Mostre Genova - Mercoledì 16 novembre 2011

Al Galata Museo del Mare arriva il Mem: memoria e migrazione

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Genova - Mem: memoria e migrazioni è il nuovo spazio espositivo permanente, dedicato all'emigrazione italiana e all'immigrazione straniera, che occupa il terzo piano del Galata Museo del Mare. Il Mem, che apre le porte al pubblico venerdì 18 novembre, racconta uno spaccato di società italiana, da metà dell'ottocento ad oggi, tracciando un quadro dei processi migratori di un tempo e di quelli attuali, attraverso installazioni, ricostruzioni, foto d'epoca e oltre 40 postazioni multimediali.

Il percorso si apre con il mondo contadino del XIX secolo, serbatoio dell'emigrazione, per passare alla ricostruzione di una Genova tardo ottocentesca, con i vicoli e gli alberghi che accolsero gli emigrati in partenza verso le terre d'oltreoceano. Qui si incontrano diversi personaggi, che interagiscono con i visitatori, attraverso teleschermi, dall'albergatore al doganiere, ognuno con la propria storia da raccontare.

Come dei veri emigranti, poi si passa attraverso la Stazione Marittima, dove viene richiesto il passaporto e alla fine ci si imbarca, attraverso una passerella di legno, sul piroscafo ‘Città di Torino', dove si può scoprire la vita di bordo. Ecco che ci si trova in una cabina con le cuccette per gli uomini, strette ognuna accanto all'altra, mentre al piano superiore si incontra una ben più comoda cabina di seconda classe. Poi l'infermeria, la mensa e persino la prigione, dove venivano rinchiusi i passeggeri più violenti.

Quando si esce dalla nave si viene catapultati nelle principali destinazioni scelte dagli emigranti: l'Argentina, il Brasile e gli Stati Uniti. Dapprima si può ammirare il coloratissimo quartiere della Boca, nei pressi di Buenos Aires, dove i liguri realizzarono numerose costruzioni in legno, dipinte con gli stessi colori delle loro barche. Tra musiche argentine e lettere scritte ai parenti in Italia, ci si sposta in Brasile, paese dove vivono circa 20 milioni di discendenti di emigranti italiani. Qui si incontra una capanna in legno, simile a quelle presenti nei caffezais, le piantagioni di caffè.

Ultima tappa del viaggio sulle orme degli emigranti è quella a Ellis Island, l'isola di fronte a New York, sosta obbligatoria per accedere negli Stati Uniti. Nella stanza si possono ammirare le ricostruzioni dei grandi transatlantici, come il Duilio e il Rex, ma anche le sbarre bianche che regolavano l'arrivo dei migranti. Attraverso un teleschermo è anche possibile eseguire i test psico attitudinali che venivano sottoposti a chi arrivava, prima di poter calcare il suolo americano.

Un'iniziativa interessante, correlata all'esposizione, è quella di creare per la prima volta in Italia, un archivio degli emigranti italiani, in collaborazione con il Cisei di Genova (Centro Internazionale di Studi sull'Emigrazione Italiana). Attualmente è possibile effettuare una ricerca informatica, che permette di sondare un archivio di oltre due milioni e mezzo di nomi.

La mostra prosegue con le sale dedicate ai migranti di oggi, un fenomeno, che investe il nostro paese da più di quarant'anni. Non solo video e fotografie, ma anche un barcone originale proveniente da Lampedusa. Accanto all'imbarcazione che ha traghettato attraverso i 160 chilometri del canale di Sicilia gli immigrati, scorrono le immagini di chi è costretto a compiere viaggi della speranza, spesso vere e proprie odissee, in cui non si sa mai se si arriverà a destinazione. Tra testimonianze e immagini si passa all'integrazione, incontrando i migranti al lavoro, a scuola e in cucina.

«Non vuole essere un'enciclopedia dell'emigrazione - dice Pierangelo Camopodonico, curatore della mostra e direttore del Mu.Ma e del Galata - ma un modo per non essere semplici spettatori e iniziare a mettersi nei panni e anche nella pelle dell'emigrante per capire come si vive».

Maria Paola Profumo, presidente del Mu.Ma ha precisato che «il Mem non vuole essere un semplice luogo di conservazione della memoria, ma uno spazio che aiuti a comprendere il passato per affrontare meglio il presente e il futuro». Proprio per questo la presidente auspica che: «Il museo possa cambiare nome e da Museo del Mare e della Navigazione diventi Museo del Mare e della Migrazione».

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