Cultura Genova - Martedì 27 dicembre 2016

Escape artists da Pinksummer, la personale di Guy Ben Ner

Escape Artists
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Genova - Inaugurata martedì 20 dicembre, e visibile fino a venerdì 3 marzo, Escape artists la personale di Guy Ben Ner alla galleria Pinksummer, ci scaraventa , grazie al fluire di immagini in un film della durata di 37 minuti, immediatamente in medias res: storie di giovani in fuga da guerre e miseria.

Stavolta i giovanissimi migranti, fuggiti da Sudan e Eritrea, approdano in Israele nel deserto del Negev, ove sono confinati, nel senso letterale del termine, nel campo di Holot, ove attendono vanamente il riconoscimento di rifugiato politico, atto che lo stato di Israele non contempla. Nella godottiana attesa seguono il corso di cinematografia a cura di Guy Ben Ner.

In primo piano spicca il portatile di Guy Ben Ner ove i ragazzi seguono la lezione di cinema. Nell'aula di Holot il tempo scorre fra di loro come un lucido filo senza capo, sembra passare attraverso la stanza e strabordare fuori dai confini dello schermo, il tempo dei richiedenti asilo di Holot avvolge anche lo spettatore. I volti di questi giovani scampati alla morte, trapassati dal fluire del tempo, quello che li accalappia, si frammenta nelle antiquate immagini di Nanuk l'eschimese, ove lo spettatore assiste ad una sospensione del respiro pari a quella dell'umana dignità, perchè l'eschimese è costretto a mordere prima un disco a 78 giri, quindi un pesce, solo per compiacere il regista. Ma anche se Nanuk visse negli anni Venti non trova giustificazione l'umiliazione del buon selvaggio, costretto a atteggiamenti ridicoli, così come non trova certo giustificazione oggi, per questi giovani rinchiusi in uno campo di detenzione light, a cui si nega il diritto di esistere ma gli si concede quello di diventare registi. Il legame con il passato , con una vita ormai smarrita, fonda le basi ambigue del loro futuro.

Ce la faranno? Ma il tempo improvvisamente s'arresta, diventa rigido, impietrito, scintillante. Gli oggetti e i corpi si avvicinano, e noi al di qua dello schermo ci stringiamo a loro: è il momento in cui Guy Ben Ner mostra l'immagine di uno speaker televisivo privo di sonoro. Il presentatore non ha voce, ma si dimena e contorce, fa delle smorfie: impossibile capire se pianga o rida. Lo decifreremo soltanto accompagnando all'immagine l'audio originale. Ma ben potremmo abbinarlo a un altro sonoro. Ed è proprio questa scena il cuore dell'opera: così come lo speaker senza voce può gioire o soffrire a seconda della scelta del sonoro, così questi ragazzi in fuga, soffrirano o gioiranno nell'indifferenza di chi li guarda, finchè non avranno voce.

Con Escape Artists, Guy Ben Nur resistuisce dignità e voce a chi ha smarrito l'una e l'altra.

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