Concerti Genova - Lunedì 24 aprile 2017

Al Teatro dell'Arca Paolo Schianchi e la sua chitarra a 49 corde

© paoloschianchi.com

Sabato 6 maggio, nell’ambito della rassegna di Primavera dell'Associazione Culturale Pasquale Anfossi, al Teatro dell’Arca, all'interno del Carcere di Marassi, un doppio concerto: alle 17.30 riservato ai soli detenuti e alle 20.30 per il pubblico esterno.  Ingresso a offerta libera fino ad esaurimento posti.

Prenotazione obbligatoria entro il 28 aprile 2017 inviando email all’indirizzo tnoprenotazioni@gmail.com, con specificato: nome, cognome, luogo e data di nascita e numero del documento d'identità.

Genova - A Genova Paolo Schianchi, musicista e compositore originario di Parma, è già stato parecchie volte: «Con Maddalena Crippa, sia per lo spettacolo A sud dell'alma, testi e musiche dal sud America, che con Canto popolare, un reading con accompagnamento musicale su Pasolini con musiche mie - afferma Schianchi -. Ero stato anche in un teatro all'italiana (Archivolto, ndr) per il Premio Chatwin e già con l'associazione Anfossi in un bellissimo palazzo storico (Palazzo Bianco). È sempre stato un enorme piacere e sono venuto in vesti sempre molto diverse, incontrando bellissime persone».

Sabato 6 maggio il creatore dell'Octopus (uno strumento inventato da Schianchi), noto soprattutto in America per il suo talento e la sua chitarra a 49 corde, sarà ospite dell'associazione Anfossi nella rassegna Primavera sul palcoscenico del Teatro dell'Arca all'interno del Carcere di Marassi per due concerti, uno per i detenuti alle 17.30 e uno per il pubblico alle ore 20.30.

Appena rientrato dall'America, Schianchi è ormai più in tournée negli Stati Uniti che in Italia: «Lavorativamente ho combinato più là che qua». Dopo aver ottenuto il visto riservato a figure d'eccezionale prestigio scientifico o artistico, noto ufficialmente come green card Eb1, il pendolarismo di Schianchi è ora garantito a vita ed esteso anche alla sua famiglia. «Per averlo c'è stato un controllo lunghissimo durato più di quattro anni. Il visto è nato perché ero artista in residence alla St. Francis University (nel 2012, ndr); facevo concerti per loro, in varie location e in vari contesti. Tra le tante occasioni, anche alcune private per raccogliere fondi: pensa che con 40 minuti di musica una volta abbiamo tirato su abbastanza per finanziare un nuovo laboratorio di scienze nel campus. In una di queste occasioni ho incontrato una persona che mi ha suggerito di fare domanda. Non è stato facile e ci sono stati anche tanti imprevisti. Poi è arrivato».

Cosa ha contato di più? «Ci sono dieci punti da soddisfare. Il brevetto dell'Octopus ha avuto certo il suo peso. Poi ci sono state le varie lettere di referenza di persone di un certo calibro dal mondo musicale. Anche i tanti concerti pesano, ma le loro sono valutazioni soprattutto qualitative del lavoro, quindi i numeri contano fino a un certo punto. Adesso ho l'opportunità di andare e venire, a costi meno esosi e anche l'insegnamento nelle diverse università è facilitato sia nella parte burocratica che nella spesa». 

Con una «formazione importante sul repertorio della chitarra classica», inizialmente Schianchi è approdato in Texas ancora adolescente. «Mi offrirono una borsa di studio, ma tornai indietro. Ero un po' ingenuo, pensavo che avendo delle carte da giocare avrei potuto farcela in qualsiasi posto. Oggi posso dire che non è proprio così che vanno le cose, almeno nella mia professione. Il nostro è un bellissimo Paese, ma con forti idiosincrasie. Sono tornato ancora in America per un'altra coincidenza fortunata. Ero insegnante in una scuola in Italia e, per un caso, un gruppo di universitari americani venne al nostro concerto. C'era con loro un super musicista che, a fine concerto, chiese chi fosse l'insegnante. Era Jim Donovan, fondatore della band Rusted Root e noto in Italia come autore della colonna sonora del film Era glaciale. Un musicista che ha suonato con tutti i grandi, per esempio Sting e Santana. Volle conoscermi e si interessò a quello che facevo. Andai a suonare nella sua università con Metamorphosis la St. Francis University. Decisero di progettare una residenza artistica apposta per me. Mi adottarono un po' come si fa con un panda. Per loro dovevo tenere concerti all'interno dell'università, ma anche in vari luoghi, anzi davano la precedenza agli ingaggi esterni. Poi mi chiesero di insegnare».

Dopo è arrivato l'invito di Davey Yarbourough, della Duke Ellington School of the Arts di Washington, la più importante del paese. «Lui mi ha invitato alla sua scuola per fare un master; presentai Octopus e una chitarra fatta di compensato con cui ho provato molte delle mie prime sperimentazioni, una chitarra con due manici per me epica, perché l'avevo vista da bambino e perché rappresentava possibilità che vanno oltre lo standard». Poi è stata la volta di Arthur Noxon, consulente storico di moltissimi musicisti e produttore di Michael Jackson: «Noxon ha deciso di sostenermi».

Il talento di Paolo Schianchi, la sua curiosità, l'hanno portato a sperimentare molto a livello pratico e materiale - l'Octopus è suonato con le mani e i piedi -, spaziando tra generi diversi e sonorità di epoche anche molto lontane tra loro. C'è una musica che non ti piace? Un genere che non percorri? «Si potrebbe dire di no, anche se una certa musica da discoteca non è esattamente il mio genere. Comunque, ho chiaramente delle mie preferenze. Sono attratto dalla profondità musicale, dal lato architettonico e emotivo della musica. Che poi lo si ritrovi nella musica rinascimentale o in quella progressive, per me è secondario. Edoardo Müller scrisse che la musica non andrebbe divisa tra colta e leggera, ma tra cattiva e buona, un pensiero che già altri prima di lui avevano espresso e che mi sento di condividere. Un concerto come Metamorphosis parte con il liuto rinascimentale poi passa alla chitarra classica per un viaggio nel tempo e nello spazio con tanti strumenti. Ognuno però ha la sua personalità e ha un suo mondo, per questo ti chiede cose ben specifiche. Certo si potrebbe suonare un pezzo blues con un liuto, ma sarebbe come fare una gara di formula uno con un autobus». 

Paradossalmente la sperimentazione di Schianchi e il suo desiderio di portare la chitarra verso possibilità polistrumentiste, nasce a teatro. «È grazie a un attore e caro amico, Umberto Fabi, che lavorava a una libera interpretazione del Macbeth, che è nato l'Octopus. Voleva avere diverse atmosfere, quindi mi servivano vari strumenti e siccome ero in scena ogni mio movimento creava disturbo, allora ho pensato di appendere le chitarre. Da lì mi è venuto in mente di avvicinarle e siccome i mezzi economici non erano un granché allora ho pensato ai pedali, per spremere dalle chitarre qualsiasi suono. È stato un percorso molto bello: a teatro ero libero di usare la musica come volevo, lì ho trovato spazio. Mentre spesso in vari concerti mi ero ritrovato, per esempio facendo un pezzo jazz con la chitarra, chi storceva il naso. Nonostante fosse un attore e non un musicista, Fabi è stato uno dei miei mentori, peccato sia mancato improvvisamente durante uno dei miei viaggi. Insegnava e aveva un orecchio musicale molto importante. Fabi era uno dei rari esempi di persona illuminata, ma non sufficientemente compreso in ambito teatrale».

Al Teatro dell'Arca ci sarà la famosa chitarra a 49 corde. E l'Octopus? «A Genova faccio lo stesso concerto che ho portato in America. Come là, inizialmente non era previsto l'Octopus: uno strumento che pesa 230 kg. Per una serie di vicissitudini, però, proprio prima di partire c'è stato un cambio di programma per cui, invece di un piccolo ensemble di 5/7 ragazzi come previsto in origine, sono partito con due ragazzi. Allora c'è stato bisogno di creare una versione ridotta di questo sistema, che mantiene un buon 80-90% del sistema originale, grazie alla tecnologia di una ditta svizzera di chitarre. Sembra una chitarra elettrica, ma in realtà contiene parte della tecnologia dell'Octupus, ma si suona solo con le mani».

Stavo proprio per chiederti se la tua sperimentazione anche materiale sugli strumenti è finita o prosegue. «Tutto è sempre nato da un'esigenza musicale, anche questa chitarra è un prototipo creato in risposta a esigenze specifiche. Non ci si ferma mai, è la gioia più grande, è come il mito di Orfeo e Euridice: la nostra tela è il tempo, non ci si può fermare né guadare indietro».

Un altro lavoro importante di Schianchi sono le Variazioni su Hendrix, «11 variazioni diverse su un'unica canzone», le stesse che l'hanno portato all'attenzione di Red Canzian dei Pooh. «Fu mia madre a insistere. Andava a un concerto dei Pooh e volle che le dessi un mio CD. Non so come è riuscita a farlo arrivare nella mani di Canzian, che mi ha proposto di fare un disco. In realtà non è ancora uscito, perché poi sono partito per l'America. Ma in quella stessa occasione realizzai un video su suggerimento di Giulio Chermassi, usando tutte le chitarre per un unico pezzo; da lì è partito il lavoro su Hendrix.
Il tema delle variazioni era molto di moda nel Settecento. Ho semplicemente scelto la musica che amo di più. Hendrix è stato un grande musicista e ha spesso ripetuto che chiunque amasse la sua musica era libero di farne quello che voleva. L'ho preso alla lettera».

Musicista, compositore, inventore e insegnante. Insegnare in accademia? «Ho gettato la spugna in questa direzione. Per ironia della sorte ho avuto un mini part-time in un liceo di Parma, ma credo che morirà molto presto. Certo ho il mio studio, costruito con le mie mani e con l'aiuto dei miei genitori, che hanno seguito il cantiere quando ero via. Nella recente riforma si sono dimenticati della musica e quel mio posto non durerà. Il conservatorio poi non ne parliamo, ma non ne soffro più di tanto. Il novanta per cento di quello che faccio è frutto di una formazione personale e non di percorsi istituzionali. Ho però un progetto con cui intendo creare occasioni di scambio internazionale per i ragazzi, perché le difficoltà che ho vissuto io possano essere superate e il lancio dei talenti supportato».

In che cosa consiste questo progetto e con chi stringerai la collaborazione all'estero? «La base sarà il mio studio a Parma e credo che il primo approdo sarà Washington, molto probabilmente con Davey, anche se non c'è ancora niente di ufficiale. Si chiama Your Music Lab, e presto online si troverà il dettaglio del progetto. Così come faccio oggi a scuola, la maggior parte delle cose che insegno non sono previste dai programmi ministeriali che spesso risalgono al 1931. Intendo dare accesso a un tipo di conoscenza che a livello istituzionale non si trova. Insegnare è molto bello e, leonardianamente, ti sembra di essere più utile al mondo e ti torna anche indietro in termini di energia positiva, soddisfazione personale e altrui, contatti. Credo che sia anche un dovere trasmettere il proprio sapere e sostenere altri nel percorso di crescita artistica. E poi fare musica è uno dei modi più belli di inseguire la felicità»

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