appartamenti presidenziali della Prefettura. Poi apriremo un
bookshop e alcune sale per l'accoglienza.
In futuro poi si libereranno gli ambienti dove adesso si trovano gli
uffici della Soprintendenza, che si trasferirà nell'Abbazia di San Giuliano. Sono vani molto belli, con una quadreria importante».
E poi c'è il
capitolo-via Balbi.
«Abbiamo costituito un gruppo di lavoro con il Comune che ha già steso un progetto per la strada», continua
Leoncini, «Via Balbi verrà pavimentata, togliendo i marciapiedi e quelle orride catenelle, e dotata di una nuova illuminazione, come quella di San Lorenzo.
Metteremo i bidoni della spazzatura a scomparsa ma soprattutto, già dal 2002, con l'apertura della metropolitana alla Darsena, la strada avrà una
drastica riduzione del traffico: resteranno solo alcune linee d'autobus, in salita. Per una piena pedonalizzazione bisognerà aspettare il completamento della metropolitana fino a Brignole».
Nell'attesa che il libro dei sogni si trasformi ben presto in realtà, i musei liguri scendono in trincea contro la ventilata ipotesi di privatizzazione lanciata dal Ministro dei Beni Culturali.
«Secondo Urbani la gestione di alcuni musei può essere affidata agli enti locali», è
Liliana Pittarello, la Soprintendente regionale, a segnare la linea del fronte con pacata fermezza: «In Italia e a Genova l'esperienza dei musei comunali è vastissima e interessante. Ma nessuno ha mai raccolto e valutato gli esiti di questa esperienza. Cerchiamo di partire dal dato reale per formulare una regola: non il contrario, come sembra che qualcuno ami fare.
Creare una formula valida in generale per tutti i musei non è possibile. Tutela e gestione devono essere curate da uno stesso soggetto».