Attualità Genova - Venerdì 23 dicembre 2016

Delitto e rovescio: a tutto tennis l'ultimo giallo di Claudio Paglieri

Claudio Paglieri

Genova - Il mondo è sempre più complicato. E il malaffare si inserisce ovunque. Sempre più anche nello sport. Il nuovo romanzo di Claudio Paglieri, Delitto e rovescio (Piemme, pag 372) in libreria da qualche mese, costruisce un'altra storia dalle tinte noir, ricamata sempre intorno alla figura del commissario Marco Luciani. Che ormai i lettori conosco benissimo, insieme a tutti i suoi tic. Potrebbe essere il vostro regalo intelligente last minute.

Luciani ha dato una svolta secca alla sua vita, si è licenziato dalla questura di Genova e, padre single, si è trasferito a Barcellona con il figlio. Vive gestendo la casa di un'amica e accoglie i turisti.

Ma se ami un mestiere non lo molli ed ecco che si trova invischiato in un altro caso, un imprenditore italiano gli chiede di trovare la figlia scomparsa, Martina, una giovane tennista, poco più che adolescente. Fino a poco tempo prima la ragazza viveva a Barcellona in un'Accademia di tennis. Marco, anche se non ha nessun patentino da investigatore, si butta a peso morto in questa nuova avventura. Il romanzo comincia con due loschi figuri che gettano il cadavere di una giovane donna da uno yacht e finisce con – manco a dirlo - la risoluzione del caso. E nella traiettoria incontriamo personaggi di ogni tipo, tanti cialtroni che pensano solo al loro personale tornaconto. Ma hanno una sfiga del tutto particolare: incontrano sulla loro strada e si scontrano con Marco Luciani.

Ma cerchiamo di parlare del romanzo anche attraverso le parole di Claudio Paglieri. Ecco l'intervista.

Marco Luciani ora si è trasferito a Barcellona. Quanto proietti in lui la tua stanchezza per l'Italia? Claudio Paglieri, potesse, andrebbe a vivere in Spagna?

Barcellona, per me, è come dovrebbe e potrebbe essere Genova se fosse governata con buon senso, ottimismo e coraggio. Lo stesso naturalmente vale per l’Italia, che non finisce di stupirmi negativamente. A Barcellona mi trovo molto bene, ci vado spesso, anche se ormai i turisti stanno occupando sempre più spazi. Infatti Marco Luciani, per stare tranquillo, ha scelto di vivere nel quartiere di Gracia, che ha mantenuto il carattere di cittadina indipendente, come era prima di essere inglobata da Barcellona. Se vivrei lì? Forse sì, ma dovrei poter vivere solo dei miei libri e al momento è un traguardo lontano.

Il tennis, cosa significa per te?

Il tennis è il secondo sport che ho praticato con regolarità, dopo il basket. Sport individuale purtroppo, io mi trovavo meglio in quelli di squadra e infatti giocavo meglio in doppio e nelle gare a squadre. È uno sport in cui la parte mentale è prevalente, servono concentrazione, determinazione, sagacia tattica. Mi diverte molto di più giocarlo che vederlo, soprattutto da quando il muscolo prevale sulla tecnica. Oggi come oggi trovo noiosissimi sia Djokovic sia Nadal sia Murray, uno dei pochi che mi piace vedere è Wawrinka, per me il miglior tennista del mondo. Che non sia il numero uno non importa, è un po’ come per gli scrittori di gialli: non è detto che il primo nella classifica dei libri venduti sia il migliore.

Ahahah, ben detto, Claudio. Dopo che hai pubblicato il libro, è uscita sui giornali una notizia simile al caso criminale da te descritto. Ce lo puoi raccontare?

Ti riferisci probabilmente al caso scommesse. È un grosso problema, perché specialmente nei tornei minori, sui quali comunque si scommette, i giocatori guadagnano poco e possono facilmente cadere in tentazione: perdere una partita può rendere molto di più che vincerla. Credo che bisognerebbe redistribuire meglio i montepremi, togliendo un po’ ai super-ricchi per dare ai poveri: giocatori fortissimi, tipo il 200 del mondo, spesso chiudono l’anno in rosso perché viaggi, allenatori, alberghi sono molto costosi.

Quanto è malato il mondo del tennis e dello sport in generale?

Oltre alle scommesse c’è il problema del doping, sempre negato e sottovalutato. Secondo me ci sono pochi controlli e molte omissioni. Anche qui, mi piacerebbe una riforma che accorciasse la durata delle partite, per favorire i giocatori più tecnici rispetto a quelli fisici. In generale comunque l’ambiente del tennis è molto migliore di quello del calcio, per dire.

Descrivi un panorama desolante per le giovani donne: Martina, una mediocre tennista spinta dal padre a diventare campionessa, capisce presto che la sua bellezza può portarla più lontano della sua bravura. Com'è la situazione per le donne che fanno sport? Quanto viene sfruttata la loro immagine, anche per la semplice pubblicità o per i calendari?

Una cosa che mi infastidisce tantissimo è che lo sport femminile punta sempre di più sull’aspetto estetico, più che su quello tecnico. Tutti si ricordano di Ana Kournikova, che non ha mai vinto uno Slam, pochi di Lindsay Davenport, a lungo numero uno del mondo. Molte atlete purtroppo si prestano, penso a Lindsey Vonn o a Tania Cagnotto. Capisco l’orgoglio di avere un bel corpo e di farsi apprezzare, ma se anche le donne che sono arrivate al vertice di una professione non vedono l’ora di mettersi nude, quale esempio danno alle ragazze e alle atlete più giovani? Ma ci sono anche federazioni che spingono per “spogliare” le atlete, penso al beach volley o al caso del ping pong di qualche anno fa. Non è moralismo, ma ci sono già tanti campi nei quali le donne belle sono avvantaggiate (cinema, moda, giornalismo televisivo), non c’è bisogno che accada anche nello sport.

C'è questo tormentone che si è creato intorno al tuo commissario sul fatto che sia maschilista. Come si fa a definire maschilista uno che accoglie un figlio neonato sul portone, dove lo ha abbandonato la madre e che poi lo cresce da solo?

Io preferisco uno che fa qualche battuta politicamente scorretta, tipo quella sul celebrato multitasking femminile (“fare tante cose tutte insieme , e tutte male”), ma poi tratta le donne davvero da pari a pari, con rispetto, ai tanti che a parole sono dalla parte delle donne ma poi nella realtà di tutti i giorni le trattano come schiave.

Proprio così. Quanto del rapporto tra il commissario Luciani e suo figlio c'è di te come padre?

Beh, parecchio. L’esperienza della paternità mi ha reso sicuramente una persona migliore (non ci voleva molto!), e di conseguenza anche uno scrittore migliore. Sono molto fiero di avere inserito in alcuni dei miei gialli il figlio del commissario, perché è una cosa insolita. In genere i bambini entrano nei gialli solo come vittime di crimini orribili, o vengono rapiti perché il padre eroe possa salvarli. Qui invece Alessandro è un personaggio con una sua psicologia e importanza, e mi permette di riflettere sul rapporto padre-figlio. Una delle cose più difficili è riconoscere la “ghianda” dei figli, la cosa per la quale sono naturalmente portati, e aiutarli a farla diventare una quercia. Dimenticando quelle che magari erano le tue ambizioni di padre per il futuro di tuo figlio, e che rischiano di rovinarlo

Perché Luciani non riesce ad avere un'unione stabile?

Perché quelle che lo amano lui non le ama, e la donna che lui ama non lo vuole. “Amor che a nullo amato amar perdona” è una grandissima fesseria, se si riferisce, come molti sostengono, al fatto che è inevitabile riamare chi ti ama. Ma probabilmente Dante, che di certo fesso non era, intendeva tutt’altro.

Luciani si è licenziato dal suo posto di lavoro, come commissario a Genova. Mi chiedo se anche tu, come tanti colleghi, non sia stanco del tuo lavoro di giornalista, che sembra non avere più un ruolo ben preciso nel contesto contemporaneo, per colpa dei social network, che sembrano diventati una fonte primaria per tanti, troppi. Giornali che si uniscono; premier, sportivi, cantanti che invece di rilasciare interviste preferiscono scrivere su twitter o facebook senza nessuna mediazione. Insomma, quale vorresti fosse il tuo futuro di giornalista e quello del giornalismo?

Più passano gli anni, e più sono soddisfatto di fare il giornalista. Risponde perfettamente al mio carattere di bastian contrario: proprio adesso che il giornalismo è attaccato da ogni parte, che i giornali sono in difficoltà, che la gente si informa su facebook e si beve qualunque cazzata, proprio adesso c’è bisogno di giornalisti che quotidianamente, umilmente, testardamente, continuino a fare il loro lavoro con scrupolo e coscienza. Io, almeno, ci provo

E bravo Claudio, sono completamente d'accordo. Non ti viene voglia di abbandonare Luciani per un po' e scrivere un romanzo senza di lui?

L’ho già scritto, è bellissimo, ma nessuno l’ha voluto pubblicare.

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.

Oggi al cinema a Genova

La notte che mia madre ammazzò mio padre Di Inés París Commedia Spagna, 2017 Succede tutto in una notte. Con i figli via di casa per una gita, Isabel si propone di organizzare la cena di lavoro che suo marito Angel e la sua ex moglie Susana hanno in agenda con un famoso attore argentino: lo vogliono convincere a essere il protagonista... Guarda la scheda del film