Teatro Genova - Sabato 12 gennaio 2013

Il teatro in carcere lo costruiscono i detenuti. Nel penitenziario di Marassi

Simulazione della facciata del Teatro dell'Arca

Genova - Hanno già demolito un muro di trentacinque metri.
Ora sono all'opera sul cantiere, in tuta marrone: lavorano al fianco degli operai della ditta Cosmo srl e agli addetti interni del corpo di polizia della MOF (Manutenzione Straordinaria Fabbricati). A febbraio - dal 14 al 20 - saranno attori al Teatro della Tosse con il loro Romeo e Giulietta in una produzione Teatro Necessario. Loro sono alcuni dei detenuti del carcere di Marassi, della compagnia nata tra queste mura, Gli Scatenati, e si stanno costruendo il loro teatro proprio all'interno del casa circondariale, in cui stanno scontando le loro pene. Si chiamerà Teatro dell'Arca e - se tutto va come previsto - sarà pronto per la fine del 2013.

Un teatro nuovo? A Genova? Costruito da zero? Sì. Si tratta certo di un'operazione che ha caratteristiche di assoluta straordinarietà - anche se non è certo il primo teatro all'interno di un carcere, ricordiamo Rebibbia - e dalla forte valenza simbolica. I fondi (200mila eruro) per far partire l'operazione sono arrivati da due fondazioni bancarie: Compagnia di San Paolo e Fondazione Carige. E questa è la prima eccezionalità visto che Fondazione Carige, come ricorda, Pierluigi Vinai, vice presidente della Fondazione, ha sospeso il suo supporto ai teatri: «Da qualche anno stiamo cercando di collaborare con Teatro Necessario, ma in generale questa è un'eccezione perché il nostro sostegno agli altri teatri cittadini è venuto meno data la congiuntura economica negativa. Questa però ci sembrava una formula che ci permetteva di intervenire in una dimensione anche sociale e soprattutto senza sostituirci al Ministero. Un po' come abbiamo fatto a Pontedecimo, costruendo uno spazio perché le mamme possano stare più a lungo con i figli; o a Chiavari per i padri e le loro famiglie». La straordinarietà è quindi legata all'epoca di ristrettezze economiche che nel nostro paese (come all'estero) ha determinato tagli drastici da parte di tutti gli enti alla cultura, ma anche perché il lancio ufficiale dell'iniziativa arriva proprio nella stessa settimana in cui Strasburgo condanna l'Italia per la condizione "disumana" in cui vivono i carcerati nel nostro paese.

A questo proposito il Provveditore regionale ligure dell’Amministrazione penitenziaria, Giovanni Salamone ha così commentato: «Non nascondo la mia amarezza per le notizie di questi giorni: le accuse provenienti da Strasburgo e la maglia nera attribuita al sistema carcerario della Liguria. Non giudico certo l'operato della Corte Europea, però credo che il Teatro dell'Arca, oltre alle altre iniziative nate sul territorio genovese per i carceri, possa autorizzarmi a dire che l'etichetta di "disumanità" è stata usata con troppa disinvoltura. Se la questione dei metri quadri è un dato incontrovertibile, credo ci siano altri aspetti che siano stati valorizzati per migliorare la vivibilità all'interno dei carceri genovesi a vari livelli, non solo attraverso l'impegno del personale tecnico ma anche con il coinvolgimento delle comunità e delle diverse istituzioni della società». In particolare Salamone si riferisce ad una serie di iniziative nate per favorire ed allargare le attività offerte ai detenuti e volte a diminuirne le ore di permanenza da trascorrere nei famigerati tre metri quadri scarsi a disposizione. 

Anche Stefano Delle Piane, genovese all'interno del comitato di gestione di Compagnia di San Paolo, interviene per fare un commento che sottolinea la valenza positiva dell'operazione e va in direzione opposta al continuo sguardo negativo in particolare su Genova e la Liguria. «Come genovese e ligure sono orgoglioso che ancora una volta all'interno della Compagnia di San Paolo si sia riconosciuto il valore di una iniziativa come questa e la valutazione positiva abbia contributo all'avvio dell'operazione. Sono tanti i progetti che la Compagnia di San Paolo con attenta e severa disamina ha deciso di promuovere e sostenere sul nostro territorio e vorrei che si smettesse di sottovalutare quanto è stato fatto e si sta facendo in città e a livello regionale. La collaborazione tra pubblico e privato ha provato già in più occasioni di essere formula vincente e dovremmo trovare altre formule perché si possa continuare a lavorare insieme».

«Sarà di legno - spiega Sandro Baldacci, regista di Teatro Necessario - e non poteva essere diversamente. Rappresenta un po' un ritorno al passato, al teatro Elisabettiano e ha anche un valore simbolico: salvezza per persone che possano essere non più e non solo detenuti, ma anche persone-artiste. Sarà costituito da due corpi affiancati e il palco avrà una dimensione simile a quella di Teatro Duse o Tosse, (10x12 per un'altezza di 9 metri sul palco) per consentire l'ospitalità anche di produzioni più articolate, favorendo l'ingresso di altre realtà teatrali in carcere, così come di un pubblico più vasto. Avrà un piccolo foyer e una capienza da 200 posti, con la platea organizzata a gradinata per consentire maggiore visibilità come in un anfiteatro. Al teatro si accederà da via Clavaretta dove c'è già il passo carraio del carcere e nella parte antistante ci sarà un piccolo spazio con un giardinetto. Il Teatro dell'Arca avrà natura polivalente e ospiterà anche mostre, eventi, conferenze e soprattutto corsi di formazione».

È questo quindi l'obiettivo a lungo termine per questo nuovo spazio: dare ai detenuti l'occasione di imparare i mestieri del teatro per potersi riproporre, a pena scontata, con competenze specifiche (un finanziamento europeo dovrebbe arrivare per coprire la parte di allestimento interno in parte a cura dei detenuti). E qui arriva l'appello di Mirella Cannata di Teatro Necessario: «Sono molto fiera del grande lavoro che siamo riusciti a fare insieme a tanti soggetti, per cui il nome del teatro sta a significare un'operazione su cui sono saliti tanti partecipando con lo stesso entusiasmo. Quello che mi preme dire è che una volta costruito questo teatro avrà bisogno di funzionare, quindi chiedo a tutti di non abbandonarci. La prima occasione potrebbe essere quella di ospitare qui una delle prossime edizioni della prima rassegna di teatri nazionali in carcere. Il teatro fa molto bene allo spirito e all'anima, le Fondazioni bancarie che ci hanno sostenuto (Compagnia di San Paolo e Carige) hanno parlato di investimento culturale e non di un aiuto ed è questo che mi auguro continuerà ad essere l'impegno comune. Perché è dimostrato che tutto ciò che è cultura può prevenire comportamenti antisociali e essere anche uno strumento per prevenire recidive».

A questo proposito è l'intervento del comandante della Polizia Penitenziaria, Massimo Di Bisceglie, a sottolineare una volta di più (se ce ne fosse bisogno) il valore della cultura in carcere: «Le attività trattamentali aumentano il nostro impegno quotidiano, però devo dire che spingere i detenuti a collaborare in lavori di gruppo e ad esprimersi in percorsi artistici è molto utile e nel lungo periodo agevola e migliora il nostro lavoro, creando un clima più sereno e favorendo il rapporto interpersonale. Più impegno di tempo ma meno fatica e soprattutto questo impegno diventa un'opportunità di reinserimento di queste persone nella società civile».

I tempi e le modalità secondo cui questa iniziativa è nata sono ancora oltremodo straordinari. Il primo a segnalarlo è lo stesso regista Baldacci «il nostro è stato un percorso lungo: in otto anni, sono stati coinvolti oltre 100 detenuti nell'attività teatrale, oltre 20.000 spettatori hanno assistito ai nostri spettacoli e siamo riusciti a lavorare con tutte le comunità della società civile, scuole di ogni ordine e grado incluse, dalle elementari all'università e molti sono i tirocinanti attivi ancora in questi giorni e 5 le tesi scritte su questo teatro. Fitto di attività il percorso eppure paradossalmente breve se penso a Volterra per esempio, dove dopo oltre 25 anni di attività riconosciuta a livello internazionale, non sono ancora riusciti arrivare a costruire il loro teatro».

E se il Teatro Necessario (Baldacci, Cannata e il presidente, Carlo Imparato) hanno lavorato strenuamente e promosso l'iniziativa, un grande lavoro istituzionale è stato fatto a tutti i livelli a partire dal direttore del carcere Salvatore Mazzeo e da Cristina Marré, al fianco del direttore da 10 anni e figura preziosissima che il direttore ha ringraziato pubblicamente per il sostegno e il lavoro continuo. Anche a livello regionale le pratiche hanno visto la 'sovvenzione' di tutti i livelli amministrativi coinvolti che confrontandosi con una serie di scadenze e tempistiche relative allo stanziamento di fondi sono riuscite a far partire il tutto in tempi rapidissimi. Altri soggetti hanno contribuito (anche con consulenze fornite a titolo gratuito) all'avvio e alla prima fase, quella progettuale, del Teatro dell'Arca, tra cui i progettisti, gli architetti Vittorio Grattarola e Paolo Bandini, la ditta appaltatrice Cosmo srl, di Paolo Marini che in un breve intervento ha affermato: «Sono io che ringrazio per l'opportunità che mi è stata offerta e per avermi messo in contatto con una realtà che non immaginavo. La collaborazione con i detenuti è un'opportunità per molti di loro di perfezionare il mestiere ma per altri è un'occasione di dimostrare doti già da professionisti. Per questo ho in mente di mutuare questa esperienza e portare avanti questa felice collaborazione con opere di restauro anche all'esterno del carcere in cui coinvolgere i detenuti».

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