Cultura Genova - Venerdì 10 marzo 2017

Pinksummer, con Michael Beutler la galleria diventa officina

Michael Beutler, Criss Cross Garage

Genova - Sentieri nel bosco e poi la radura che svela per dirla alla Heidegger, un ordine che nasce dal rumore per usare il principio teorizzato da Heinz von Foerster. Essere in una fitto di vegetazione e contemporaneamente trovarsi a una leggera distanza, nell’apertura di una visuale che la radura può regalare. E in questa foresta può essere che, nel suo farsi, legni e rami vengano ri-arrangiati per una nuova vita. Costruzioni, nel contempo eccessive ed essenziali, che sembrano nascere dal caos.

Sabato 11 marzo, alle ore 18.30, da pinksummer, inaugura la mostra Criss Cross Garage di Michael Beutler, la prima personale dell'artista presso la galleria situata nel cortile maggiore di Palazzo Ducale a Genova.

Classe 1976, tedesco, pronto a presentare un suo progetto alla Biennale Arte di Venezia 2017, da pinksummer Beutler propone una mostra con un titolo che rimanda all'idea del box, ma anche a quello di fucina creativa. E di intreccio. «I garage sono posti meravigliosi quando vengono trasformati in officine. Io trasformo le gallerie in officine, da qui il nome mostre garage. Da pinksummer faccio una mostra garage. Di che cosa è fatta? Di materiale incrociato. Mi piace tessere. Potrei aver preso questa passione dal lavoro che ho fatto per il mio precedente insegnante Thomas Bayrle, o dal background della mia casa artigianale, o potrebbe piacermi semplicemente perché è un modo così semplice di realizzare una superficie partendo da linee», afferma Beutler.

Pronta una fornitura di materiale che si può tessere e che l'artista porterà con sé a Genova. Sul suo utilizzo, però, l'artista si riserva di decidere cosa farne il giorno che arriverà presso la galleria-garage. Un progetto gettato nel mondo, un progetto che deve fiorire, continuamente teso al di là. Alle galleriste che gli chiedono se, nella sua opera, possa risiedere l'idea di non-finito, di work in progress, Beutler risponde citando un testo di Gerry Bibby, Problema della soluzione o Fabbrica dell’Invenzione Imperfetta e parlando di «una faccenda di fioritura»: forze che vibrano, che si mettono insieme. «Intorno elementi sparsi non attivi, mentre qualcos’altro si stava impegnando alla soluzione di un problema. Sollecitando questo, schiacciando quello, spingendo e piegando, tagliando e giuntando, sono nate le forme».

Parlando di officina, sentendo l'odore di una casa artigianale, pensando all'intervento della mano dell'artista, non si può non riflettere su concetti che riguardano la tecnica, l'arte e la sua funzione produttiva, l'estetica che sposa la macchina, ma anche su un consumo che pervade l'esistenza della società contemporanea. «Le macchine mi incuriosiscono, afferma Beutler. Completano il quadro e non sono proprio macchine, quanto attrezzi manuali. Semplicemente aiutano riguardo l’aspetto dell'ordine e si occupano di una parte di produzione probabilmente noiosa». Una normale combinata, una piallatrice o una giuntatrice - a cui l'artista ha apportato delle modifiche affinché tagli solo il legno della superfice in determinate zone, in modo da poter essere intrecciato secondo uno schema specifico - si coniuga a un normale pennello, per tirare fuori le potenzialità della fornitura. «Il suggerimento che mi viene da Ernst Jünger è anche di dissolvere l'idea della macchina intesa come preparazione contro qualcosa piuttosto che della macchina come preparazione all'interno di qualcosa, qualcosa che insomma connette. Credo che la macchina più bella per un contadino sia quella che è a tal punto parte del sistema della sua agricoltura che si dissolve completamente in esso. Se questo poi possa far fronte alle richieste coloniali, è un'altra questione».

Attrezzi e materiali (Beutler è celebre per il suo uso dei materiali cosiddetti poveri) capaci di aprire una dimensione di gioco e di libertà, nuovi sentieri che conducono verso la radura e la fioritura. «Quando si gioca, si può modulare il tempo e dargli forma. Se mi costruisco gli attrezzi da solo, decido anche quante pieghe vengano fatte, in quanti minuti, ore o giorni. Il risultato potrebbe essere limitato a quei semplici materiali, ma ciò significa anche maggiore libertà di gioco, di decisione, di possibilità e intraprendere quei percorsi fuori strada, che vengono in superficie solo quando si è coinvolti nell'esperienza diretta di tutto il processo. Mi piacciono quei percorsi».

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