Teatro Genova - Sabato 10 ottobre 2015

Pagni è Minetti di Thomas Bernhard, al Duse

© Bepi Caroli

Novità
Dalla stagione 2015-2016, la recita del giovedì, di ogni spettacolo in cartellone, andrà in scena alle ore 19.30.

Venerdì 16 ottobre alle ore 17.30 nel foyer del Teatro della Corte, Minetti in scena: conversazione con Marco Sciaccaluga, Eros Pagni e gli attori della Compagnia. Introduce il Professore Eugenio Buonaccorsi. L’ingresso è libero.

Genova - Decisamente superata l'estate, si rialza il sipario anche sul palcoscenico del Teatro Stabile di Genova. La presentazione dell'avvio della stagione è in via eccezionale ospitata sul palco del Teatro della Corte, novità che, a detta del direttore Angelo Pastore, «sarà una nuova consuetudine».

Per la nuova produzione, Sciaccaluga e Pastore hanno scelto Minetti di Thomas Berhard, che avrà come protagonista Eros Pagni indiscussa figura al centro della vicenda, per una drammaturgia strutturata in tre quadri che è essenzialmente costruita come un lungo monologo. Accanto a Pagni, Federica Granata, Marco Avogadro, Nicolò Giacalone e altri 10 giovani attori «gli stessi - sottolinea il regista Sciaccaluga - che avete visto l'anno scorso nella Dodicesima notte». Nonostante la natura di monologo, infatti, altri personaggi sono chiamati a calcare la scena e a fungere da interlocutori silenti di un vecchio attore all'alba del suo ultimo ruolo. Minetti è in scena al Teatro Duse da martedì 13 ottobre a domenica 1 novembre (ore 20.30).

Il regista Marco Sciaccaluga è arrivato a Bernhard con un percorso non lineare: non una passione antica, non un progetto nel cassetto, non un testo da sempre amato. Piuttosto un avvicinamento passato attraverso il filtro di un pregiudizio largamente condiviso intorno al drammaturgo austriaco: la sua irrapresentabilità. Dovuta principalmente a due ragioni, chiarisce Sciaccaluga, che non nega di aver aderito alla schiera degli scettici: «Bernhard scrive in versi, o meglio in prosa organizzata in versi e senza punteggiatura. Le sue didascalie sono dettagliatissime, soprattutto legate a posture più che a stati emotivi, ma le virgole e i punti sono lasciati all'intuito di chi legge. È come se l'autore dicesse: La punteggiatura c'è ma va scovata ed è quindi affidata all'interprete. L'opposto di Pirandello, dove la punteggiatura guida anche il lettore meno attento. Per questo Bernhard è un autore letteralmente adorato dagli attori. In questo ho trovato una forte spinta, insomma, mi sono detto, a nessun attore al mondo verrebbe voglia di recitare un autore noioso e difficile da rappresentare, no?».

Ispirato a un attore tedesco di origini italiane realmente vissuto - Bernhard Theodor Henry Minetti (1905-1998) - che ebbe una straordinaria carriera a partire dagli anni venti e per tutto il secondo dopoguerra, questo testo di Bernhard lavora su un rovesciamento della realtà per indagare un Minetti reduce da una carriera fallimentare. «Minetti è stato un grande attore che ha recitato tutti i ruoli possibili - è stato per esempio un favoloso Re Lear e un Prospero. Ha recitato in tutti i testi di Bernard, che ne fece il suo interprete preferito. Con questo lavoro è come se Bernhard si chiedesse: E se il destino gli avesse regalato sfortuna invece che successo? Come sarebbe andata?. Questa scommessa sul destino umano, rovescia l'idea shakespeariana che sia il carattere a fare l'uomo. Per Bernhard, la colpa non è in noi, è il destino che conduce l'esistenza degli uomini. È il destino che porta di fronte alla differenza tra nascere cane in un giardino inglese o cane a Bombay (dal diario di Bernhard). Nascere Minetti in un mondo che sta collassando è in questo testo come nascere cane a Bombay, non certo un colpo di fortuna».

Ambientata a Ostenda in un albergo, la vicenda si srotola nella hall dove Minetti attende dopo essere stato invitato a interpretare il suo ultimo ruolo: Re Lear. Luogo di attesa e ricordo, qui Minetti riflette ad alta voce sulla vita e sull'arte, mentre accanto a lui passano schiamazzanti vari personaggi in festa nella notte di San Silvestro. «Se per Pagni questo è un tour de force senza posa, per gli altri attori si tratta di un continuo recitare in controscena, si tratta di mettersi in ascolto. Minetti è infatti in dialogo anche se parla in modo logorroico, come in preda a uno stato di delirio». Per la costruzione di questa figura ossessiva Sciaccaluga dice di essersi ispirato a «un tifoso sampdoriano. Un uomo di mezza età, uno che odia con tutto se stesso il Genoa e lo fa con la stessa furia interiore con cui Aiace odia i Greci che non gli danno l'armatura di Achille preferendo a lui Ulisse. Minetti è un matto, paranoico, come altri personaggi bernhardiani, a dominare la drammaturgia e la caratterizzazione sono le idee. In Minetti l'odio è verso ciò che rappresenta la letteratura classica - che è anche un gioco ironico da parte di Bernhard. Secondo Minetti, Re Lear è l'unico testo da non buttare, perché prevede la follia come comportamento umano. E devo dire che certa furia iconoclasta di questo personaggio non è poi così mal collocata nel nostro contemporaneo».

«Finalmente si comincia», interviene Angelo Pastore per segnalare che Eros Pagni è assente giustificato impegnato appunto in un ruolo complesso e che richiede lunga preparazione. E poi prosegue: «Anch'io sono sotto debutto. Arrivo fino alla generale, ma poi alla prima sarò dovunque fuorché in sala. Per me è anche una questione scaramantica. Sono anch'io emozionato e teso, ma mi sento anche forte dei 2.500 biglietti già stampati per Minetti, e dei 4.000 abbonamenti venduti ad oggi. Sono anche molto contento di annunciare un nuovo accordo con gli albergatori tramite il Comune, che offre un coupon di sconto per venire a teatro. Ci vediamo dopo il debutto».

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