Attualità Genova - Martedì 20 dicembre 2016

Luca Borzani: «Soddisfatto del lavoro al Ducale, lascio il passo»

Luca Borzani nella redazione di mentelocale.it
© Federica Burlando

Genova - «Ciò che mi ha dato soddisfazione in questi anni di attività? Palazzo Ducale stesso. L’idea di come questa straordinaria struttura potesse diventare parte della città, una forma di appartenenza collettiva». Hanno il sapore del bosco d’autunno le parole di Luca Borzani, presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. Solide come pietra paziente, ma capaci di accendersi al sorriso. Zainetto, cappello in mano e cappotto, è venuto a trovarci nella redazione di mentelocale.it, partendo proprio con un sorriso.

In questi anni di attività grandi opere si sono avvicendate in mostra sotto le volte di Palazzo Ducale: da Mirò a Frida Kahlo, da Edvard Munch a Andy Warhol per citare solo alcuni esempi; senza contare i tantissimi eventi gratuiti. Idee, cultura, attualità, storia, persone si sono incontrate in «uno spazio che è diventato luogo».

In redazione abbiamo parlato di Palazzo Ducale, ma anche di politica, di vizi e di libri, in una chiacchierata a 360 gradi. L’obiettivo del suo futuro? «vivere vent’anni ancora in salute».

Laura Guglielmi: «Come vi state organizzando per i prossimi appuntamenti in programma a Palazzo Ducale

Luca Borzani: «A marzo apriremo una bellissima mostra su Amedeo Modigliani, che credo funzionerà molto bene. Avremo La storia in piazza su un tema pienamente storico perché si ragionerà sugli imperi: dalla Persia e da Roma fino a quelli senza terra di oggi, con la dimensione finanziaria, economia e gli imperi culturali. Una grande attenzione quindi alla contemporaneità con un percorso davvero lunghissimo. Ci sarà, poi, il festival di Limes, abbastanza in sintonia con il tema de La storia in piazza dal momento che il titolo sarà Chi comanda il mondo?».

Federica Burlando: «Il programma 2016-2017 di Palazzo Ducale ha anche un po’ il sapore dell’approdo di un percorso. A metà del 2017 ci sarà il rinnovo delle cariche. Un bilancio di questi anni di attività?».

Luca Borzani: «Nell’arco di 7/8 anni Palazzo Ducale ha costruito un modello culturale che non era presente nella nostra città, fondato su alcuni elementi sostanzialmente semplici: l’accessibilità a tutti, quindi la costruzione dei pubblici; l’idea della cultura come responsabilità civile e la convinzione che la cultura possa essere, e non è in contraddizione con l’accessibilità a tutti, anche un elemento dello sviluppo economico. In Italia credo non ci sia nessuna istituzione che sia contemporaneamente spazio espositivo, di discussione e luogo di confronto. Da questo punto di vista lo slogan Palazzo Ducale era uno spazio adesso è un luogo penso abbia il suo significato. È un istituzione della città con una sua identità, che è contemporaneamente un’identità aperta: non chiede fedeltà ideologica, non domanda nulla che non sia mettere a disposizione uno spazio in cui tanti possano farsi degli strumenti per comprendere i mutamenti del mondo».

Federica Burlando: «Le piacerebbe continuare in un futuro il percorso intrapreso?»

Luca Borzani: «Penso che come ciclo sia chiuso. Uno degli argomenti su cui in questi anni ho molto insistito al Ducale è che un’istituzione culturale non deve fondarsi sulla conservazione, bensì sull’innovazione. Nel contesto in cui viviamo, le culture si muovono rapidamente: riuscire a intercettare più sensibilità possibili implica il mettere in moto processi di innovazione. Uno dei grandi limiti della gestione del nostro patrimonio culturale è che si ha ancora la convinzione che siano gli utenti a dover bussare alla porta. Un’istituzione culturale deve, non solo aprirla, ma mettersi in sintonia con quelle che sono le culture pubbliche, cosa ben diversa dallo spettacolarizzare le proprie attività. Vuol dire capire che si modificano i linguaggi, i punti di interesse e, dunque, avere la capacità, di volta in volta, di essere punto di riferimento. Dopo un X di anni quindi è anche giusto innovare. So che lasciamo un’istituzione credibile, un bilancio positivo, l’assenza di ogni debito e anche una programmazione, per ciò che riguarda le esposizioni, fino a metà del 2018 perché nessuno che subentrasse a giugno sarebbe in grado di organizzare una mostra che necessita di incominciare a lavorarci un anno e mezzo prima. Quindi lasciamo nelle migliori condizioni possibili a chi verrà dopo».

Laura Guglielmi: «Parli di futuro, ma il tuo futuro? C’è qualche possibilità che ti rinnovino l’incarico?»

Luca Borzani: «Non è mia intenzione richiederlo».

Laura Guglielmi: «Se te lo chiedono?»

Luca Borzani: «Vedremo il contesto che ci sarà. Per quello che riguarda il mio futuro, mi auguro di vivere bene altri vent’anni».

Laura Guglielmi: «Torniamo a bomba. Se dovessi descrivere la persona ideale per succederti in questo ruolo?»

Luca Borzani: «Non credo sia possibile prefigurare. Posso dire quali caratteristiche non dovrebbe avere. Deve guardare Palazzo Ducale dalla città e non viceversa. Non deve personalizzare le attività che vengono fatte, muovendosi in base a quella che pensa debba essere una funzione e non esclusivamente secondo i propri gusti. Abbiamo molti beni culturali, invece, che guardano la città dall’interno, dove le inclinazioni del curatore vengono a coincidere con le attività realizzate. Questo sarebbe un grave errore, come lo sarebbe non tenere conto che oggi Palazzo Ducale ha tanti pubblici diversi e che bisogna conservare questa dimensione. I fruitori devono essere ogni volta riconquistati, motivati. Perdere alcune di queste caratteristiche, credo sarebbe un errore, perché Palazzo Ducale è una struttura solida, ma la fragilità può arrivare immediatamente».

Laura Guglielmi: «Avrai qualcosa in testa oltre che vivere bene e in salute i prossimi vent'anni. Il sindaco no, la presidenza della Fondazione neanche. Se venisse fuori un contesto diverso da quello odierno, siamo sicuri che tu non voglia riprendere ad avere una carica politica qualunque essa sia?»

Luca Borzani: «Ad oggi non vedo le condizioni perché questo possa accadere».

Laura Guglielmi: «Perché?»

Luca Borzani: «Sulla politica in generale personalmente mi sento lontano dall’avere sentimenti di appartenenza. Non condivido cosa la politica è diventata, non soltanto la mala politica, ma l'imbarbarimento del linguaggio, la vuotezza dei contenuti, il ridurre tutto a enfasi retorica. Vedo che non c’è una riflessione, una discussione che tenga conto dei processi che attraversa la società. Oggi c’è un tema, che non è avvertito, ma è fondamentale per tutte le città, che è la crisi dell’idea di cittadinanza. Uno si sente abbandonato a se stesso, travolto dai suoi rancori. Ricostruire tale idea vuol dire anche fare i conti con quella che, più in generale, è la crisi della nostra democrazia. Siamo nella società degli individui. Se non si rimettono in moto processi di partecipazione, di decisione che coinvolgano e ridiano il senso della cittadinanza, si alimenterà soltanto questo vuoto. Il tema di cosa vuol dire essere cittadini, di come si governa, di come si va costruire reti di cittadinanza attiva, di corresponsabilità e di responsabilità sono cose che io oggi non vedo in giro».

Federica Burlando: «In un’intervista rilasciata a mentelocale.it nel 2013 aveva dichiarato di vivere nel centro storico. Come è cambiato?»

Luca Borzani: «Il centro storico in questi anni non ha vissuto una buona stagione. Si è persa un’idea complessiva delle prospettive del centro antico, si è interrotta la qualificazione diffusa, sono ricominciati gli abbandoni, abbiamo un ritorno degli spazi del degrado. Ovviamente la crisi ha inciso pesantemente, basti pensare alla chiusura degli esercizi commerciali. È cambiata anche molto la movida: da spazio di creatività, di ripresa della notte, di socialità, è diventata uno spazio di consumo. Eppure il centro storico potrebbe essere davvero la nuova fabbrica della città, alimentare la crescita turistica già in atto, essere un'area di qualità della vita che ha anche un ritorno economico, che produce lavoro».

Laura Guglielmi: «Rispetto agli anni ’80, quando ho incominciato ad abitare nel centro storico, però è migliorato molto».

Luca Borzani: «Sì, non c’è paragone. La storia del centro storico è descrivibile in un rapporto vuoti/pieni, di abbandono di popolazione e di ricrescita demografica. Gli anni ‘80 hanno toccato il punto più basso, era davvero difficile viverci. Poi c’è stata una svolta e una crescita fondamentale è stata la scelta della riqualificazione diffusa, si sono introdotti destinazioni d’uso di pregio, come la Facoltà di Architettura e poi c’è stato il Porto Antico. Questa salita ha subito una stasi che, collegata alla crisi economica, ha reso più profondo il divario».

Laura Guglielmi: «Tornando a Palazzo Ducale a livello di mostre, di cicli di incontri o di qualunque iniziativa sia stata fatta in questi anni, c'è qualcosa di cui ti senti più soddisfatto?»

Luca Borzani: «Palazzo Ducale. Ciò che mi ha dato soddisfazione è l’idea di come questo straordinario palazzo potesse diventare parte della città, cercare di avere delle intuizioni che corrispondessero alle sensibilità dei pubblici e averne la conferma. Palazzo Ducale non è il posto di chi vi lavora. La nostra stessa programmazione è costruita insieme a tante persone che non operano qui; è uno spazio aperto anche per realtà associative, di quartiere. È stata importante questa idea di Palazzo Ducale come forma di appartenenza collettiva. Dal 2009 circa abbiamo fatto una mostra all’anno che superava i 100 mila visitatori paganti; una cosa assolutamente inedita per questa città. Il soggetto imprenditoriale che decide di impiegare denaro qui, porta dei soldi a Genova. Un nostro evento espositivo è contemporaneamente un investimento sulla città e non una spesa e i visitatori sono un ulteriore ritorno economico per essa».

Laura Guglielmi: «Strutturati più come il nord Europa…»

Luca Borzani: «È un rovesciamento culturale, concettuale che abbiamo introdotto noi, non esisteva prima a Genova. Essendo un’istituzione pubblica abbiamo una grande attenzione perché mantenga quelle caratteristiche di cui parlavo prima, pur avendo bisogno di un ritorno economico per poterci garantire. Siamo l’unica istituzione espositiva in Italia che permette un giorno al mese l’ingresso sostanzialmente gratuito per tutti i cittadini, abbiamo l’accesso per tutti i giovani sotto i 27 anni a 5 Euro una volta alla settimana. Per tutti i ragazzi che fanno la guardiania alle mostre non abbiamo mai accettato contratti illegittimi, da noi non esistono i voucher perché è una questione di principio pubblico. Sono quegli aspetti non immediatamente visibili che sono importanti. Credo che essere di sinistra voglia dire questo».

Federica Burlando: «Palazzo Ducale svolge anche un’intensa attività nei confronti dei ragazzi. Come vede la scuola oggi e in senso lato il mondo dei giovani?»

Luca Borzani: «Per noi la scuola, come l’Università, sono una delle componenti fondamentali del fare cultura. Non penso si possa ragionare sulla cultura di una città senza affrontare questi due temi. Entrambe, in modo diverso, dovrebbero essere soggetti che contribuiscono allo sviluppo civile e, indirettamente, anche a quello economico. Penso a cosa vorrebbe dire per Genova se l’Università diventasse un grande elemento attrattore; come cambierebbe anche la sua vita sociale. Con la scuola noi abbiamo dei legami profondi: sono migliaia i ragazzi che vengono qui ogni anno e ci rapportiamo con altrettanti insegnanti. Vedo la scuola molto affaticata, in grande difficoltà a svolgere il suo ruolo educativo. È uno degli spazi centrali e contemporaneamente meno difesi dalle sensibilità collettive. Non si affronta quello che è un grave tema del nostro paese, ma anche della nostra città: abbiamo quasi 40 mila ragazzi tra i 15 e i 24 anni che non studiano e non lavorano».

Laura Guglielmi: «Nel nord-ovest è sceso tantissimo il numero degli iscritti all’Università…»

Luca Borzani: «Si, circa il 20% e abbiamo un numero analogo di dispersione scolastica. Se tutto questo lo proiettiamo nei prossimi decenni sono ulteriori fragilità e fratture della nostra vita sociale. Le implicazioni sono una perdita di competenze non solo nei singoli, ma della collettività e probabilmente, nella difficoltà dei giovani di oggi ad avere un futuro, questi avranno ancora meno avvenire. L’Università non è più il luogo della promozione sociale come è stato per molto tempo. Sia sulla scuola che sull’Università si vanno a misurare profonde disparità: nelle possibilità e nelle opportunità di apprendimento. Stiamo moltiplicando, nell’ambito dell’educazione, un sistema di diseguaglianza che è cresciuto straordinariamente in questi decenni nel nostro paese, un fatto questo che è non assolutamente avvertito».

Laura Guglielmi: «Secondo me alcuni docenti non hanno nessuna famigliarità con le nuove tecnologie e pertanto i ragazzi rischiano di non interagire con i professori che non sanno usare gli strumenti che appartengono al loro universo. Inserire la tecnolgia nella didattica, potrebbe essere un modo per indurli ad apprendere».

Luca Borzani: «Il tema è se provi ad assumere lo sguardo dei tuoi interlocutori o ritieni che i tuoi interlocutori debbano muoversi sul tuo sguardo. Il divario rispetto ai giovani è ovviamente di conoscenze tecnico-funzionali rispetto alle nuove tecnologie, ma anche mentale. Sono processi di apprendimento che si muovono su canale diversi. Paradossalmente oggi la scuola più che dare nozioni, dovrebbe dare strumenti per essere in grado di approfondire di per sé, dare la strumentazione critica».

Federica Burlando: «Una domanda al Luca Borzani storico. Nel libro La guerra di mio padre ne ha raccontato una pagina importante anche attraverso le vicende della sua famiglia. Cosa vuol dire fare Storia?»

Luca Borzani: «È una domanda complicata. Da una parte viviamo in una società dove si è perso il senso storico, in un presente assoluto. La storia oggi non è una merce particolarmente richiesta; credo però si debba fare i conti con questo elemento e provare a dare il senso che la storia può avere un valore d’uso per il presente. Nessuno si occupa di conoscere il passato se non ha un rapporto con la sua vita, le sue speranze, le sue aspirazioni. Sono sempre stato abituato all’idea di funzione civile della storia e quindi di un passato che viene riesplorato a partire dalle domande del presente. Se non c’è l’interrogazione dal presente, il passato è muto. Un grande storico, Marc Bloch, aveva una bella definizione di storia: lo storico è come l'orco della favola che si muove dove sente odore di carne umana. Se la storia non rimanda al sangue, alla vita, alle condizioni che si vivono in un determinato momento, è altra cosa. Ho appena concluso un libro con Marco Aime che tratta il tema delle generazioni a partire dal ’68 perché quella che ci troviamo davanti, letta a tanti anni di distanza, è una generazione che era convinta di aver rotto con i padri e invece ha rotto con i figli».

Federica Burlando: «La vediamo spesso con il suo sigaro. Ma, lei, oltre al fumo, ha qualche altro vizio che non riesce a togliersi?»

Luca Borzani: «Direi di no, anche perché essendo una figura laica, tendenzialmente non riesco a concepire l’universo dei vizi. Penso in generale di avere dei tratti consistenti di sobrietà».

Federica Burlando: «Un libro, una musica e un luogo per conoscere Luca Borzani».

Luca Borzani: «Il luogo è la Provenza; la musica è quella di Mahler, ma potrei anche aggiungere Brahms, Stravinskij, Francesco De Gregori. Il libro è sicuramente Vita e destino di Vasilij Grossman: se uno ci si immerge dentro ne esce diverso».

Federica Burlando: «Non so se per lei può valere, ma spesso un libro va letto nel momento esatto in cui, in un certo senso, se ne ha bisogno...»

Luca Borzani: «La persona cerca i libri e i libri cercano lei. Io faccio parte di quelli che sono chiamati grandi lettori nel senso che leggo tanto, anche molta letteratura contemporanea. Non succede sempre, però, di trovare, libri in grado di rimanere nella memoria, di farci sentire diversi da come si era prima di incominciare a leggerli».

(Se qualcuno letta l'introduzione di questo articolo pensasse che è una marchetta, la trentenne Federica vi spiegherà anche a voce la sua passione per il lavoro di Luca Borzani. Tutto vero :-) L.G.)

Federica Burlando e Laura Guglielmi

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