Libri Genova Sabato 21 giugno 2014

Rapallo Carige 2014: Emmanuelle de Villepin vince il premio letterario

Emmanuelle de Villepin
© Luca Giarola / mentelocale.it
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Genova - Emmanuelle de Villepin è la vincitrice della trentesima edizione del Premio Letterario Nazionale Rapallo-Carige per la Donna Scrittrice, con il romanzo La vita che scorre (Longanesi). L'autrice francese, ma italiana d'adozione dato che vive da 26 anni nel nostro paese, si è imposta con 31 voti sulle altre due finaliste, premiate invece con i Premi Selezione: Rosella Postorino con Il corpo docile (Einaudi), 22 voti, e Marina Mander con Nessundorma (Mondadori), 15 voti.

La cerimonia di premiazione si è svolta nella serata di oggi, sabato 21 giugno, nel parco di Villa Tigullio a Rapallo, presentata da Livia Azzariti, con letture di brani dei romanzi a cura degli attori Anna Bonaiuto e Francesco Pannofino e intermezzi musicali con la cantante Mariella Nava.

La serata - iniziata nel ricordo di Maria Perosino, Premio Opera Prima nel 2013 con Io viaggio da sola, scomparsa prematuramente pochi giorni fa - ha visto lo spoglio in diretta dei voti dei 60 giurati popolari e la proclamazione della vincitrice tra la terna di finaliste selezionate da una giuria tecnica (tra 84 opere inizialmente in concorso): nella «massima trasparenza», come tiene a sottolineare il neopresidente di Banca Carige Cesare Castelbarco Albani.

«La vita che scorre si basa su tre date, tre momenti che cambiano l'esistenza del protagonista», commenta soddisfatta Emmanuelle de Villepin. «Tendo sempre a essere molto narrativa, non sono intimista e mi piace raccontare grandi epopee. Come scrivo? Prima in francese, la mia lingua madre, poi traduco in italiano».

Il corpo docile della ligure Rosella Postorino, già vincitrice nel 2007 del Premio Rapallo Carige per l'Opera Prima, è un «intreccio drammatico di violenza e tenerezza». «Ho voluto parlare della gabbia che riguarda l'esistenza di ciascuno di noi», spiega la scrittrice: «e la prigione - in cui la protagonista del romanzo, Milena, ha vissuto da bambina - penso che sia la metafora ideale. Per scrivere questo libro ho anche fatto volontariato nel carcere di Rebibbia».
Terza classificata, Marina Mander, con Nessundorma (Mondadori), che prende il via dalla finale dei Mondiali di Calcio del 2006, vinta dall'Italia a Berlino contro la nazionale francese. «Durante i grandi eventi, se c'è una vittoria, i festeggiamenti possono essere molto veementi e qualcuno ci può anche lasciare le penne», afferma la scrittrice. Da quella sera d'estate, si intrecciano diverse vicende, tra amore e sofferenza, ironia e drammaticità.

Il premio Opera Prima è andato a Giuliana Altamura con Corpi di Gloria (Marsilio). Un romanzo di «gioventù bruciata e dinamiche familiari», come recita la motivazione, che segue le storie di due fratelli, i legami di famiglia e i rapporti tra l'Italia del Sud e Los Angeles. «Sono molto emozionata per aver vinto un premio così importante con una opera prima» commenta la scrittrice pugliese: «come il protagonista, anche io ho abbandonato la mia terra a 18 anni per studiare all'estero. Ma non è un romanzo augobiografico».

Premiata anche Marta Morazzoni: a lei il Premio Speciale della Giuria, intitolato a Anna Maria Ortese, per Il fuoco di Jeanne (Guanda), romanzo storico che segue le orme di Giovanna D'Arco. «Questo è un racconto di viaggio, nel tempo e nello spazio» spiega l'autrice: «la difficoltà più grande? Il personaggio non mi ha permesso di inventare più di tanto: per la prima volta, per scrivere un romanzo, ho dovuto studiare a lungo».

In occasione del trentennale del Premio, in questa edizione è stato istituito un riconoscimento speciale dedicato a un'autrice internazionale. Ad aggiudicarselo, l'inglese Jeanette Winterson, che da trent'anni dedica le sue opere narrative alla condizione femminile: «per ampliare la nostra immaginazione e trasmettere messaggi dal nostro punto di vista», dice lei stessa. Il suo ultimo romanzo è Il cancello del crepuscolo (Mondadori) e parla di un processo alle streghe nel primo Seicento. «Sono nata sotto le colline dove questo processo si è svolto quattrocento anni fa» racconta Winterson, e commenta: «anche se oggi non vengono più bruciate le donne, almeno nell'Occidente, si trovano comunque altri modi per mettere in difficoltà le donne se non fanno le cose giuste».

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