Food Genova - Mercoledì 17 maggio 2017

Il basilico di Pra': una storia di famiglia

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Contenuto in collaborazione con Il pesto di Pra'

Genova - Una storia lunga cinque generazioni quella del Pesto di Pra' di Bruzzone e Ferrari. Frutto di una passione per la terra e per il basilico tramandata di padre in figlio.

Era il 1827 quando i fratelli Ferrari, Gian Battista e Santo, mezzadri dei Podestà e dei Cambiaso, coltivavano ortaggi da portare sulle tavole di queste famiglie nobili. 

La loro è una storia piena di ricordi, di passione, di cambiamenti. Fin da quando, alla stazione ferroviaria di Pra', c’era ancora il binario morto, che collegava la Liguria con Milano, «dove tutti i contadini - ricorda l'attuale titolare, Stefano Bruzzone, che ha sposato una figlia dei Ferrari e che insieme al cognato Alessandro Ferrari gestisce l’azienda - portavano le proprie primizie per venderle. Ognuno riempiva la propria banastra (antiche ceste in vimini o castagno) con spinaci, asparagi, bietole, basilico, e la caricava sul treno per farle arrivare ai mercati generali del Nord-Ovest».

Dagli ortaggi alla coltivazione esclusiva del basilico, grazie anche alla nascita delle serre: «Le prime - dice Bruzzone - compaiono nei primi decenni del Novecento. Sono le stesse famiglie nobili, che sulla tavola vogliono prodotti freschi tutto l'anno, a sovvenzionare i contadini per realizzarle».  E  se all'inizio ospitano anche gli ortaggi, via via diventano la casa solo del basilico.

Nello stesso periodo, nell’area dell’allora cokeria San Giorgio «i contadini - racconta ancora Bruzzone - prendevano gli scarti di lavorazione e con quelli, attraverso delle stuffe, riscaldavano le serre. Un lavoro duro. Nelle giornate fredde i nonni facevano turni di due ore ciascuno per tenerle sempre accese».

Il basilico, così, non diventa più un prodotto solo primaverile ed estivo, ma anche invernale.

 Anche il sapore con il tempo si trasforma e si affina, e se all'inizio il gusto è più forte e la pianta più grossolana, pian piano diventa sempre più delicato. Grazie anche a quella perizia contadina che si tramanda di generazione in generazione.

Questo mondo, che racconta una storia di famiglia, vive ancora oggi. Saranno cambiati i colori delle foto, quelle in cui durante i giorni di festa ci si ritrovava tutti insieme a tavola, tra i bimbi che giocano e il basilico raccolto, pronto per essere venduto. Ma la passione, l’amore per la terra e per un prodotto genuino sono rimasti immutati.

Perché la terra, conclude Bruzzone: «Non ti tradisce mai».

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