Food Genova - Sabato 3 gennaio 2004

Chichibio

Poco oltre piazza San Matteo - la piazza medievale dei Doria - fra un palazzo nobile e un portale di marmo del quattrocento, fai tre scalini e sei a New York. Lampadari ultra-design illuminano un lungo locale arredato in legno, vetro e acciaio: centinaia di bottiglie da una parte, muri rosso fuoco dall’altra. Insomma, l’avrete capito, è il Chichibio, nuova freccia all’arco di un centro storico più vitale che mai. Nuiòrk, tié!

Chichibìo se non ricordo male era un personaggio di Boccaccio… «Sì», sorride Silvia Consarino, che assieme a Luciano Santamaria si è inventata questo eno-ristorante da rivista di architettura, «come ricorderai era un cuoco. Però noi preferiamo chiamarci Chichìbio, per evitare confusioni con il biologico…».

Il breve giro fra i tre ambienti che compongono il locale si trasforma in una lezione di interior-design: tavoli di cristallo e legno massiccio, sedie trasparenti, lampade ricercate e ironiche, il rosso che domina su tutto accompagnato dal caldo tono del legno. La firma è di Maura Belloni, e mi viene sussurrato che alla fine si sono anche limitati “per non esagerare”. Mi riprendo e conto i coperti, che saranno in tutto una cinquantina.
Silvia intanto mi racconta che hanno aperto da poco, il 18 dicembre scorso, e mi spiega lo spirito del Chichìbio: si apre alle 18.30 con l’aperitivo a base di vino e tigelle. Poi spazio alla fantasia: chi vuole può continuare a sorseggiare il suo bicchiere, sennò ci sono i piatti della cena. «Ci piacerebbe che la gente si sentisse libera di fare quello che vuole», chiarisce Silvia, «e per ora devo dire che ci stiamo riuscendo». Orario di chiusura? «fino a che c’è gente. La cucina resta aperta anche fino all’una».

Il menu cambia tutti i giorni ma ci sono sempre almeno due piatti per portata da scegliere, ognuno dei quali ha il suo vino abbinato a bicchiere. La cucina è quella italiana, rivisitata con un pizzico di fantasia e tanta cura nella scelta delle materie prime, «la carne ad esempio la prendiamo a Boves ed è di bue grasso, una prelibatezza». La carne, appunto, la fa da padrona – anche se a smentirmi oggi c’è ad esempio lo stocche – con due principeschi carrelli, uno per il bollito e uno per l’arrosto.
Marco Costa, il sommelier del Chichìbio, mi riassume la sterminata cantina: vini scelti direttamente dal produttore e assaggiati di persona da lui e Luciano, un occhio di riguardo per i prodotti pugliesi e marchigiani, anche se l’amore segreto si chiama Barbera.

Chichìbio, , … questa zona del centro storico si è trasformata nel giro di due mesi. Sull’argomento Silvia si dimostra tenace e battagliera: «io e Luciano abbiamo gestito per tredici anni il Caffè degli Specchi, che abbiamo ceduto da poco. Quando abbiamo cominciato non c’erano né la "movida" né Palazzo Ducale! Adesso ci riproviamo da questa parte, di nuovo senza alcun contributo comunale. Poi magari lo daranno a chi verrò dopo di noi… è il destino dei pionieri». La zona, mi spiega, è comoda e tranquilla, e i rapporti con gli altri locali sono ottimi: «anzi, il fatto di essere in diversi ci aiuta, siamo un polo di attrazione. E ci scambiamo i clienti».

Fuori i prezzi, allora. Per una cena con primo, secondo e dolce la spesa media è di 30 Eu, vini esclusi. Gli eno-aperitivi girano intorno ai 4/5 Eu a bicchiere. Buon appetito.

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