Attualità Genova - Domenica 12 febbraio 2017

Rifugiati: ricordare la Shoah a Palazzo Ducale

di Roberta Chiossone
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Lunedì 13 febbraio, ore 17.30, nella Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, si terrà un incontro dal titolo Rifugiati: ricordare la Shoah per costruire una società accogliente, organizzato dai giovani della Comunità di Sant’Egidio.

A pochi giorni dalla celebrazione del Giorno della Memoria, Piero dello Strologo, testimone della persecuzione degli ebrei genovesi, e Yaya Kongyra, giovane rifugiato gambiano, incontreranno i giovani della nostra città per confrontarsi sui temi della persecuzione e della fuga, che li ha toccati entrambi da molto vicino.

Piero, bambino durante la Seconda Guerra Mondiale, ricorda ancora con lucidità il momento della fuga verso la Svizzera, insieme alla sua famiglia, per evitare la deportazione nei campi di concentramento. Ha ancora impressa nella memoria la sensazione di freddo dovuta alla camminata in mezzo alla neve, la paura di essere scoperto e arrestato, il sollievo della salvezza, ma anche il disorientamento una volta ritornato in Italia, quando la maggior parte dei familiari e degli amici erano stati deportati e non avevano fatto più ritorno.

Yaya era invece uno studente della Facoltà di Agraria e faceva parte del principale partito di opposizione al regime di Jammeh, destituito poche settimane fa dopo anni di abusi. Dopo essere stato più volte imprigionato e aver visto morire i suoi compagni di partito si è messo in viaggio per sfuggire alla morte ed evitare ripercussioni sui suoi familiari. Ha attraversato il Senegal, il Mali, il Burkina Faso, il Niger, il deserto fino alla Libia in mano ai trafficanti di uomini. Per ultimo la traversata via mare verso l’Italia, durata una settimana, dove ha visto morire dieci persone nel barcone stipato all’inverosimile.

Quelle di Piero e Yaya sono storie diverse, per luogo e tempo, ma si assomigliano molto: entrambi rifugiati in un paese straniero, perseguitati da regimi intolleranti e crudeli. Il loro racconto e confronto è fondamentale per i più giovani, per testimoniare che la memoria condivisa è la base per poter costruire una società accogliente che non ripeta più gli errori del passato. Errori che, come possiamo vedere, sono sempre dietro l’angolo, ogni volta che si crea un clima di insofferenza e intolleranza verso chi è considerato diverso e che, la storia ci insegna, possono portare a tragedie immani come quella della Shoah.

Le due testimonianze ci aiutano ad essere più umani e accoglienti, ricordandoci che in tante parti del mondo sono ancora in atto persecuzioni e che la condizione di rifugiato spesso non è una scelta, ma è l’unica via possibile di salvezza.